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MONDO

La stretta di Pechino

Alta tensione a Hong Kong, oltre 300 arresti

Pompeo: Hong Kong non è più autonoma dalla Cina. Taiwan: preoccupati da possibile azione militare Cina

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Non si fermano le tensioni a Hong Kong con la giornata di oggi che è stata segnata da nuove proteste e da oltre 300 arresti da parte della polizia nei confronti dei manifestanti. Il bilancio è riportato dalle agenzie internazionali, che indicano che la polizia ha cercato di fermare i manifestanti sparando proiettili spray al peperoncino. Era dalle grandi manifestazioni dello scorso anno che nell'ex colonia britannica non si assisteva a una mobilitazione di questo tipo.

Le proteste organizzate da gruppi di studenti e sindacati sono iniziate all'ora di pranzo di oggi nell'area commerciale Causeway Bay mentre nel pomeriggio c'è stato il tentativo da parte dei manifestanti di bloccare le strade nel distretto di Mong Kong. Al centro delle proteste c'è la possibilità di nuova stretta sulla legislazione che limiterebbe le libertà concesse ai cittadini di Hong Kong, rendendo le norme più severe e più simili a quelle in vigore in Cina.

Pompeo: Hong Kong non è più autonoma dalla Cina
"Hong Kong non è più autonoma della Cina. Gli Stati Uniti sono a fianco della popolazione di Hong Kong". Lo afferma il segretario di Stato americano.

Pompeo definisce "disastrosa" la decisione della Cina di imporre la legge sulla sicurezza nazionale ma osserva come "è solo l'ultima di una serie di azioni" di Pechino "che mettono in pericolo l'autonomia e le libertà di Hong Kong". "Al Dipartimento di Stato è richiesto, in base all'Hong Kong Policy Act, di valutare l'autonomia del territorio dalla Cina. Dopo uno studio attento degli sviluppi - sostiene Pompeo -, ho certificato al Congresso che Hong Kong non continua più a giustificare il trattamento previsto dalla legge americana. Nessuna persona ragionevole può affermare oggi che Hong Kong mantiene un elevato grado di autonomia dalla Cina". Le parole di Pompeo su Hong Kong potrebbero avere per l'ex colonia britannica ampie conseguenze anche in termini di rapporti commerciali.

Taiwan: preoccupati da possibile azione militare Cina
Taiwan è preoccupata per "qualche possibile azione militare" contro l'isola della Cina che la considera 'parte inalienabile' del suo territorio. Il ministro degli Esteri Joseph Wu ha detto in un'intervista a Fox News che Pechino sta cercando di "avere il pieno controllo di Hong Kong" imponendo la legge sulla sicurezza nazionale, "e noi siamo anche preoccupati di una possibile azione militare". Quindi "cerchiamo il supporto Usa e dal resto del mondo, diplomaticamente, e allo stesso tempo stiamo cercando di aumentare le nostre capacità di difesa, in modo da scoraggiare la Cina".

Wu, nell'intervista postata anche sul sito del ministero, ha parlato di Cina alla ricerca di "capro espiatorio" per la crisi interna post Covid-19: "Non vogliamo che ritenga Taiwan così vulnerabile da pensare di poterla prendere a breve con mezzi militari". Il ministro ha osservato che il governo cinese sta cercando di imporre il proprio dominio su Hong Kong anche "se ha promesso di che il modello 'un Paese, due sistemi' non sarebbe cambiato per 50 anni, ma quello che stanno cercando di fare è di avere il pieno controllo dell'amministrazione di Hong Kong". Un mossa che, una volta completata, potrebbe far finire nel mirino di Pechino proprio l'isola: "Non sappiamo cosa possa accadere. Potrebbe capitare a Taiwan e siamo consci di questo e cerchiamo di proteggerci". La Cina vuole "trarre vantaggio dalla situazione" attuale, in cui tutti sono impegnati nella risposta alla Covid-19, "ma dobbiamo rimanere vigili".
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