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MONDO

Terza offensiva ribelli sciiti yemeniti

Trump chiama Salman dopo attacchi a raffinerie: "Danno a nostre economie"

Il leader Usa telefona al principe ereditario saudita che risponde: "Siamo in grado di affrontare i nemici". Produzione petrolifera giornaliera dimezzata

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di Tiziana Di Giovannandrea Il principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, ha ricevuto una telefonata dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, dopo gli attacchi subiti a due impianti petroliferi sauditi posti in essere dai ribelli yemeniti Houthi. Ne ha dato notizia l'agenzia di stampa ufficiale di Riad, Spa.

Durante la conversazione telefonica, Donald Trump ha sottolineato che gli attacchi alle raffinerie di petrolio hanno "effetti negativi" sull'economia dei due Paesi e su quella internazionale. Il leader della Casa Bianca, secondo l'agenzia, ha comunque riaffermato la disponibilità del suo Paese a cooperare con il Regno saudita, per assicurarne sicurezza e stabilità.

Da parte sua, il principe della Corona Mohammed bin Salman ha confermato a Trump la volontà e la forza del Regno di contrastare le aggressioni terroristiche e affrontarne le conseguenze asserendo che l'Arabia Saudita "vuole ed è in grado di far fronte a questa aggressione terroristica", secondo quanto riferito in una nota diffusa dall'ambasciata saudita a Washington.

L'attacco sferrato agli impianti petroliferi sauditi, rivendicato dai ribelli yemeniti, è la terza offensiva dei ribelli sciiti dello Yemen in 5 mesi. I droni Houthi sono esplosi sul più grande impianto del mondo. Sono stati colpiti due siti nell'Est: uno a Buqyaq, gestito da Saudi Aramco, capace di lavorare 7 milioni di barili al giorno e un'altra raffineria a Khurais. In azione 10 aerei senza pilota. Attacchi come quello odierno secondo BBC News indicano come gli Houthi abbiano sviluppato una notevole competenza tecnologica sui droni. I ribelli Houthi sono una milizia sciita appoggiata dall'Iran. Dal 2015 l'Iran nello Yemen sta combattendo una guerra civile contro le forze del governo locale, che viene sostenuto dall'Arabia Saudita. Secondo il Wall Street Journal è stata dimezzata la produzione giornaliera con una perdita di circa cinque milioni di barili. Il Regno ne produce 9,8 milioni. 

Mike Pompeo, segretario di Stato degli Stati Uniti, per gli attacchi agli impianti petroliferi sauditi accusa senza mezzi termini l'Iran: "Teheran è dietro a quasi 100 attacchi all'Arabia Saudita mentre Rohani e Zarif fingono di impegnarsi nella diplomazia" scrive su Twitter il segretario di Stato Usa. "Tra tutte le richieste di de-escalation - aggiunge - l'Iran ha ora lanciato un attacco senza precedenti alla fornitura di energia del mondo. Non ci sono prove che gli attacchi siano arrivati dallo Yemen". "Chiediamo a tutte le nazioni di condannare pubblicamente e inequivocabilmente gli attacchi dell'Iran - ha proseguito Pompeo -. Gli Stati Uniti lavoreranno con i nostri partner e alleati per garantire che i mercati dell'energia rimangano ben forniti e che l'Iran sia ritenuto responsabile della sua aggressività". 
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