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MONDO

L'analisi

Arabia-Iran, il non detto che aiuta a capire cosa sta accadendo nei paesi del Golfo

​Il Medio Oriente si capisce meglio leggendo tra le righe; anzi: soprattutto leggendo tra le righe. Il non detto è molto più interessante di ciò che si dice

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di Zouhir Louassini La Turchia ha convocato l'ambasciatore dell'Iran per chiedere di fermare gli attacchi a Recep Tayyp Erdogan sui media iraniani. Il presidente turco aveva detto la settimana scorsa che l'uccisione del leader sciita al-Namr è un “affare interno” saudita. Parole che contraddicono, in un certo modo, la posizione ufficiale del governo di Davutoglu, che voleva mantenere una posizione neutrale nel conflitto, esortando Arabia Saudita e Iran a usare i canali diplomatici per sedare le tensioni nate tra i due Paesi.

Convocare l'ambasciatore iraniano ad Ankara - nel "dizionario mediorientale" - significa che Teheran deve "riflettere" se sia davvero interessata ad avere nella Turchia, con il suo peso nell'area, un alleato "dichiarato" di Riyadh e, quindi, un nemico.

L'Arabia Saudita è scontenta della risposta ricevuta finora dai paesi musulmani "sunniti". Totalmente delusa dai paesi del golfo. Se si esclude il Bahrain, che ha rotto i suoi rapporti con Teheran, Qatar e Kuwait si sono limitati a richiamare i loro ambasciatori; invece gli Emirati Arabi Uniti hanno soltanto abbassato il livello della loro rappresentanza diplomatica. Troppo poco per i sauditi.

"Con noi o contro di noi"
Jamal Khashoggi su al-Hayat (09-01-2016) pubblica un editoriale dal titolo molto significativo: "Con noi o contro di noi". L'autore ha espresso in questo articolo tutta l'amarezza di Riyadh per l'appoggio "tiepido" della maggioranza dei paesi islamici alla posizione saudita. Khashoggi dà la sensazione che siamo alla fine dei giochi per il suo paese che sta perdendo terreno progressivamente a favore della Repubblica Islamica.

L'Iran ha capito che in questo momento non sarebbe nel suo interesse alzare ulteriormente i toni. In una lettera inviata al Segretario Generale dell'ONU, il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif ha ribadito il desiderio di non aumentare la tensione con i paesi vicini. Un gesto esplicito che si aggiunge alla condanna dell'attacco al consolato saudita e all'arresto di oltre 40 persone che vi avevano partecipato. Tutto ciò non è sufficiente per calmare la rabbia dell'Arabia Saudita. Il Regno sa che è il momento giusto per provare a mettere Teheran all'angolo. Sono in arrivo altre “provocazioni”: quattro cittadini iraniani saranno processati a breve; tre con l'accusa di terrorismo e uno per spionaggio. Sarà interessante la reazione iraniana che, molto probabilmente, si limiterà a una manifestazione di rabbia e d'indignazione verbale.
Teheran ha capito che il tempo è a suo favore in questa partita a scacchi con l'Arabia Saudita, una partita che si gioca a viso aperto. Finalmente.
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