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MONDO

Un test per l'Europa

L'Austria torna alle urne per le elezioni presidenziali

Attesa per la ripetizione del ballottaggio tra il candidato della destra ultranazionalista, Norbert Hofer, favorito nei sondaggi, e l'indipendente Alexander van der Bellen, vincitore nella prima votazione poi annullata dalla Corte Costituzionale. Dovrebbe così chiudersi un processo di elezione che va avanti da quasi un anno

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Si tratta delle votazioni più importanti della storia del Paese: potrebbe essere eletto il primo capo di Stato ultranazionalista di uno Stato dell'Unione europea e il voto è considerato un nuovo test sulla crescita del populismo in Europa.

Norbert Hofer, dello xenofobo Partito liberale dell'Austria (FPÖ), e il progressista Alexander Van der Bellen, ex dirigente dei Verdi, si affrontano di nuovo alle urne. A maggio Van der Bellen aveva vinto le elezioni per appena 31mila voti (in un Paese che conta 8,5 milioni di abitanti), ma il risultato è stato impugnato dall'FPÖ, che ha presentato ricorso sostenendo che ci siano state irregolarità formali, ma non manipolazione, irregolarità confermate dalla Corte costituzionale. Da allora, però, il trionfo della Brexit e l'elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti hanno attribuito alle elezioni in Austria un significato nuovo, facendone un nuovo campo di battaglia per l'avanzata del populismo. L'ultimo sondaggio, pubblicato il 18 novembre, dà di poco vincitore Van der Bellen al 51%, ma negli ultimi mesi era stato Hofer a dominare la maggior parte delle rilevazioni, con vantaggi che oscillavano fra 6 e 3 punti. 

Van der Bellen è un intellettuale di sinistra di 72 anni, ex leader del partito dei Verdi e dichiarato europeista, appoggiato dagli elettori dei centri urbani, dagli accademici, e in generale da tutti gli austriaci spaventati dall'idea che il loro Paese sia il primo dell'Ue con un capo di Stato ultranazionalista. Dopo avere vinto di pochissimo le elezioni contestate, e cosciente del fatto che il voto rurale e delle classi popolari è andato massicciamente a Hofer, Van der Bellen ha intensificato la sua campagna elettorale sul campo, presenziando a feste popolari, andando in pellegrinaggio in una nota basilica e appoggiando anche la presenza dei crocifissi nelle scuole pubbliche.

Hofer e il suo partito centrano il loro discorso politico sul rifiuto della elite, presentandosi come difensori della gente di strada e ponendo "Austria e austriaci prima", un messaggio che ha fatto breccia fra gli elettori mentre il Paese sta accogliendo quasi 100mila rifugiati nel 2015. Il rifiuto dell'islam, l'avvertimento che fra i richiedenti asilo possono arrivare terroristi e stupratori e le critiche a una Unione europea accusata di imporsi sugli Stati nazionali sono i pilastri di un messaggio che Hofer, esperto in comunicazione politica, trasmette con serenità, voce calma e sorrisi. Nelle sue critiche all'islam, ha parlato di qualcosa che "non fa parte dei valori dell'Austria", e sui cartelloni elettorali c'era lo slogan 'Con l'aiuto di Dio'.  

Hofer ammorbidisce i toni su Ue e migranti
Hofer in un'intervista a Repubblica ammorbidisce i toni, ma senza esagerare, afferma di "non credere che l'Ue sia morta" e di voler "lavorare a un miglioramento dell'Unione europea". "Abbiamo bisogno - dice alla vigilia del voto il candidato dell'estrema destra che in precedenza aveva anche minacciato un'uscita dall'Ue - di un'Unione che funzioni secondo il principio della sussidiarietà. E' una grande sfida per tutti i Paesi. Personalmente non credo che l'Ue sia morta. Credo che sia molto in crisi, ma penso anche possiamo risolvere questa crisi".

Hofe tende anche una mano all'Italia sul tema dei migranti: "Penso che non possiamo lasciare sola l'Italia in questa situazione difficile. E' molto complicato per l'Italia e la Grecia controllare da sole le fronteiere. Anche qui l'Unione europea deve aiutare. Non a chiudere le frontiere bensì a controllarle meglio". Infine una battuta sulla cancelliera tedesca che, secondo Hofer, "ha fatto moltissim cose buone", ma "ha solo sbagliato una cosa: i profughi".
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