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ECONOMIA

Il rapporto

Banche, Fabi: il 60% delle sofferenze riguarda prestiti superiori a 500 mila euro

 Il 4,39% dei clienti è 'responsabile' del 60% delle rate non pagate. Secondo la ricerca della Federazione"decine di migliaia di piccole/medie imprese e ditte familiari saranno a rischio nei prossimi anni e quando le misure d'emergenza nazionali ed europee cesseranno i loro effetti"

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"Sono i gruppi industriali e le grandi aziende a pesare, coi prestiti non rimborsati, sui bilanci delle banche italiane, ma i piccoli debitori (famiglie,partite Iva, piccole e medie imprese) hanno avuto maggiori difficoltà, nell'anno del Covid, a saldare le rate". E' quanto afferma un'analisi della Fabi (Federazione Autonoma Bancari Italiani) nella 'Mappa delle sofferenze bancarie' che ha fotografato i dati relativi a marzo 2021, osservando le variazioni rispetto al 2020. "Il 4,39%dei clienti è "responsabile" del 60% delle rate non pagate" di prestiti superiori ai 500 mila euro, per 28 miliardi di sofferenze. Ad appena 126 soggetti (lo 0,002% della clientela) con prestiti oltre i 25 milioni, sottolinea la ricerca, fanno capo 2,9 miliardi di Npl (il 6,12% delle sofferenze).

Secondo la ricerca Fabi i grandi debitori hanno visto diminuire nell'anno del Covid la quota sul totale delle sofferenze mentre è aumentato quella dei prestiti di importo minore "spia di una situazione, quella cagionata dall'emergenza sanitaria, che ha pesato maggiormente sui piccoli clienti degli istituti di credito e un po' meno sui grandi debitori".   "Tra marzo 2020 e marzo 2021, sono lievemente salite le percentuali di sofferenze relative a prestiti di importo più contenuto: probabilmente si tratta di un indicatore significativo delle maggiori difficoltà registrate per le fasce di clientela più piccola, proprio nell'anno della pandemia, nel restituire i finanziamenti e a saldare le rate in banca". I dati- pur trattandosi di piccoli scostamenti - rivelano che i piccoli prestiti personali, quelli fino a 30.000 euro, valgono il 5,12% del totale delle sofferenze contro il 4,62% di un anno fa; i finanziamenti fino a 75.000 euro sono saliti dal 5,29% al 6,03%, mentre per quelli fino a 125.00 euro l'incidenza sul totale è passata dal 5,65% al 6,53%".   

Per la Fabi, "decine di migliaia di piccole/medie imprese e ditte familiari saranno a rischio nei prossimi anni e quando le misure d'emergenza nazionali ed europee cesseranno i loro effetti, le banche dovranno farsi trovare pronte a gestire le probabili nuove ondate di non performing loan e supportare - laddove possibile - il tessuto economico e sociale" . La ricerca ricorda che "con quasi 300 miliardi di euro di prestiti sottoposti a moratoria, l'Italia vanta insieme al Portogallo il primato europeo degli stop ai pagamenti . E il nostro Paese vanta uno scarso 34% delle moratorie concesse scaduto a fine 2020, contro l'80% in Francia e Germania e il 65% a livello europeo. 

Vista la quota relativamente ancora alta di prestiti ancora soggetti a moratoria e le consistenti misure di supporto alla liquidità ancora in essere è ragionevole immaginare che la qualità dei prestiti del settore bancario è destinata a ridursi già nel 2022. " La vera sfida sarà garantire una tutela equa per tutti i consumatori, la cui prima linea di difesa dal rischio di insolvenza dovranno essere le banche stesse: anticipare, gestire e non far fallire" conclude la ricerca. 
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