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FIFA 2014

Brasile, un lungo anno di proteste

Da Porto Alegre a Manaus, continuano le manifestazioni che hanno già fatto scendere in piazza milioni di brasiliani. Ad essere contestati l’aumento dei prezzi, i troppi soldi spesi in vista del Mondiale e le “bonifiche” delle favelas

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Brasile Continua ad oltranza lo sciopero proclamato il 5 giugno dai lavoratori della metropolitana di San Paolo, una delle città interessate dai Mondiali. In ballo l’aumento di stipendio o, minaccia il sindacato, “non ci sarà servizio durante la Coppa del mondo”. Non c’è multa che tenga: gli scioperanti non mollano e, nel caso di rigetto delle richieste, sono pronti a bloccare la linea che arriva allo stadio Itaquerao, a 20 chilometri dal centro di San Paolo. I manifestanti sono arrivati allo scontro con la polizia che, per disperderli, ha utilizzato gas lacrimogeni e granate stordenti. “È questo il modo in cui il governo negozia” ha commentato Alex Fernandes, segretario generale del sindacato dei dipendenti della metropolitana di San Paolo.

I precedenti
Ultima in ordine di tempo, la protesta dei lavoratori della metropolitana era stata preceduta di 24 ore dalla protesta dei lavoratori senza tetto, aumentati a causa delle "bonifiche" fatte in vista dei mondiali. Una marcia che, nonostante l’adesione di 4mila persone, è riuscita a mettere in difficoltà il traffico già provato della città. E si scende in strada anche in tutte le altre città toccate delle partite dei mondiali: 12 luoghi interessati dai lavori frenetici per arrivare pronti alle partite. Tumulti che non risparmiano neanche Rio de Janeiro, luogo dove si giocherà la partita finale.

Gas lacrimogeni, proiettili di gomma sono soltanto alcuni degli esempi con cui la polizia sta reprimendo le proteste di questi giorni. Sarebbero centinaia le persone arrestate in modo arbitrario e altrettante quelle fermate, punite o ferite in strada senza motivo apparente. Il clima di tensione tra manifestanti e polizia non accenna a diminuire. Manifestazioni allo stesso tempo causa e reazioni alle proposte a cui sta lavorando il governo federale per reprimere anche il diritto di manifestare in modo pacifico. Una delle proposte di legge al vaglio in questi giorni prevedrebbe di includere negli “atti di terrorismo” anche il danneggiamento di beni. Per questo il Brasile è stato "ammonito" con decine di migliaia di cartoncini gialli. Dietro la protesta per il diritto di manifestare pacificamente, Amnesty International.

Durante le proteste, organizzate dal movimento Nao Vai Ter Copa (la coppa non si terrà), i poliziotti si sono confrontati anche con gli indios della foresta amazzonica: prima davanti al Maracanà di Rio de Janeiro, poi nella strade di Brasilia nella zona dello stadio nazionale Mané Garrincha. Gli indios si erano muniti di arco e frecce, mezzi con cui poi hanno risposto ai lacrimogeni (e ai manganelli) della polizia.

Un bonus per evitare gli scioperi della polizia
Nessuno è immune dalla protesta. Così, per assicurarsi l'assenza di sciopero da parte della polizia federale, il governo ha aumentato il loro stipendio del 15,8 per cento. L'aumento del 12 per cento dovrebbe arrivare entro luglio mentre il restante 3,8 per cento a gennaio, quando le vicissitudini della coppa del mondo potrebbero essere già lontane. Sono centinaia di migliaia gli agenti in servizio e una buona parte di questi, il 60 per cento almeno secondo il centro di studi Getulio Vargas, pensa di non essere stato adeguatamente addestrato ad affrontare manifestazioni di massa.
Gli agenti federali avevano minacciato di scioperare lo scorso 8 maggio proprio per ottenere un aumento di salario in vista dei Mondiali. Mentre il 17 maggio erano stati i poliziotti di Salvador de Bahia a incrociare le braccia, causando l’intervento di 6 mila uomini dell’esercito per frenare i saccheggi e la violenza dilagante.

Le proteste durante la Confederations Cup
E mentre le proteste continuano a infiammare il centro delle città toccate dai Mondiali, il pensiero di molti torna alle manifestazioni della Confederations Cup. Infatti i brasiliani stanno protestando in massa da almeno un anno. È il giugno 2013 quando San Paolo e Rio de Janeiro decidono di aumentare di 20 centesimi il prezzo del biglietto per i mezzi pubblici. L'altra faccia della medaglia di un paese che credeva per i Mondiali di poter contare sugli investimenti dei privati – poi esclusi – e si è trovato a pagare di tasca propria ben 11 miliardi di euro. Già nel 2013 si protestava per la revisione della politica economica e contro l’incremento delle tasse in vista dei Mondiali. Una battaglia poi vinta dai manifestanti, che avevano costretto le autorità al dietrofront. Proteste che, nel giro di pochi giorni, erano riuscite a far scendere per strada almeno un milione di brasiliani.

Le risposte di Fifa e Uefa
Se Joseph Blatter, presidente della Fifa, si dice fiducioso – "sarà il più bel mondiale di sempre" ha dichiarato durante una conferenza stampa – hanno fatto scalpore le dichiarazioni di altri personaggi di spicco del calcio mondiale. Tra queste le osservazioni del presidente dell'Uefa Michel Platini: “Occorre assolutamente dire ai brasiliani che hanno la Coppa del Mondo e che devono mostrare a tutti le bellezze del loro Paese, la loro passione per il calcio e che, se potessero aspettare un mese per le loro rivendicazioni sociali, sarebbe un bene per tutto il Brasile e per il mondo del calcio”.
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