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EUROPA

Il premier ribadisce: uscita dall'Ue il 31 ottobre altrimenti si vota

Brexit, riapre il Parlamento e punta al rinvio. Johnson perde la maggioranza

Il premier britannico, Boris Johnson, ha perso la sua maggioranza a Westminster a causa del passaggio del deputato Tory Phillip Lee con i liberaldemocratici. Al via il dibattito in Parlamento sul testo che punta al rinvio al 31 gennaio dell'uscita dall'Ue. Intanto, la valuta britannica scende ai minimi dall'inizio del 2017

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Riapre il Parlamento britannico, inizia l'ultimo braccio di ferro in vista dell'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea. Si prova a costringere il premier Boris Johnson a chiedere all'Ue uno slittamento della data, dal 31 ottobre 2019 al 31 gennaio, 2020. Ed è subito battaglia:  Il premier britannico, Boris Johnson, perde la sua maggioranza a Westminster a causa del passaggio del deputato Tory Phillip
Lee con i liberaldemocratici. ​Lee ha spiegato la sua defezione con il fatto che "il governo persegue una Brexit priva di principi" mettendo a rischio le vite e il benessere delle persone.



Passa il dibattito dì emergenza
Ha preso il via al Parlamento di Londra il dibattito d'emergenza dei deputati, legato al tentativo di bloccare una Brexit senza accordo.  Un gruppo di parlamentari aveva presentato la richiesta nel pomeriggio, accolta poco fa dallo speaker John Bercow. I deputati dell'opposizione, appoggiati da alcuni Tory 'ribelli', sono intenzionati a usare la sessione odierna in Parlamento per tentare di legiferare
in modo da evitare lo scenario della Brexit senza accordo. Il dibattito durerà fino a 3 ore.


Dichiarazione al Parlamento
La Brexit consentirà alla Gran Bretagna di stabilire un più stretto "accordo di libero scambio" con gli Stati Uniti, ha detto il premier nel pomeriggio durante lo 'statement' di fronte alla riapertura della Camera dei comuni britannica. Johnson, interrotto a più riprese da mormorii e contestazioni, ha sottolineato di considerare gli Stati Uniti "un alleato" e "una forza del bene nel mondo", criticando "l'antiamericanismo giovanilistico" del leader dell'opposizione laburista, Jeremy Corbyn e ad altri. Il premier ha inoltre citato la questione ambientale legata agli incendi in Amazzonia e la crisi di Hong Kong fra i temi centrali del G7, su cui riferiva.  

Parlando ancora in aula Johnson ha ha detto ai deputati di volere un divorzio negoziato dalla Ue e che c'è un "vero slancio" negoziale. Ma ha aggiunto che il progetto del "ribelli" tory di votare a favore di un disegno di legge che blocca di fatto una Brexit no-deal "distruggerebbe ogni chance di negoziare un nuovo accordo". Se i ribelli avessero successo lo costringerebbero ad andare a Bruxelles a "elemosinare un altri rinvio insensato", cosa che non farebbe "mai".

La seduta, inaugurata dagli usuali inviti al silenzio ("order, order!") del pittoresco speaker dell'assemblea, John Bercow, iniziava mentre fuori da Westminster diverse centinaia di manifestanti anti-Brexit e pro-Brexit si fronteggiano a distanza. 

Corbyn: Governo codardo
Il leader dell'opposizione laburista britannica, Jeremy Corbyn, ha definito quello di Boris Johnson un "governo codardo che nasconde le proprie vere intenzioni sulla Brexit". Nel suo intervento a Westminster, Corbyn ha inoltre accusato il premier conservatore di "attaccare la democrazia del Paese per imporre il suo no-deal". "Questo governo - ha affermato Corbyn - non ha mandato, ne' morale e da oggi nemmeno la maggioranza" in Parlamento

In caso di rinvio, elezioni anticipate
Lunedì il premier Boris Johnson, a seguito di una riunione di emergenza del suo gabinetto a Downing Street, aveva dichiarato: nessun rinvio dell'uscita dall'Ue il 31 ottobre. non vogliamo il voto anticipato, ha aggiunto Johnson, ma sarà inevitabile se si rinvia la Brexit. 



Approvazione di Bruxelles
Anche in caso la legge anti no-deal passasse e Londra chiedesse a Bruxelles un rinvio della data di recesso, questa dovrà avere l'approvazione, non garantita, di Bruxelles.   "Lo scenario di una Brexit senza accordo è una possibilità molto evidente", ha dichiarato la portavoce della Commissione europea, Mina Andreeva, aggiungendo che mercoledì al collegio dei Commissari "lanceremo un ultimo appello affinché tutti siano pronti nel caso si verifichi un divorzio senza intesa".  

Audizione dei futuri cittadini non-europei
La Commissione Affari Costituzionali del Parlamento Europeo ha deciso, su proposta del presidente uscente Antonio Tajani, di invitare in audizione, l'8 ottobre prossimo,  le associazioni che rappresentano i cittadini europei che vivono nel Regno Unito e i cittadini britannici che abitano negli altri Paesi dell'Ue. 

Tre milioni di europei, di cui 600mila italiani, vivono e lavorano nel Regno Unito. "E' nostro dovere dare voce ai cittadini europei e tutelarne i diritti - afferma Tajani - in particolare, in questo momento di difficoltà dovuta ai recenti sviluppi della vicenda Brexit". 
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