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ITALIA

Difesa verso ricorso in Cassazione

Palermo, Bruno Contrada risarcito per ingiusta detenzione con 667mila euro

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La seconda sezione della Corte d'Appello di Palermo ha liquidato a favore dell'ex dirigente del Sisde Bruno Contrada, condannato a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, con una sentenza poi dichiarata ineseguibile dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, la somma di 667 mila euro, a titolo di riparazione per l'ingiusta detenzione patita nel procedimento penale.

La Corte di Strasburgo, la cui sentenza era stata successivamente recepita dalla Corte di Cassazione, aveva ritenuto non sufficientemente chiaro il reato di concorso esterno in associazione mafiosa nel periodo in cui Contrada lo avrebbe commesso, e cioè fino al 1992. L'ex 007 era assistito dall'avvocato Stefano Giordano.

La difesa non si accontenta, verso ricorso in Cassazione
La difesa di Bruno Contrada potrebbe impugnare la decisione della Corte d'appello di Palermo, per ottenere una somma superiore rispetto ai 667 mila euro liquidati oggi. "Riteniamo - dice l'avvocato Stefano Giordano - che la pronuncia dei giudici siciliani sia perfettamente in linea con la decisione della Corte europea dei diritti dell'uomo e ne dia la giusta esecuzione: al di là del quantum liquidato, la Corte d'appello, con un provvedimento libero e coraggioso - continua il difensore dell'ex 007 - ha statuito che Bruno Contrada non andava né processato né tanto meno condannato e che dunque non avrebbe dovuto scontare neppure un solo giorno di detenzione".

Giordano rileva che sono state in questo modo "disattese le obiezioni della procura generale e dell'Avvocatura dello Stato", che ora però potrebbero ricorrere in Cassazione. Prospettiva che non allarma il penalista, che ha assistito Contrada dal ricorso alla Corte europea in poi: "Ci riserviamo di esaminare attentamente il provvedimento - aggiunge infatti Giordano - per valutare eventuali spazi per l'impugnazione in Cassazione".

Contrada: "Danni subiti irreparabili. Non c'è risarcimento che tenga"
"I danni che io, la mia famiglia, la mia storia personale, abbiamo subito sono irreparabili e non c'è risarcimento che valga. Io campo con 10 euro al giorno. Stare chiuso per il coronavirus non mi pesa: sono stato recluso 8 anni", dice l'ex dirigente generale della polizia di Stato Bruno Contrada dopo aver appreso della decisione della Corte di appello che lo risarcisce per ingiusta detenzione.

Contrada, 88 anni e mezzo, ancora lucidissimo e con una grande memoria, è stato arrestato nel Natale 1992 e ha trascorso 4 anni e mezzo in carcere e 3 anni e mezzo ai domiciliari. Due anni gli sono stati condonati per buona condotta. "Il denaro - dice - non può risarcire i danni che ho subito in 28 anni. Quando nel 2017 la Cassazione ha recepito la sentenza della corte europea per i diritti dell'uomo, confortata dalla decisione della grande Camera di Strasburgo dove 17 giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso dell'Italia ho provato un momento di gratificazione.

L'Europa riconosceva la mia sventura umana e giudiziaria. Ma io provavo sofferenza solo a leggere i documenti di quella causa che cominciavano 'Bruno Contrada contro l'Italia". "Ho vissuto - continua - fin da piccolo col valore altissimo della Patria, l'Italia, e dello Stato. Solo per questo avrei diritto a un risarcimento solo perché hanno distrutto le certezze e i valori in cui ho creduto una vita". "Per me - prosegue - indossare la divisa da ufficiale dei bersaglieri a 22 anni, e poi quella della Polizia di Stato fino a diventare dirigente generale, era tutto. Anche in carcere applicavo quei valori comportandomi bene e rendendomi utile con i consigli e l'esempio per i compagni di detenzione".
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