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MONDO

Il più sanguinoso dal 2015

Burkina Faso, oltre 130 morti in un attacco nel nord

Una spirale di attacchi senza fine nel Paese al centro delle violenze jihadiste. Ennesima strage la notte scorsa

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E' salito ad almeno 138 morti il bilancio drammaticamente ancora "provvisorio" dell'incursione compiuta nella notte fra venerdì e sabato a Solhan, nella provincia di Yagha in Burkina Faso.

Lo riferiscono fonti della sicurezza, spiegando che i corpi sono stati sepolti in fosse comuni e che ci sono decine di feriti.

I morti sono militari, civili, donne, uomini, bambini. 138 le vittime di quello che in Burkina Faso viene considerato l'attacco più sanguinoso dall'inizio delle violenze jihadiste nel paese dal 2015. È la notte scorsa a Solhan, nel nord del paese. Secondo fonti locali, l'attacco ha "prima preso di mira la postazione" degli ausiliari dell'esercito, poi le case degli abitanti che sono stati uccisi. Ieri sera altre 14 persone sono state uccise nel villaggio di Tadaryat, sempre nel nord del Burkina Faso.

La lunga notte
Una fonte all'Afp ha raccontato che uomini armati hanno attaccato intorno alle 2 di notte. "Hanno preso di mira prima la postazione dei Volontari per la Difesa della Patria", il Vdp, ausiliari civili dell'esercito, poi "gli aggressori" hanno attaccato case dove sono avvenute vere e proprie “esecuzioni”. "Oltre al pesante bilancio umano, il peggiore che abbiamo registrato fino ad oggi, le case e il mercato sono stati dati alle fiamme", ha detto un'altra fonte della sicurezza, temendo che "il bilancio, ancora provvisorio, di un centinaio di morti possa aumentare”. 

Lutto nazionale 
Un lutto nazionale di 72 ore è stato decretato dalle autorità del Burkina Faso. Da oggi a lunedì inoltre un funzionario dei servizi di sicurezza ha affermato che "uomini sono stati schierati per condurre ricerche" degli assalitori e garantire la sicurezza della gente alle prese con la sepoltura delle vittime.   

Attacchi e vittime
Sohlan, cittadina teatro della strage, che si trova a circa 15 chilometri da Sebba, capoluogo della provincia di Yagha non lontano dal confine con il Mali, è stata teatro negli ultimi anni di numerosi attacchi.  Il 14 maggio scorso il ministro della Difesa burkinabé, Chériff Sy, e membri della gerarchia militare si erano recati a Sebba assicurando che - dopo numerose operazioni militari - la situazione fosse tornata alla normalità. L'attacco della notte scorsa è stato sferrato una settimana dopo due attentati compiuti nella stessa zona, in cui erano rimaste uccise quattro persone, tra cui due componenti del Vdp. Il 17 e il 18 maggio, 15 abitanti di un villaggio e un soldato sono stati uccisi in due assalti a un piccolo centro rurale e a una pattuglia nel nord-est del Paese. Dal 5 maggio, di fronte alla recrudescenza degli attacchi jihadisti, le forze armate hanno lanciato un'operazione su larga scala nelle regioni del Nord e del Sahel. 

Impossibile conto delle vittime
Nonostante l'annuncio di numerose manovre di questo tipo, le forze di sicurezza stentano ad arginare la spirale di violenza jihadista che dal 2015 ha provocato circa 1,2 milioni di sfollati e un numero imprecisato di morti: l'Afp parla di 1.400 morti dal 2015 mentre l'Onu ne ha contati più di 1.800 nel 2019.

Il Twitter del presidente
"Piego il capo in ricordo delle centinaia di vittime civili di questo barbaro attacco ed invio le mie condoglianze alle loro famiglie". Cosi su Twitter il presidente del Burkina Faso, Roch Marc Christian Kaborè, che ha confermato i 3 giorni di lutto nazionale."Le forze di sicurezza e di difesa stanno lavorando per trovare e neutralizzare i responsabili di questa azione spregevole" ha poi aggiunto esortando i cittadini a "rimanere uniti contro le forze del male".
 
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