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ITALIA

Caos procure

Csm, processo Palamara: la difesa chiede di rimettere gli atti alla Cassazione

E' ripreso oggi il processo all'ex membro del Consiglio superiore della magistratura, accusato di comportamenti gravemente scorretti nei confronti dei colleghi e di interferenza nell'attività del Consiglio "Questo Csm non è imparziale, mi giudichi il prossimo" scrive Palamara nella sua memoria difensiva. La richiesta è stata rigettata

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L'ex consigliere Luca Palamara, con una memoria depositata nel corso dell'udienza davanti alla sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura che lo vede sotto processo insieme ad altri cinque ex togati, chiede la rimessione del giudizio alla Sezione Disciplinare della prossima consiliatura. La richiesta è stata avanzata dalla difesa del pm romano a sorpresa nel processo in cui è accusato di comportamenti gravemente scorretti nei confronti dei colleghi e di interferenza nell'attività del Csm. Processo che è ripreso oggi, dopo una prima udienza celebrata il 21 luglio

Palamara "nel formulare istanza di rimessione alle Sezioni Unite del  presente giudizio, ritiene di dover sottoporre all'attenzione di  codesta Ill.ma Sezione Disciplinare questione di legittimità  costituzionale del combinato disposto degli artt. 18, comma 4, d.lgs.  23 febbraio 2006, n. 109, e dell'art. 45 cod. proc. pen. Dette norme,  infatti - si legge nella memoria dell'ex consigliere - appaiono  costituzionalmente illegittime nella parte in cui non prevedono che, versando la Sezione Disciplinare in taluno dei casi suscettibili,  astrattamente, di giustificare la rimessione del processo, ai sensi,  in particolare, della seconda di esse, l'incolpato nel procedimento  disciplinare o il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione  possano richiedere, alla Corte di Cassazione, la rimessione del  giudizio alla Sezione Disciplinare operante nella consiliatura  successiva a quella in atto".

"Ad avviso del sottoscritto la questione suddetta - si legge ancora  nella memoria - appare sia rilevante che non manifestamente infondata, così come richiesto dall'art. 23 della legge 11 marzo 1953, n. 87.  Quanto al primo requisito, non ci si può esimere dal notare come, per  un verso, le reiterate prese di posizione di numerosi membri del Csm,  taluni persino componenti del collegio chiamato, oggi, a giudicare  della responsabilità disciplinare del sottoscritto, sulle vicende  relative all'incontro tenutosi, nella notte tra l'8 e il 9 maggio 2019 presso l'Hotel "Champagne" in Roma, nonché, per altro verso, le stesse modalità con cui i "media" risultano esserne venuti a conoscenza,  siano tali da integrare quelle situazioni di pregiudizio per "la  libera determinazione delle persone che partecipano al processo" e di  "legittimo sospetto", alle quali conferisce rilievo il citato art. 45  cod. proc. pen.". 

No rimessione atti a Cassazione
La richiesta di Luca Palamara è stata rigettata dalla sezione disciplinare del Csm. Lo ha comunicato, dopo una camera di consiglio, il presidente del collegio Fulvio Gigliotti, leggendo l'ordinanza nella quale si sottolinea che la questione di legittimità di cui parlava la difesa di Palamara - inerente le norme che non prevedono la possibilità di rimettere il giudizio davanti alla sezione disciplinare nella prossima consiliatura - è "non rilevante e manifestamente infondata".

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