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MONDO

Colloquio fra Trump ed Erdogan

La Turchia sta per invadere il nord della Siria. I curdi: "Resisteremo a ogni costo"

Via libera da Trump, le forze Usa si ritirano dall'area lungo il confine. I curdi avvisano: un attacco riporterà in vita l'Isis. Ankara: lo impediremo. Pentagono: Usa non sostengono operazione turca

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La Casa Bianca ha annunciato che la Turchia si appresta a invadere la Siria settentrionale, rinnovando i timori per il destino dei combattenti curdi alleati con gli Stati Uniti nella guerra all'Isis. A dare l'annuncio Stephanie Grisham, responsabile della comunicazione della Casa Bianca, in una dichiarazione diffusa dopo un colloquio telefonico tra il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e quello americano Donald Trump.
 
Trump: se Turchia andrà oltre i limiti, distruggerò sua economia
"Se la Turchia farà qualcosa che io, nella mia grande e ineguagliata saggezza, considererò oltre i limiti, distruggerò totalmente l'economia della Turchia (l'ho già fatto!)". Così il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha provato a 'rassicurare' i tanti critici, anche negli Stati Uniti, che considerano sbagliata la sua decisione di lasciare il Nord della Siria, dove la Turchia ha intenzione di attaccare i curdi.

Pentagono: Usa non sostengono operazione turca
Il Pentagono non sostiene un'operazione turca nel nord della Siria. Lo ha detto il responsabile dei portavoce del Pentagono. "Il ministero della Difesa ha chiarito alla Turchia - come ha fatto il presidente - che non approviamo un'operazione turca nel nord della Siria".

Ankara: ripuliremo la regione dai terroristi
“Siamo determinati a garantire la sicurezza della Turchia ripulendo la regione dalla presenza dei terroristi. Contribuiremo a portare sicurezza, pace e stabilità alla Siria". È quanto scrive stamani su Twitter il capo della diplomazia turca, Mevlut Cavusoglu, dopo le ultime notizie sull'imminente nuova operazione militare turca nel nordest del Paese arabo. "Abbiamo sostenuto l'integrità territoriale della Siria sin dall'inizio della  crisi (nel 2011) e continueremo a farlo", aggiunge il ministro degli  Esteri della Turchia.




Primi bombardamenti in serata
In serata, l'artiglieria di Ankara ha iniziato a bombardare obiettivi delle milizie curde ad al-Malikiyah, località siriana situata nella provincia nordorientale di Hasakah, a ridosso del confine turco. Lo hanno riferito fonti locali citate dal sito del quotidiano 'Sabah', secondo le quali nel mirino dell'artiglieria sono finiti "elementi" delle Unità di Protezione del Popolo (Ypg) curdo - che Ankara considera un'organizzazione terroristica - alle porte di al-Malikiyah.

Il ritiro delle forze Usa dall'area
Le forze militari statunitensi nel nord della Siria hanno iniziato a ritirarsi dalle aree lungo il confine con la Turchia. Lo rendono noto le Forze democratiche siriane e l'Osservatorio siriano per i diritti umani. Quest'ultimo conferma il ritiro da posizioni chiave a Ras al-Ain e Tal Abyad.

I curdi: difenderemo il territorio a tutti i costi
E accuse arrivano agli americani dalle Forze democratiche della Siria, l'alleanza curdo-araba delle Fds, dopo le ultime notizie sull'imminente nuova operazione militare turca nel nordest del Paese arabo. "Nonostante l'accordo sul meccanismo di  sicurezza - si legge in un tweet di Mustafa Bali, portavoce delle Fds  nel nord della Siria - le forze americane non hanno rispettato i loro impegni e hanno iniziato a ritirarsi dal confine tra Siria e Turchia, lasciando che l'area si trasformi in una zona di guerra".  "Ma - aggiunge il tweet - le Fds sono determinate a difendere il  nordest della Siria a tutti i costi".  Poi: "Se ci ritirassimo come vuole la Turchia lasceremmo un vuoto enorme tra i principali centri abitati, che favorirebbe il ritorno dell'Isis".




Turchia: impediremo ritorno dell'Isis in ogni forma 
"La Turchia continuerà anche a combattere contro Daesh (l'Isis) e non gli permetterà di tornare in ogni forma". Lo ha scritto su Twitter Ibrahim Kalin, portavoce del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, replicando così alle accuse delle milizie curde Ypg del nord-est della Siria su una possibile liberazione di miliziani jihadisti dopo che Ankara prenderà il controllo dell'area. "La Turchia sostiene l'integrità territoriale e l'unità politica della Siria. Non è interessata a un'occupazione né a un cambiamento demografico. Il Pkk/Ypg lo ha fatto nel nord-est della Siria. È ora di correggerlo. La Turchia combatte contro un'organizzazione terroristica che ha anche ucciso e oppresso i curdi", ha scritto inoltre Kalin, sostenendo che "la safe zone servirà due scopi: mettere al sicuro i confini della Turchia eliminando gli elementi terroristici e permettere ai rifugiati di tornare a casa". 

Onu: "Ci prepariamo al peggio". Ue: no a soluzione militare 
L'Onu ha dichiarato di "prepararsi al peggio" alla luce dell'offensiva sul nord della Siria annunciata dalla Turchia. Critica anche l'Unione europea. "Alla luce dell'annuncio della Turchia e degli Usa sulla situazione in Siria, l'Ue ribadisce la sua preoccupazione" e ricorda di avere sempre detto che "ogni soluzione a questo conflitto non può essere militare bensì deve passare attraverso una transizione politica, in conformità alla risoluzione Onu ed il comunicato di Ginevra nel 2014". Così una portavoce della Commissione europea. "L'Ue ribadisce il sostegno all'unità, la sovranità e l'integrità territoriale della Siria". 

Parigi ad Ankara: no a operazioni militari unilaterali
La Francia esorta la Turchia ad astenersi da qualsiasi operazione militare dopo il ritiro degli Stati Uniti dalla Siria. A detta del portavoce del ministero degli Esteri di Parigi, il ritiro delle forze Usa finirà per contribuire alla rinascita dell'Isis, tanto che la Francia chiede che si continui ad assicurare la detenzione dei foreign fighters nei campi controllati dai curdi nel nord-est del Paese.

"Chiediamo alla Turchia di evitare un'iniziativa che vada contro gli interessi della coalizione globale contro lo Stato Islamico", afferma il portavoce, aggiungendo che la "detenzione sicura" dei jihadisti europei è un "imperativo di sicurezza". Il riferimento è alla presa di posizione della Casa Bianca, che suggerisce il loro trasferimento sotto la "responsabilità turca".

In una nota diffusa dal ministero, la Francia si dice "molto preoccupata in merito alle informazione relative ad una eventuale operazione militare unilaterale della Turchia nel nord-est siriano". Secondo Parigi, "qualunque azione unilaterale potrebbe avere delle conseguenze umanitarie importante non permettere di creare le condizioni necessario al ritorno sicuro e volontario dei rifugiati nelle loro regioni d'origine". Per quello che riguarda l'Isis, è la valutazione della diplomazia francese, "in Siria l'organizzazione dispone ancora di risorse e di capacità d'azione importanti". "La Francia - conclude la nota - è in stretto contatto con i suoi partner europei in materia, nonché con i suoi partner nella coalizione globale contro lo Stato islamico".

Ankara: per operazione non possiamo aspettare un minuto di più
Il capo della comunicazione della presidenza turca, Fahrettin Altun, attraverso il proprio account Twitter, ha dichiarato che la Turchia "non può aspettare un minuto di più" per intervenire militarmente nel nord della Siria. "Siamo stati abbastanza pazienti nel rispettare i patti della coalizione, ma siamo giunti a un punto in cui non possiamo aspettare un minuto di più. È a rischio la sicurezza di civili turchi, arabi e curdi". Queste le parole usate da uno dei più stretti consiglieri del presidente, Recep Tayyip Erdogan, nel confermare il via libera a un'operazione a est del fiume Eufrate mirata a eliminare le postazioni dei curdi siriani del Pyd-Ypg.
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