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EUROPA

Proteste a Barcellona, Girona e Lleida

Catalogna: condanne ai leader separatisti. 13 anni a Junqueras

Emesso anche nuovo mandato d'arresto internazionale per Carles Puigdemont

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La Corte Suprema spagnola ha condannato l'ex vice presidente della Generalitat, il governo catalano, Oriol Junqueras, a 13 anni di carcere. Junqueras è il leader del partito Esquerra Republicana ed era il vice del presidente catalano Carles Puigdemont, in esilio in Belgio, che ha definito la sentenza del "procés" una "barbarie".

La sentenza, emessa dal giudice Manuel Marchena, arriva dopo il processo iniziato lo scorso febbraio per le vicende legate al referendum indipendentista del 1 ottobre del 2017. I leader indipendentisti sono stati riconosciuti colpevoli di sedizione e appropriazione indebita, ovvero attacco all'ordine pubblico. Escluso il reato più grave quindi, quello di attentato alla Costituzione spagnola (art 472 del codice penale), che era chiesto dalla Procura e consisteva tra i 16 e i 25 anni di carcere.

Pene di 12 anni per gli ex ministri Raul Romeva, Jordi Turull e Dolors Bassa, mentre gli altri due ministri Josep Rull e Joaquim Forn a 10 anni e mezzo. Turrul in un post su Twitter ha scritto in catalano: "Viva la Catalogna libera".



Carme Forcadell, ex presidente del Parlamento catalano, è stata invece condannata a 11 anni e mezzo.

La pena più "bassa", 9 anni, è stata inflitta al leader del ANC (Assemblea nazionale catalana) Jordi Sànchez e all'ex capo dell'associazione culturale Òmnium, Jordi Cuixart.

La Corte ha invece assolto dall'accusa di malversazione altri tre imputati, Santi Vila, Carles Mundó e Meritxell Borràs, che peraltro non sono in carcere e che dunque non andranno in prigione. Per loro un anno e 8 mesi di inabilitazione speciale dalle cariche politiche con dieci mesi di multa diaria di 200 euro.

La situazione di Carles Puigdemont
Un giudice spagnolo ha emesso un nuovo mandato di arresto internazionale per l'ex premier catalano Carles Puigdemont, accusato di "sedizione" e appropriazione indebita" per la fallita secessione catalana. Sono le stesse accuse con cui sono stati condannati dalla Corte Suprema spagnola i nove leader indipendentisti.

Puigdemont ha parlato in catalano da Waterloo, in Belgio, dove si trova in "esilio volontario" dal 30 ottobre del 2017: "Da oggi dobbiamo muoverci senza paura e senza abbatterci. Abbiamo l'opportunità di far sentire la nostra voce in vista delle elezioni del 10 novembre". Nella diretta video trasmessa dal quotidiano El País ha aggiunto: "La nostra capacità di resistenza si potenzierà con l'impegno insormontabile della non violenza. Non ci fermeranno fino a quando non annulleremo tutti gli effetti della repressione e respireremo la libertà".

La reazioni
Il Barcellona di Gerard Piqué ha emesso un comunicato intitolato "La prigione non è la soluzione", dove dimostra "appoggio e solidarietà alle famiglie delle persone private di libertà".



Il nuovo Alto rappresentante per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza dell'Unione europea, Josep Borell, dice: "La Spagna è una democrazia consolidata e uno degli stati di diritto più avanzati nel mondo. Tutto nella democrazia spagnola rientra all'interno della Costituzione e del rispetto della legge".

Il presidente socialista Pedro Sánchez, atteso dal voto politico del 10 novembre, ha garantito "il rispetto assoluto" della sentenza del processo con cui la Corte Suprema ha condannato i leader indipendentisti catalani. "Nessuno è al di sopra della legge e tutti siamo obbligati al suo rispetto. Nessuno è giudicato per le sue idee", ha dichiarato il leader dello Psoe, parlando al Palazzo della Moncloa di Madrid.



I possibili scenari e le proteste
Gli indipendentisti chiedevano l'assoluzione e dunque possibile che ci saranno proteste per l'intera settimana con uno sciopero generale nella regione Catalana per venerdì 18 ottobre.

Quim Torra, attuale presidente catalano, ha chiesto atti pacifici di disobbedienza civile dopo la sentenza, definita "storica" dal quotidiano La Vanguardia: "Ad essere condannati dovrebbero essere chi quel giorno ha ordinato l'aggressione contro i cittadini pacifici che non hanno commesso alcun crimine ma hanno solo votato". Torra ha spedito due lettere al presidente spagnolo Sánchez e al Re Felipe VI e ha definito la sentenza "ingiusta", dove la democrazia spagnola "ha perso credibilità".

Nella città di Girona centinaia di persone si sono riversate in strada nelle zone della stazione e della ferrovia, mentre a Lleida e Barcellona gli indipendentisti hanno interrotto diverse strade con cortei, anche nelle zone dell'aeroporto Josep Terradellas, già El Prat, dedicato all'ex presidente della Generalitat dagli anni '50 agli anni '80. Qui si sono verificati scontri con cariche della polizia catalana, i Mossos d'Esquadra, contro i manifestanti. Paralizzato il traffico, con sospensione di servizi metro e autobus.



Il governo di Madrid ha rafforzato le forze di sicurezza nella regione. I catalani hanno già annunciato che faranno ricorso per rivedere la decisione, probabilmente anche a livello europeo davanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu), con sede a Strasburgo.

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