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MONDO

Dopo il referendum

Catalogna, i due fronti in piazza: Madrid chiede l'unità, Barcellona cerca il dialogo

Nella capitale spagnola slogan per la 'difesa della Costituzione'. Barcellona si colora di bianco: "Vogliamo parlare". Sullo sfondo, la grande la fuga di banche e società. Rajoy a El Pais: impediremo indipendenza

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Centinaia di persone si sono riunite in piazza a Barcellona, ed altrettante lo hanno fatto a Madrid, concentrandosi davanti alla sede del comune per chiedere dialogo tra governo di Madrid e autorità catalane. I manifestanti si sono presentati vestiti di bianco, sventolando bandiere e cartelli dello stesso colore, o con scritte quali 'Pace', o 'Bla, bla, bla, vogliamo parlare' in risposta all'appello lanciato dall'associazione civile 'Parlem? Hablamos?' che ha promosso la manifestazione, esortando via i social media la gente a riunirsi in tutto il paese davanti ai comuni per chiedere dialogo e sbloccare in questo modo la crisi scoppiata con l'organizzazione del referendum separatista in Catalogna.

A Madrid in piazza per la  'difesa della Costituzione'
Mentre a Barcellona è in corso una dimostrazione "per il dialogo" tra Spagna e Catalogna, una manifestazione di unionisti spagnoli "per la Difesa della Costituzione" si sta svolgendo nella Plaza Colon (piazza Cristoforo Colombo) di Madrid, convocata da una cinquantina di associazioni e fondazioni della società civile. I dimostranti, che innalzano migliaia di bandiere spagnole, gridano slogan come "Viva la Spagna", "Sono spagnolo" e "Con i golpisti non si dialoga".

Rajoy a El Pais: impediremo indipendenza
"Il governo impedirà che qualsiasi dichiarazione di indipendenza si trasformi in qualcosa". Lo ha affermato il premier spagnolo, Mariano Rajoy, in un'intervista a El Pais sulla sfida secessionista catalana, affermando che "la Spagna continuerà ad essere la Spagna e continuerà ad esserlo per molto tempo". In vista poi della seduta del Parlamento catalano in cui Carels Puigdemont potrebbe dichiarare l'indipendenza, Rajoy rivolge un appello ai partiti politici catalani "moderati e per il dialogo" affinché prendano le distanze dagli "estremisti e radicali".

Lettera-appello del Vescovo di Tarragona: voce a ciò che unisce non a ciò che divide
Una lettera-appello firmata dal vescovo mons. Jaume Pujol e indirizzata  a tutti i sacerdoti dell'arcidiocesi di Tarragona perché in questo delicatissimo momento di incertezza per il futuro della terra catalana siano artigiani della pace, promotori di fratellanza, evitino di prendere qualsiasi presa di posizione che possa essere causa di contrapposizione e siano "elementi di unione e non divisione". Nella lettera ricevuta dal Sir, il vescovo Pujol scrive: "Penso che tutti stiamo soffrendo molto in questi giorni e non sappiamo dove andrà a finire questo processo". In questo stato di incertezza è dunque normale chiedersi: "Cosa dobbiamo fare? Che cosa posso fare?". Il vescovo invita i suoi sacerdoti a pregare nella certezza di quanto è scritto nel Vangelo: "Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto". E poi aggiunge: "Siamo artigiani di pace, aiutiamo a costruire la fratellanza, parliamo di ciò che è l'essenziale della nostra fede, di ciò che ci unisce".

La grande fuga di banche e società
Dopo Gas Natural Fenosa, anche Aigues, la società che gestisce la distribuzione idrica, ha deciso di trasferire la sede da Barcellona a Madrid. Una decisione è legata alle ricadute del referendum. Ieri sera, stesso annuncio è stato dato da CaixaBank, il principale istituto bancario catalano, che trasferirà la sede legale nelle Baleari, "a causa dell'attuale situazione politica e sociale in Catalogna". Giovedì era stato il Banco Sabadell, terza banca catalana, ad annunciare il trasferimento della sede ad Alicante, nella regione autonoma della Valencia. 

Cresce il numero dei catalani che aprono conti fuori regione
Le richieste di apertura di conti bancari fuori dalla Catalogna sono aumentate negli ultimi giorni. Lo riferiscono fonti finanziarie. Secondo le fonti, molti clienti sono preoccupati dai riflessi che potrebbero esserci sui loro conti bancari. I direttori degli istituti finanziari li rassicurano, ma di fronte alle preoccupazioni dei clienti per i loro risparmi, offrono spesso, come soluzione, di aprire un conto in un'altra comunità autonoma spagnola, preferibilmente in comuni vicini alla Catalogna, e continuare a gestire le operazioni dagli uffici abituali. Un'offerta che consente ai depositi dei clienti di rimanere in territorio spagnolo in caso di una eventuale dichiarazione unilaterale di indipendenza. In questo clima di incertezza, il ministro dell'economia, Luis de Guindos, ha sottolineato che i clienti delle banche catalane "non devono temere nulla" perché si tratta di banche "spagnole e anche europee".

Molte le imprese pronte ad andarsene
Secondo quanto scrive El Mundo, anche Abertis  (multinazionale del settore infrastrutture di trasporto e tlc) avrebbe intenzione di trasferire la propria sede. Mentre altri importanti gruppi, molti stranieri, attendono l'esito della plenaria di lunedì. Una dichiarazione di indipendenza della Catalogna significherebbe l'uscita dall'Ue, come ha ribadito  Pierre Moscovici. 

Il decreto di Madrid che agevola la fuga
La battaglia politica tra Madrid e Barcellona diventa così anche una battaglia economica. Il governo spagnolo ha adottato un decreto per agevolare l'uscita dalla Catalogna di imprese che temono una dichiarazione di indipendenza. Il decreto permetterà alle imprese di spostare la sede sociale in un'altra regione senza sottoporre la decisione al voto degli azionisti.

Moscovici: Catalogna indipendente sarebbe fuori dalla Ue
Il commissario Ue all'Economia, Pierre Moscovici, ha avvertito che "una Catalogna indipendente non sarebbe membro dell'Unione europea, perché l'Unione europea conosce un solo Stato membro: la Spagna". Aggiungendo che lo strappo tra Barcellona e Madrid "è una vicenda dolorosa che va trattata dagli spagnoli. Risolverla non spetta né a Parigi né a Bruxelles né ad altri".

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