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MONDO

Barcellona

Catalogna, "probabilmente" il referendum non si farà

Prime crepe in governo Puigdemont. Ministro: 'Madrid troppo forte'

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Il governo di Madrid lo ripete giorno dopo giorno, molti in Catalogna lo pensano, o lo temono, ma per la prima volta oggi un ministro dello stesso governo secessionista del presidente Carles Puigdemont ha ammesso che il referendum sull'indipendenza della Catalogna, annunciato per il 1° ottobre, potrebbe "probabilmente" non farsi.

Il ministro regionale per l'Imprenditoria e l'Occupazione, Jordi Baiget, del partito PDeCAT di Puigdemont, è stato il primo dirigente indipendentista ad ammettere che lo Stato spagnolo - che ha dichiarato il referendum illegale e promesso di impedirlo - "è troppo forte". Ed ha innescato una bufera.

Malgrado gli ostacoli che Madrid accumula sul percorso verso il referendum, finora il mantra di tutti i leader secessionisti da Puigdemont in giù è stato un granitico "il primo ottobre si voterà". Un po' come nel 'il Re è nudo' Baiget - di cui molti hanno chiesto le dimissioni - a sorpresa ha dato voce ai dubbi che serpeggiano nel fronte indipendentista, ha subito sottolineato per gli 'unionisti' il leader popolare catalano Xavi Albiol.

La strategia di opposizione messa in campo dal premier spagnolo Mariano Rajoy fondata sulla Costituzione del 1978 - adottata con la democrazia - che sancisce l'intangibilità del territorio dello Stato, per ora ha funzionato, con l'appoggio della Corte costituzionale.

Sono scattate inchieste di polizia e magistratura su ogni mossa in preparazione del "referendum illegale": leader secessionisti come l'ex-presidente Artur Mas sono stati condannati per 'disobbedienza' per il referendum consultivo del 2014, la presidente del Parlament Carme Forcadell è indagata, Puigdemont diffidato. Madrid minaccia di processare ministri, funzionari o aziende che collaborino al referendum. L'asta per la fornitura delle urne così è andata a vuoto. Grazie all'art. 155 della Costituzione, Rajoy potrà destituire Puigdemont, prendere il controllo della polizia catalana, fare recintare i seggi. Comuni governati dai partiti antisecessione negano locali e personale per il voto. Il rischio, sottolinea Baiget, è che l'1° ottobre non ci sia un referendum vincolante ma solo "qualcosa di simile" a quello del 2014.

La strategia della terra bruciata di Madrid, rileva l'analista Jordi Juan - Puigdemont per ora non ha urne né schede, i funzionari sono intimiditi - è efficace, e il governo catalano ha "enormi difficoltà per organizzare il referendum".

Un sondaggio Gad3 per 'La Vanguardia' indica che almeno il 54% dei catalani vuole votare. Ma solo il 12% per ora crede che alla fine ci sarà davvero l'indipendenza.
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