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MONDO

È accusato di essere di parte dai movimenti Hezbollah e Amal

Chi è Tareq Bitar, il giudice "anti-corruzione" che indaga sull'esplosione al porto di Beirut

Per chiedere la sua rimozione è stata convocata la protesta a Beirut, vicino al Palazzo di Giustizia, sfociata in spari, esplosioni e violenze in cui sono morte sei persone

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Scene di guerra a Beirut dove una manifestazione, organizzata da Hezbollah contro Tareq Bitar, il giudice incaricato delle indagini sull'eplosione al porto dell'agosto 2020, è finita nel sangue. In una nazione dove la rappresentanza politica è legata ai fragili equilibri tra gruppi religiosi, le tensioni sono riesplose intorno alla figura di Bitar, accusato di essere di parte dai movimenti sciiti Hezbollah e Amal che ne hanno chiesto la rimozione.

Il giudice non ha mai manifestato simpatie per una parte politica ma è cristiano. E cristiani, accusa Hezbollah, sarebbero i cecchini che hanno aperto il fuoco sulla manifestazione. Nei giorni precedenti Hassan Nasrallah, leader del 'partito di Dio', aveva accusato Bitar di pregiudizi di natura politica. Ali Hasan Khalil, ex ministro in quota Amal, aveva minacciato da parte sua una "escalation politica" qualora il corso delle indagini non fosse stato "corretto". Khalil, che oggi siede in Parlamento, era stato raggiunto da un mandato di cattura per non essersi presentato all'udienza convocata da Bitar. 

I movimenti sciiti, che il giorno prima avevano chiesto l'allontanamento di Bitar in un altro vertice di governo conclusosi nel caos, hanno quindi fatto ricorso alla piazza. Ed è probabile ci sia presto una seconda volta, dato che la Cassazione libanese ha respinto il ricorso contro la nomina di Bitar presentato da Khalil e da altri due ex ministri sciiti, Nouhad Machnouk e Ghazi Zeiter. Una decisione che, se confermata, avallerebbe quanto stabilito dalla Corte d'Appello, che lo scorso 4 ottobre aveva rigettato un'analoga richiesta di rimuovere il magistrato. 

Da quando, lo scorso febbraio, è stato nominato titolare dell'inchiesta, Bitar ha convocato un gran numero di ex membri del governo, militari e funzionari di sicurezza. La posizione di Hezbollah è la più delicata: il partito è accusato di aver conservato il nitrato d'ammonio in un container del porto per un futuro uso militare senza metterlo in sicurezza. Nasrallah, lo scorso agosto, aveva risposto ironicamente che il suo movimento non è messo così male da dover utilizzare il nitrato come arma.       

L'inchiesta è stata inoltre criticata perché gli ex premier, secondo i diretti interessati, potrebbero essere interrogati solo da un tribunale speciale. Bitar, ritenuto un incorruttibile, è popolarissimo, in particolare tra i parenti delle vittime dell'esplosione, i quali temono che il giudice faccia la stessa fine del predecessore Dadi Sawan, costretto prima a sospendere le indagini e poi ad abbandonarle. 

Nato nel 1974 nel villaggio di Aydamoun, nel nord del Libano, vive in un sobborgo settentrionale di Beirut con la moglie farmacista e due figli, ora sotto la protezione dei militari. Dopo essersi laureato in giurisprudenza all'Università libanese, ha iniziato la sua carriera nel nord del Libano, affermandosi come magistrato indipendente, prima di presiedere il tribunale penale di Beirut. Si è occupato di diversi casi complessi. Uno dei più recenti, il caso di Ella Tannous che ha sollevato scalpore in Libano: il giudice ha condannato nel 2020 due ospedali privati e due medici a risarcire pesantemente i familiari di questa ragazza vittima di un errore medico e a cui sono state amputate braccia e gambe, Contro la sentenza il corpo medico si è messo in sciopero.

Considerato il simbolo della lotta contro una corrotta classe politica, Bitar ha anche sfidato il potente movimento sciita di Hezbollah e i suoi sostenitori, che lo accusano di politicizzare le indagini. Nella manifestazione organizzata oggi a Beirut che si è trasformata in tragedia, i manifestanti hanno bruciato i ritratti del magistrato, ma sui social fioriscono i messaggi di sostegno, soprattutto da quando è stato minacciato secondo indiscrezioni da un esponente di Hezbollah, in un Paese con una storia di omicidi politici.

Austero e riservatissimo, non accetta nessun invito a cena, rifiuta tutti i ricevimenti, evita ogni occasione mondana per paura di essere accusato di compiacenza. "La sua audacia li infastidisce. È un fenomeno senza precedenti in tribunale", racconta un parente citato da Libre.
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