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AMBIENTE

Clima, la negoziatrice dell’Accordo di Parigi: “Nove anni per decidere il nostro destino”

Christiana Figueres, costaricana, ha diretto per l’ONU i negoziati che hanno portato alla firma dei trattati del 2015 e ora avverte: “Siamo sul sentiero giusto ma andiamo troppo lenti”. Sul Summit dei leader globali sul clima organizzato il 22 e 23 aprile dagli USA dice: “Sono sicura che il Presidente Biden si presenterà con impegni ulteriori per gli Stati Uniti”.

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di Andrea Bettini Nove anni per decidere il destino del clima e quindi anche il nostro, un periodo che potrebbe essere ricordato come uno dei più importanti della storia dell’umanità. Non usa mezzi termini Christiana Figueres, 64 anni, costaricana. Dal 2010 al 2016 è stata la Segretaria esecutiva della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Autorità a livello mondiale sul riscaldamento globale, ha diretto i negoziati internazionali che nel 2015 hanno portato alla firma dell’Accordo di Parigi. Insieme a uno dei suoi più stretti collaboratori, l'inglese Tom Rivett-Carnac, ha scritto il libro “Scegliere il futuro”, da pochi giorni edito in Italia da Edizioni Tlon.
La raggiungiamo via internet alla vigilia del Summit dei leader globali sul clima organizzato dagli Stati Uniti il 22 e 23 aprile.
 
Dott.ssa Figueres, sono passati quasi sei anni dalla firma dell’Accordo di Parigi. Abbiamo imboccato la strada giusta?
Stiamo andando nella giusta direzione perché il mondo si sta decarbonizzando. Il problema è se lo stiamo facendo abbastanza rapidamente. Non è solo questione di ridurre le emissioni di CO2: entro il 2030, cioè solamente entro nove anni, dobbiamo dimezzare le emissioni attuali. Siamo sul sentiero giusto ma non andiamo alla velocità che sarebbe necessaria.
 
Ci sono state conseguenze negative per la scelta del Presidente Donald Trump di ritirare gli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi e cosa si aspetta ora che il Presidente Biden ha cancellato quella decisione?
Se guardiamo ai numeri, almeno il 60% dell’economia statunitense ha continuato nella decarbonizzazione anche durante i quattro anni di Presidenza Trump: sanno che è nel loro interesse. Questo include grandi stati, centinaia di imprese e centinaia di città. Non direi quindi che ci sia stato un completo stop durante l’era Trump. Ora che Joe Biden è di nuovo alla Casa Bianca, stavolta come Presidente, il notevole cambiamento è che non ha solo cancellato le retromarce decise da Trump ma è andato molto oltre: ha deciso che i cambiamenti climatici saranno al centro di tutte le politiche governative. 
 
Gli Stati Uniti hanno organizzato un Summit dei leader globali sul clima il 22 e 23 aprile. Pensa che ci sia un margine per fissare obiettivi più ambiziosi?
Non c’è solo un margine, c’è un’aspettativa. Il presidente Biden ha invitato 40 capi di Stato esclusivamente per andare avanti con ambizioni più alte. Il Presidente sa, come ogni scienziato che si occupa di clima e tutti noi, che il livello di ambizione attuale non basta per stabilizzare il clima o per contenere l’aumento di temperatura a 1,5 gradi, che è il massimo che potremmo avere senza mettere a repentaglio in modo sostanziale la sopravvivenza e le attività economiche sul pianeta. Sono sicura che il Presidente Biden si presenterà con impegni ulteriori per gli Stati Uniti e che abbia chiesto a tutti di fare lo stesso.
 
Nel suo libro “Scegliere il futuro” evidenzia l’importanza di un approccio ottimistico. Ce la possiamo fare?
La scienza è stata molto netta nel dire che questa è l’ultima occasione per l’umanità per evitare le peggiori conseguenze dei cambiamenti climatici. Lo si potrà fare solo dimezzando le emissioni a livello globale entro il 2030. Questa è la sfida che abbiamo davanti e il motivo per cui questi anni ’20 sono ritenuti la decade decisiva. In questa decade decideremo letteralmente il futuro dell’umanità e del pianeta. Dopo il 2030 sarà troppo tardi per cambiare il nostro destino. Dobbiamo approfittare di questi nove anni per assicurarci di cambiare traiettoria: da emissioni che continuano a crescere a emissioni che iniziano una netta discesa.
 
È da molto tempo che gli scienziati ci avvertono. In base alla sua esperienza, perché non sono riusciti a farsi ascoltare a sufficienza? La comunità scientifica ha sbagliato qualcosa?
No, non hanno fatto nulla di sbagliato. Molte ricerche mostrano che gli esseri umani non cambiano necessariamente i propri comportamenti o le proprie decisioni solo sulla base delle informazioni che hanno, per quanto abbondanti siano. Ecco perché insieme alle informazioni dalla scienza bisogna far capire quali sono tutti i benefici che provengono dagli interventi in favore del clima: vantaggi economici, creazione di posti di lavoro, vantaggi per la salute, uso più efficiente delle risorse, stabilità politica. Questi aspetti si rafforzano a vicenda. Si possono perseguire tutti questi obiettivi decarbonizzando l’economia ed è per questo che ora iniziamo a vedere notevoli progressi.
 
In “Scegliere il futuro” lei sottolinea l’importanza di coinvolgere le persone. Si attendeva la straordinaria mobilitazione giovanile degli ultimi anni?
Mi aspetto che continui a crescere. C’è stata una pausa a causa del Covid, ma appena sarà possibile penso che i giovani e anche i meno giovani come me torneranno in strada. Dal punto di vista storico la disobbedienza civile pacifica e non violenta è stata un fattore molto importante per generare grandi trasformazioni politiche, economiche e sociali. È qualcosa di molto positivo perché i giovani ci chiedono ogni giorno: “Cosa state facendo?”. Faremmo meglio ad avere pronta un’ottima risposta.
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