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MONDO

Il voto

La Colombia dice no all'accordo di pace con le Farc: fallisce il referendum, shock a Bogotà

Superato lo shock iniziale, il Presidente Santos ha parlato a reti unificate per dire che "il cessate il fuoco e' bilaterale e definitivo". Poco dopo anche le Farc hanno detto di voler mantenere la propria "volonta' di pace" ribadendo di essere disponibili "a usare solo la parola come arma di costruzione del futuro"

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Doccia fredda sul processo di pace in Colombia. Con una differenza di circa 65 mila voti, il 'no' all'accordo firmato una settimana fa tra il governo e le Farc ha prevalso sui 'si" nel referendum relativo all'intesa per la riconciliazione.  

Il risultato del voto ha scosso in profondita', e sorpreso, il paese.

All'unanimità i sondaggi scommettevano per una vittoria - in qualche caso anche un trionfo - del "sì" voluto in primo luogo dal presidente Juan Manuel Santos, per il quale il referendum rappresenta un colpo durissimo.

Per Santos l'esito del voto è in altre parole un pesante ko politico. L'opposto invece per il suo rivale e predecessore, Alvaro Uribe, strenuo difensore del "no". La notizia della vittoria del fronte di chi non accetta i termini dell'accordo firmato tra Santos e il leader delle forze armate rivoluzionarie della colombia, Rodrigo "Timochenko" Londono, apre una nuova fase di instabilità per l'intero paese, che non riesce a trovare la strada giusta per chiudere definitivamente 52 anni di conflitto armato.    

Dopo il referendum, al quale erano chiamati 13 milioni di persone - l'astensione e' stata altissima, pari al 60% - e' chiaro che i colombiani non hanno detto "no" alla pace, ma piu' semplicemente all'accordo Santos-"Timochenko".   

Il referendum doveva rappresentare il definitivo via libera alla pacificazione. non è stato così, anzi: il voto ha dimostrato che la Colombia è un paese spaccato tra chi era pronto all'intesa e chi invece considera che l'accordo sia troppo favorevole agli ex guerriglieri Farc e al loro reinserimento, dopo anni di sangue e attacchi armati, nella società.   

Superato lo shock iniziale, Santos ha sottolineato in un breve intervento a reti unificate che "il cessate il fuoco è bilaterale e definitivo": un modo chiaro per rassicurare i tanti colombiani che s'interrogano su un futuro incerto.





Il presidente ha comunque subito fatto un'apertura al fronte del "no", con il quale - ha assicurato - intende confrontarsi fin dalle prossime ore.    

Di fatto in sintonia con Santos, poco dopo anche le Farc hanno detto di voler mantenere la propria "volontà di pace" ribadendo di essere disponibili "a usare solo la parola come arma di costruzione del futuro". Il leader delle Farc, Timoleon Jiménez, infatti, si è detto pronto a "rettificare" l'accordo di pace. "Stiamo analizzando con calma i risultati per continuare ad andare avanti, perché ciò non significa che la battaglia per la pace è persa", ha detto il capo delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia à W Radio a L'Avana, dove per circa 4 anni si sono tenute le negoziazioni per l'accordo.
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