Original qstring:  | /dl/rainews/articoli/Confucio-e-tecnologia-ecco-perche-in-Cna-e-in-Estremo-Oriente-stata-vinta-epidemia-be1f0650-bcfb-4e15-a858-2e3a0b5270f7.html | rainews/live/ | true
Coronavirus

L'analisi

Confucio e tecnologia: ecco perché in Cina e in Estremo Oriente è stata vinta l'epidemia

Condividi
di Maria Novella Rossi La Cina è l'unico paese al mondo che in questo momento cresce, secondo il Fondo Monetario Internazionale. Il primo paese in cui si è diffuso il virus, a lungo isolato perché ritenuto responsabile della pandemia, è anche il primo ad aver superato brillantemente l'emergenza sanitaria e ora riprende la sua corsa economica. Con un pil valutato intorno al 5%, un risultato comunque in positivo, -sebbene da tempo non sia più un valore a doppia cifra - la Repubblica Popolare si riaffaccia al resto del mondo dando un'immagine di sé nuovamente "assertiva". Al netto della propaganda all'interno del paese e del soft power che Pechino si sforza di esercitare a livello internazionale, sta di fatto che la sua inarrestabile avanzata ricomincia. Le immagini della golden week, la prima settimana di ottobre in cui si festeggia l'anniversario della fondazione della Repubblica Popolare ci hanno lasciato increduli. Milioni di turisti con o senza mascherina ormai liberi dalla paura del contagio che hanno fatto schizzare i consumi alle stelle. In questo periodo disastroso per l'economia mondiale l'Occidente non può fare a meno di chiedersi perché, come ha fatto la Cina e come hanno fatto altri paesi dell'Estremo Oriente come la Corea del Sud , a contenere il COVID?

In realtà ci sono elementi in comune tra questi paesi: al di là dei governi e della politica, uno su tutti si è rivelato determinante: quel senso della collettività e del bene comune, quel patrimonio culturale che viene dal confucianesimo: in Cina la filosofia confuciana basata sul rispetto della gerarchia e dell'autorità si è inserita perfettamente nella schema piramidale del partito comunista, e negli altri paesi dell'Estremo Oriente ha comunque influenzato il modo di agire secondo cui l'individuo si mette a disposizione e diventa un ingranaggio per far funzionare il meccanismo.

Dunque collettivismo che si oppone all'individualismo, uno dei concetti base che divide l'Oriente e l'Occidente, un senso di appartenenza sociale che oggi, soprattutto in Cina è ampiamente supportato dallo sviluppo della tecnologia.

Nell'ex celeste impero la tecnologia, unito al rigido controllo del PCC, è stato fondamentale: telecamere a riconoscimento facciale usate in un primo momento per segnalare alle autorità chi non rispettava il lockdown, le stesse videocamere intelligenti impiegate dal governo per esercitare la sorveglianza di massa. Grazie al tracciamento tecnologico, già ampiamente diffuso nelle città prima della pandemia è stato possibile affrontare in modo più efficiente l'emergenza. Il livello di sviluppo hi-tech raggiunto dalla Cina, uno dei più avanzati al mondo, è stato messo in campo al meglio delle sue possibilità: gli assistenti vocali, una forma di intelligenza artificiale in grado di fare 3/400 chiamate al giorno che hanno curato la maggior parte dei malati, quelli meno gravi soprattutto facendoli rimanere a casa ed evitando l'intasamento degli ospedali; i robot, usati per sanificare le strutture sanitarie, i veicoli a guida autonoma, impiegati per trasportare i medici o cibo o materiali necessari senza pericolo di contaminazione; la rete 5G, che in Cina è la più avanzata al mondo con oltre 600mila stazioni installate di recente, ma sono già oltre il milione nel paese, ha contribuito a edificare ospedali in 10 giorni a Wuhan, la città da cui è partita l'epidemia, e ha fatto sì che ci fosse una grande velocità di comunicazione dei dati del paziente, ad esempio dalle ambulanze alle strutture sanitarie, snellendo notevolmente tutte le procedure; infine, i dati, in Occidente forse maggiormente tutelati dalla privacy. Quei dati, l'oro nero dei nostri giorni, la cui gestione si sta rivelando la più grande sfida dei nostri tempi.
Condividi