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AMBIENTE

Tutto rimandato a Glasgow nel 2020

Cop25, la conferenza sul clima si chiude senza accordo sul mercato del carbonio

Delusione di molti Paesi perché non si è riusciti a raggiungere una intesa sull'articolo 6 dell'Accordo di Parigi sulla regolazione globale del mercato del carbonio, il nodo più difficile da sciogliere

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Si è conclusa con un accordo minimo, al secondo giorno di estensione dei lavori che si sarebbero dovuti concludere venerdì, la conferenza Onu sul clima di Madrid, la Cop25.

I circa 200 Paesi firmatari dell'accordo di Parigi non sono riusciti a evitare il fallimento del summit: dopo due settimane di difficili negoziati e due ulteriori notti di trattative intense, nella sessione conclusiva hanno segnalato il "bisogno urgente" di agire contro il riscaldamento climatico, ma senza arrivare a un accordo su alcuni punti essenziali per rispondere all'emergenza climatica e agli appelli pressanti dei militanti ecologisti. A pesare, in particolare, il mancato accordo sulle regole dei mercati internazionali di carbonio, ultimo dossier del manuale d'uso dell'accordo di Parigi del 2015.

Il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, si è detto "deluso" dall'esito fallimentare della Cop25 di Madrid sul clima. "Un'occasione persa", l'ha definita il capo delle Nazioni unite

Neanche il prolungamento del negoziato ha risolto il nodo dell'articolo 6 dell'accordo di Parigi sui mercati della CO2. Il vertice si è chiusi con una dichiarazione al ribasso e un appello generico ai Paesi a fare "sforzi più ambiziosi". 

I delegati e si sono dati appuntamento a partire dal prossimo giugno per continuare a lavorare e per poter approvare un buon sistema per il mercato delle emissioni nelprossimo appuntamento, che si terrà a fine anno a Glasgow, in Scozia.

Quella che è stata raggiunta è un'intesa di compromesso: c'è l'accordo sul fatto che quanto al taglio delle emissioni sarà necessario mettere sul tavolo nuove promesse, più ambiziose, entro la conferenza del prossimo anno a Glasgow (per questo hanno spinto l'Ue e i piccoli Stati insulari, con l'opposizione di Usa, Brasile, India e Cina); ma non si è trovato l'accordo sul mercato di carbonio e lo si è rinviato alla prossima riunione a Glasgow.

Durante il dibattito nella plenaria della Conferenza, l'Unione Europea ha aperto ad allungare il periodo di transizione previsto per riconoscere i vecchi buoni di Co2 fino al 2023, mentre il Brasile ha preteso di estendere questo periodo fino al 2025. Proprio questo è stato uno dei punti più importanti e fin dall'inizio è stato uno scoglio nelle due settimane di negoziato.

Alla fine, i Paesi si impegnano a continuare a lavorare nella strutturazione dei meccanismi di mercato e per arrivare ad un sistema che eviti i doppi conteggi e che garantisca, nello stesso tempo, l'integrità ambientale. L'articolo 6 è stato uno dei punti più controversi nel corso della Cop più lunga della storia, a causa delle posizioni contrapposte che alla fine hanno portato la presidenza cilena a separare i negoziati sull'articolo dalle altre questioni.

La presidente della Cop Carolina Schmidt ha chiesto l'aiuto della ministra spagnola della Transizione ecologica, Teresa Ribera, affinché in prima persona si assuma la responsabilità dei negoziati sull'articolo 6, nei quali non si è riusciti ad arrivare ad un consenso. Durante il negoziato, in diverse occasioni si è arrivati ad un passo dal fallimento della Cop25, finché non si è deciso di trattare su questo articolo separatamente dalle altre questioni.

"Sembra che la Cop25 stia per cadere a pezzi. La scienza è chiara ma la scienza è ignorata", aveva twittato nella notte Greta Thunberg, l'attivista svedese contro il cambiamento climatico, avvertendo del rischio fallimento. "Qualsiasi cosa succeda, non abbandoneremo. Siamo solo all'inizio", aveva aggiunto la giovane.
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