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SALUTE

"Non trasformare la distanza' tra persone in una distanza dalle emozioni"

Coronavirus, psicologi: "Dipendenza tecnologica e disturbi alimentari in crescita"

Smart working: un italiano su 5 sperimenta malessere: noia, ansia, isolamento e alienazione

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Solitudine, disorientamento, senso del vuoto. Tutte queste sensazioni fanno paura, allora come gestire quello che si sta provando in questa emergenza Coronavirus? "Stiamo vivendo un momento molto delicato - spiega la psicoterapeuta Francesca Zazza - la diffusione del Coronavirus ha provocato tanti cambiamenti nella nostra vita, scatenando ansie, preoccupazioni e paure. Provare questi vissuti è naturale. Ma non trasformare la 'giusta distanza' tra le persone in una distanza dalle vostre emozioni e da voi stessi, perché se non si entra in contatto con le emozioni che ci attraversano rischiamo di provare ancora più solitudine. Le emozioni sono messaggi del nostro mondo interno che arrivano per comunicarci qualcosa. Le loro manifestazioni fisiologiche potrebbero corrispondere alle notifiche delle app presenti sui nostri smartphone: battito cardiaco accelerato, sudorazione, sensazione di pesantezza sul petto, difficoltà a respirare sono come la spia luminosa, la vibrazione o la suoneria associata ai messaggi che riceviamo ogni giorno. A differenza di quelli che arrivano dai social e dalle chat, però, se blocchiamo o ignoriamo i messaggi delle nostre emozioni queste continueranno a provare a contattarci, rendendo più intensi e frequenti i loro segnali o trovandone altri che non possiamo fare a meno di considerare".

Dipendenza tecnologica e disturbi alimentari in crescita
"In certe case la situazione è drammatica: gli adolescenti sono sempre più insofferenti e nervosi, a causa della convivenza forzata, e non ascoltano più i genitori. Non trovando il modo di sfogarsi, finiscono per chiudersi in camera e stare al computer o allo smartphone tutto il tempo: aumenta così la dipendenza tecnologica". Si dice preoccupata la psicologa Giuliana Guadagnini, docente di Psicopatologia della realtà virtuale allo Iusve, che da quando le scuole hanno chiuso sta gestendo a Verona il punto di ascolto per ragazzi e genitori istituito dall'Ufficio scolastico territoriale. 

"Le domande che ci arrivano attraverso lo sportello online sono delle più disparate - racconta Guadagnini -. Si va dai genitori preoccupati perchéi figli adolescenti continuano ad andare a casa degli amici, ai ragazzi allarmati perché con l'ansia gli viene la nausea e si chiedono se questo sia un sintomo del coronavirus. In generale, sta crescendo la dipendenza da internet: molti adolescenti si sentono soli e cercano in rete una compagnia. E i genitori li scusano, pensando che il figlio o esce o sta al cellulare, e allora tra le due è meglio la seconda. Il risultato è che i ragazzi non hanno più orari né regole: c'è chi mangia davanti al computer, chi sta connesso tutta la notte e poi dorme fino a tardi la mattina. Pensano di essere in uno spazio-tempo diverso, come se questa non fosse la vera realtà. Quando si tornerà alla normalità, pero', questi comportamenti avranno grosse conseguenze". 

Con le lezioni online, poi, i ragazzi hanno bisogno di restare connessi anche per studiare, fare i compiti e controllare le chat di classe. E questo da' loro una scusa pronta quando mamma e papà minacciano di sequestrare l'apparecchio tecnologico. Passando l'intera giornata attaccati a internet, cosi', gli adolescenti presentano diversi comportamenti disfunzionali. "Molti ragazzi passano le giornate davanti a videogame come Fortnite, Call of Duty e Minecraft: si tratta di giochi molto competitivi e in alcuni casi anche violenti. Mentre giocano, i ragazzi chattano con gli altri giocatori: i genitori non sanno chi c'è dall'altra parte e non si rendono conto dei rischi. Stesso discorso vale per le chat sui siti di incontri: non essendoci la possibilita' di instaurare rapporti reali, sono aumentate le relazioni virtuali. È molto diffuso il sexting, l'invio di video o foto nudi o seminudi, anche tra i ragazzini delle medie. Alcuni pianificano di scappare di casa per incontrarsi personalmente, ma per fortuna questo accade raramente. Tutto questo è espressione di un forte disagio: tra gli adolescenti stiamo assistendo a un aumento dell'autolesionismo, dei disturbi alimentari e dei disturbi del sonno".  Qualche consiglio per le famiglie: "La cosa fondamentale è ascoltarsi e aprire un dialogo che non sia giudicante. E poi fare attività tutti insieme, provando a intercettare gli interessi dei ragazzi. Infine, manteniamo salde alcune regole: non svegliarsi tardi, mangiare tutti insieme attorno al tavolo e non fare acquisti che non siano necessari".

Smart working, un italiano su 5 sperimenta malessere
Noia, ansia, isolamento e alienazione. Queste le risposte più frequenti degli italiani che hanno partecipato al sondaggio dell'Agenzia Dire su 'Come sta andando lo Smart Working' in Italia ai tempi dell'emergenza Covid-19. Un intervistato su 5 dichiara di sperimentare malessere o disagio psicologico per le condizioni legate al lavoro agile di queste settimane. La maggioranza degli italiani conferma, tuttavia, il trend già emerso di approccio positivo allo smart working.     Ma l'alienazione regna sovrana tra le risposte, "penso che il mio cervello non stacchi mai del tutto", scrive qualcuno e qualcun altro gli fa eco: "Sento una gran fatica mentale", "provo forte disinteresse, disattenzione e scarsa motivazione". E, ancora, c'è chi scende nel profondo e ragiona: "Sento una forte alienazione data dalla mancanza di cambio fisico di luoghi durante la giornata, dall'uso esclusivo di strumenti tecnologici di comunicazione e dalla mancanza di contatti interpersonali".     

C'e' anche chi, pero', non riesce a reggere ancora per molto i contatti casalinghi e scrive: "Provo malessere psicologico nel cercare di convivere con la famiglia mentre si lavora da casa". E anche il "senso di spossatezza e l'ansia", cominciano a salire. "Provo un stress eccessivo", commenta un intervistato e un altro rincara la dose: "Il mio cervello non stacca mai del tutto", e la sensazione più diffusa sembra essere quella "di un forte stress da iper controllo" dato tanto da una crescente "ansia da prestazione", quanto dalla dichiarata "incapacità di fissare confini rigidi tra il tempo libero e il tempo di lavoro". C'è "confusione rispetto agli orari da seguire- aggiunge qualcuno- questo genera insoddisfazione". Non a caso il 30% degli intervistati percepisce di "lavorare di più del solito".    Dagli oltre 50 intervistati che dichiarano disagio psicologico in queste settimane, emerge anche la componente dell'abbrutimento: "Ci si lascia andare- scrive qualcuna- niente trucco, capelli legati e tuta. Alla lunga non fa bene", "meglio il lavoro in sede- aggiunge un altro- qui a casa mi abbrutisco". E non manca, infine, l'assenza di socialità, "la mancanza dei rapporti quotidiani con i colleghi", l'impossibilita', specifica un intervistato, "di confrontarmi sul lavoro", e permane, dunque, una grande "assenza di relazioni personali".
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