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ITALIA

Orribile delitto

Cremona, bimba di 2 anni uccisa. Il padre: "E' stata una rapina ma non ricordo"

Arrestato e piantonato in ospedale il padre della piccola è sospettato di aver ucciso la bimba di due anni e di aver poi tentato di togliersi la vita. L'uomo però ai magistrati dà una diversa versione dei fatti

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di Tiziana Di Giovannandrea Sarà l'esame del Dna a stabilire se quanto asserito da Jacob Danho Kouao, sulla morte della figlioletta di due anni corrisponde a verità. 

L'uomo 37enne (inizialmente indicato come 27enne), originario della Costa d'Avorio, è accusato di aver ucciso con un coltello da cucina, sabato pomeriggio, la figlia di due anni a Cremona, in centro città vicino il Tribunale, in una casa di ringhiera in Via Massarotti, che in passato è stata sede della Moschea e della Scuola coranica.

Dalle immediate ricostruzioni dopo il fatto parrebbe che il padre della piccola, dopo aver ucciso la bimba di due anni a coltellate abbia tentato, con lo stesso coltello, di togliersi la vita conficcandosi la lama nell'addome e ferendosi per altre quattro volte. Intervenuti i Carabinieri di Cremona, chiamati dagli operatori del 118, hanno trovato l'uomo a terra, accanto alla figlia già morta. Jacob Danho Kouao aveva perso molto sangue quindi è stato portato all'Ospedale Maggiore di Cremona, piantonato ed in stato di arresto per omicidio volontario.

Nel corso della scorsa notte è stato ascoltato ed interrogato dagli  inquirenti. Davanti ai magistrati ha dato la sua versione dei fatti sostenendo di essere stato vittima di una rapina: "Sono stato seguito da una persona - ha detto ai magistrati - mi ha rapinato ma non ricordo bene". La ricostruzione dell'accaduto è apparsa confusa. Le sue condizioni di salute hanno di fatto impedito un approfondimento dell'interrogatorio che è stato quindi sospeso. 

Le indagini proseguono. I Carabinieri di Cremona stanno visionando le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona ma saranno determinanti i rilievi del Dna nell'abitazione, luogo della tragedia, per stabilire se vi siano tracce di estranei e la presenza di un'altra persona nella casa per vagliare la versione dei fatti data dal padre.

Gli inquirenti hanno confermato come la bambina di due anni fosse stata affidata al genitore per qualche ora mentre la madre, una donna di 34 anni anche lei di origine ivoriana, era rimasta nella casa protetta in cui viveva da gennaio assieme alla figlioletta dopo i diverbi con il marito.    
La coppia era in fase di separazione ed a seguito di un violento litigio il marito l'aveva aggredita, picchiandola e prendendola a calci. Le aveva anche rotto un timpano. La donna si era rivolta alle autorità ed era stata alloggiata assieme alla bimba in una casa protetta. L'uomo non accettava la separazione, viveva male la lontananza dalla bimba e si lamentava del fatto di non poter vedere la figlia di frequente. Parrebbe che proprio da sei mesi, da gennaio, non abbia più avuto modo di vedere la bimba a causa della separazione in itinere.

I servizi sociali proprio sabato 22 giugno hanno portato la bambina, che si chiamava Gloria, a casa del padre, a quanto pare, per la prima volta dalla separazione di fatto dei coniugi. Non risultano condanne o provvedimenti a carico dell'uomo, che lavorava, titolare di regolare permesso di soggiorno, come operaio presso un'azienda che produce contenitori per alimenti. Aveva preso in affitto con contratto, regolarmente registrato dall'inizio del mese, l'abitazione scena del fatto. I vicini lo descrivono come una persona gentile ed educata. Usciva presto la mattina per recarsi al lavoro e rientrava la sera. Nulla faceva presagire il tragico epilogo.
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