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EUROPA

Grande incertezza

Croazia domani al voto per le elezioni politiche

Alle urne con la paura del coronavirus

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Ansia per il virus, che ha ripreso a circolare con sempre maggior virulenza nelle ultime settimane. Polemiche e critiche sulla gestione del voto. E grande incertezza sul responso delle urne. E' lo scenario in cui la Croazia attende le elezioni politiche in programma domani.

Elezioni che si accompagnano al riaccendersi dei contagi da coronavirus, tenuti sotto controllo da metà maggio fino al 18 giugno, quando i nuovi positivi hanno ricominciato a crescere a ritmi sostenuti ogni giorno, con picchi di 95 il 25 giugno e 96 il 3 luglio. Numeri che hanno pesato sulla campagna elettorale, in una nazione che guarda con angoscia anche alla crisi economica post-Covid-19, particolarmente severa in un Paese a forte vocazione turistica, che quest'anno potrebbe essere costretto a patire una stagione estiva estremamente negativa registrando un crollo del Pil del 9%, secondo stime della Banca Mondiale.

Per ridurre il rischio di contagi, una parte delle forze politiche in corsa ha rinunciato ad attività pre-elettorali e comizi, mentre negli ultimi giorni si sono moltiplicate aspre discussioni sulla legittimità del voto, dato che non si può escludere che in molti disertino il voto per timore dell'epidemia, mentre le autorità hanno raccomandato agli elettori di usare le mascherine nei seggi, già obbligatorie per gli scrutatori. E di portarsi le penne da casa. Forti i contrasti anche sulle modalità di voto, con la commissione elettorale che nei giorni scorsi aveva negato l'accesso ai seggi per i contagiati, una misura avversata soprattutto dalle opposizioni. Rilievi condivisi dalla Corte costituzionale, che venerdì ha stabilito che lo Stato - informa l'agenzia di stampa Hina - ha il dovere di assicurare a tutti i cittadini l'esercizio del diritto di voto, una decisione che ha portato la commissione elettorale nazionale a introdurre nuovi criteri per permettere il voto in sicurezza agli infetti. Voto il cui risultato è apertissimo.

Secondo gli ultimi sondaggi, le preferenze della maggioranza degli elettori si dividono in parti uguali. In leggero vantaggio (a circa il 30%) l'ampia "Coalizione Restart", di centrosinistra, guidata dai socialdemocratici (Sdp) di Davor Bernardić, tallonata dai moderati dell'Hdz dell'attuale premier Andrej Plenković (al 29-30%), che promette una "Croazia sicura" ai tempi del virus e della crisi economica post-Covid. Molto staccato, al 10-11%, il Movimento patriottico (destra nazionalista) del cantante Miroslav Škoro, che però potrebbe diventare l'ago della bilancia della futura maggioranza, visto che le due maggiori coalizioni non dovrebbero da sole conquistare seggi sufficienti per governare da sole. Dovrebbero fare bene, alle urne, anche il centro liberale e i verdi, possibili stampelle di un governo a guida socialdemocratica.

I 151 seggi del Parlamento unicamerale (Sabor) saranno così attribuiti: 140 eletti nelle 10 circoscrizioni in cui è diviso il Paese, 3 eletti dai croati all'estero, 8 eletti in rappresentanza delle minoranze, tra cui 3 per i serbi e 1 per gli italiani. Gli aventi diritto al voto sono poco meno di quattro milioni.
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