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MONDO

Pegasus

Cyber spionaggio, Von der Leyen: "Inaccettabile". Amnesty: un'arma per governi repressivi"

Mentre la presidente della Commissione europea condanna duramente la vicenda, spuntano i primi nomi degli 'spiati'. Ma la Nso, l'azienda produttrice dello spyware, parla di "teorie infondate basate su presupposti errati". E l'Ungheria nega tutte le accuse di spionaggio

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La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, rispondendo a una domanda riguardo alla presunta attività di spionaggio 'Pegasus' di alcuni governi, tra cui quello ungherese, contro i giornalisti, ha detto: "Ciò che abbiamo letto finora, e questo deve essere verificato, ma se è confermato, è completamente inaccettabile, è contro ogni tipo di regola che abbiamo nell'Ue". "La libertà dei media è uno dei valori centrali dell'Ue".

"La sicurezza nazionale - ha poi detto il portavoce della Commissione europea Christian Wigand - è una questione che riguarda gli Stati membri, che devono garantire il rispetto delle regole" e l'indagine sull'eventuale spionaggio col software Pegasus dei giornalisti ungheresi  "spetta all'autorità nazionale sulla protezione dei dati. Noi seguiamo comunque la vicenda da vicino".

Amnesty: Pegasus è un'arma per governi repressivi 
"Il Pegasus Project rivela come lo spyware della Nso Group sia un'arma a disposizione dei governi repressivi che vogliono ridurre al silenzio i giornalisti, attaccare gli attivisti e stroncare il dissenso, mettendo a rischio innumerevoli vite umane". Lo ha dichiarato Agnés Callamard, segretaria generale di Amnesty International, a proposito della notizia che, secondo un'indagine che ha riguardato 50mila utenze telefoniche divenute pubbliche e oggetto di potenziale sorveglianza, tra cui quelle di capi di stato, attivisti, giornalisti e i familiari di Jamal Khashoggi, lo spyware Pegasus dell’azienda israeliana Nso Group sarebbe usato per facilitare violazioni dei diritti umani a livello globale e su scala massiccia. Il 'Pegasus Project' nasce dalla collaborazione tra oltre 80 giornalisti di 17 mezzi d’informazione di 10 Paesi, sotto il coordinamento di 'Forbidden Stories', organismo senza scopo di lucro che ha sede a Parigi, con l'assistenza tecnica di Amnesty International che ha analizzato i telefoni cellulari per identificare le tracce dello spyware.

"Queste rivelazioni smentiscono le affermazioni di Nso Group secondo cui questi attacchi sono rari e frutto di un uso improprio della sua tecnologia. L’azienda sostiene che il suo spyware sia usato solo per indagare legalmente su criminalità e terrorismo, ma è evidente che la sua tecnologia facilita sistematiche violazioni dei diritti umani. Afferma di agire legalmente, mentre in realtà fa profitti attraverso tali violazioni", ha proseguito Callamard. "Le attività di Nso Group evidenziano la complessiva mancanza di regolamentazione grazie alla quale si è creato un far west di violazioni dei diritti umani contro attivisti e giornalisti. Fino a quando le aziende del settore non riusciranno a dimostrare che rispettano i diritti umani, occorre un’immediata moratoria sull’esportazione, sulla vendita, sul trasferimento e sull’uso di tecnologia di sorveglianza", ha aggiunto.

"In primo luogo, Nso Group dovrebbe mettere subito fuori uso i prodotti forniti ai clienti di cui vi siano prove di un uso improprio. E il 'Pegasus Project' ne fornisce in abbondanza", ha commentato Callamard. "Il numero di giornalisti presi di mira illustra ampiamente come Pegasus sia utilizzato per mettere paura al giornalismo critico. Stiamo parlando del controllo della narrazione pubblica, della resistenza alle inchieste giornalistiche e della soppressione di ogni voce dissidente", ha aggiunto. Inoltre, secondo la segretaria generale di Amnesty International, "queste rivelazioni devono generare un cambiamento. All’industria della sorveglianza non può più essere concesso un approccio indulgente proprio da parte di quei governi che hanno un interesse a usare la sua tecnologia per violare i diritti umani".

Pegasus, i primi nomi degli "spiati"
Durante l'indagine sullo spyware Pegasus sono emerse prove secondo le quali tra le persone prese di mira ci sarebbero anche membri della famiglia del giornalista saudita Jamal Khashoggi, prima e dopo la morte di quest'ultimo, il 2 ottobre 2018, a Istanbul ad opera di agenti del regno saudita. Il Security Lab di Amnesty International ha verificato che lo spyware Pegasus si era installato sul telefono di Hatice Cengiz, la fidanzata di Khashoggi, quattro giorni prima dell'assassinio del reporter. Inoltre, secondo quanto si legge in una nota, erano stati sorvegliati anche la moglie di Khashoggi, Hanan Elatr, tra settembre 2017 e aprile 2018, il figlio Adallah e altri familiari in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti.

L'indagine ha finora individuato almeno 180 giornalisti in 20 Stati - tra cui Azerbaigian, India, Marocco e Ungheria, dove la repressione contro il giornalismo indipendente è in aumento - potenziali bersagli dello spyware della NSO Group tra il 2016 e giugno 2021. L'indagine ha comunque evidenziato i pericoli globali causati dalla sorveglianza illegale anche in Messico, Azerbaigian e India. In Messico, il telefono del giornalista Cecilio Pineda era stato infettato dallo spyware Pegasus poche settimane prima del suo omicidio. Il "Pegasus Project", inoltre, ha individuato almeno 25 giornalisti messicani presi di mira in poco più di due anni. La NSO Group ha dichiarato che, anche se il telefono di Pineda fosse stato infettato, le informazioni raccolte dallo spyware non avrebbero potuto contribuire alla sua morte.

In Azerbaigian, uno Stato dove riescono ancora a operare ben pochi organi d'informazione indipendenti, sono stati spiati oltre 40 giornalisti. Il Security Lab di Amnesty International ha verificato che il telefono di Sevinc Vaqifqizi, un freelance della tv indipendente Meydan, è stato infettato per due anni fino al maggio 2021. In India, almeno 40 giornalisti di praticamente tutti i principali mezzi d'informazione sono stati spiati tra il 2017 e il 2021. I telefoni di Siddharth Varadarajan e MK Venu, cofondatori dell'organo d'informazione indipendente "The Wire", sono stati spiati anche nel giugno 2021.Secondo le informazioni diffuse finora, su cui saranno forniti dettagli nei prossimi giorni, sono stati scelti come potenziali bersagli dello spyware Pegasus anche giornalisti di grandi testate internazionali, come Associated Press, CNN, The New York Times e Reuters. Tra i report più noti figura Roula Khalaf, direttrice del Financial Times.

L'azienda si difende
La israeliana Nso "smentisce in pieno le accuse mosse nei suoi confronti" da una rete di media internazionali secondo cui giornalisti ed attivisti dei diritti umani sarebbero finiti nel mirino di governi autoritari mediante il suo software Pegasus per spiarli illegalmente. In una reazione riportata dai media israeliani, Nso denuncia la propagazione di "teorie infondate, basate su presupposti errati". "Nso ha già dichiarato in passato - prosegue il testo giunto ai media locali - che la sua tecnologia non ha alcun legame con la terribile uccisione del giornalista Khashoggi. Abbiamo già verificato in passato quelle affermazioni, e si sono rivelate infondate". "Nso vende i propri prodotti solo a governi riconosciuti, con un processo che abbiamo descritto in piena trasparenza". "Sta di fatto - ribadisce Nso - che la tecnologia della nostra società previene atti di terrorismo, pedofilia, traffico di stupefacenti ed aiuta nella ricerca di persone scomparse. La nostra società salva vite umane". Nso si impegna infine a controllare anche in futuro che i suoi clienti non facciano un uso improprio dei suoi sistemi.

L'Ungheria nega le accuse di spionaggio con Pegasus
Il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto ha smentito oggi le rivelazioni dei media secondo cui Budapest ha utilizzato software per infiltrarsi negli smartphone di giornalisti e altri personaggi pubblici. "Il governo non è a conoscenza di questo tipo di raccolta dati", ha detto Szijjarto in una conferenza stampa, aggiungendo che l'intelligence non ha utilizzato il software Pegasus "in alcun modo". Il ministro ha poi negato qualsiasi collaborazione in tal senso con Israele. "Il direttore generale (dei servizi segreti) mi ha informato che non è stata instaurata alcuna collaborazione con i servizi di intelligence israeliani".
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