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Coronavirus

L'appello

Da Raggi a Sala: città turistiche a rischio default

Lettera primi cittadini a premier: rivedere il Dl Rilancio

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"Rivalutare prima dell'imminente approvazione del decreto, la situazione dei Comuni": se "non saranno accolte le nostre richieste ponderate e motivate, le nostre città rischieranno seriamente il default e l'impossibilità oggettiva di spingere il sistema paese nella ripresa economica e turistica".

Lo scrivono al premier Conte i sindaci Gnassi (Rimini), Brugnaro (Venezia), De Magistris (Napoli), Nardella (Firenze), Orlando (Palermo), Raggi (Roma), Sala (Milano), primi cittadini di città a forte vocazione turistica, dopo aver letto la bozza del Dl Rilancio. 

Nella lettera, indirizzata anche ai ministri Dario Franceschini e Roberto Gualtieri, i sette sindaci di Rimini (anche rappresentante Anci turismo), Venezia, Napoli, Firenze, Palermo, Roma e Milano, rilevano che dopo aver letto oggi la bozza del 'Dl Rilancio', "purtroppo constatiamo che le richieste avanzate dai nostri assessori al turismo in merito al sostegno per il settore, e in particolare quelle a favore dei Comuni a più alta vocazione turistica che più degli altri si trovano adesso in uno stato di crisi finanziaria e sociale, non sono state accolte".

"I territori che amministriamo - proseguono - hanno fino ad ora basato il proprio tessuto economico e i propri bilanci sulle entrate derivanti dal turismo, con livelli occupazionali legati
a questo settore pari anche al 20-25% del totale. L'applicazione di questo decreto, laddove approvato nella sua versione attuale, porterà dunque non solo alla perdita di migliaia di imprese e posti di lavoro con una crisi sociale senza precedenti, che noi sindaci ci ritroveremo ad affrontare, ma anche ad una diminuzione dei servizi essenziali che non riusciremo più a garantire a cittadini e ad imprese".

Tra gli esempi si rileva che nelle bozze che circolano sul Dl in oggetto, non viene fatto "alcun riferimento, contrariamente a quanto richiesto, al ristoro dell'imposta di soggiorno, in un
fondo aggiuntivo rispetto a quello dei 3 miliardi concordato con Anci. Il mancato incasso di queste imposte avrà come conseguenza il blocco di molti servizi essenziali, e l'impossibilità di
andare incontro alle richieste delle imprese che chiedono una sospensione dei tributi locali quantomeno per il periodo di chiusura delle attività". Peraltro, aggiungono, "sono proprio i
Comuni ad altissima vocazione turistica che continueranno a contribuire in maniera più che proporzionale alla finanza dello Stato attraverso il meccanismo del Fondo di Solidarietà
comunale, e che continueranno a versare allo Stato la parte più rilevante del gettito Imu".

"Sulla base di queste premesse - concludono -, vi chiediamo pertanto di poter rivalutare prima dell'imminente approvazione del decreto, la situazione dei Comuni che rappresentiamo al fine di poter stare vicini alle imprese e ai cittadini dei nostri territori, offrendo loro le agevolazioni e i servizi che i nostri bilanci oggi non sono più in grado di erogare". "Siamo certi che il governo non possa rimanere sordo ad un grido di allarme di questa portata".
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