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MONDO

Vaticano

Dalla viva voce del papa: la difficile lotta di Francesco per cambiare la Chiesa

Per gentile concessione dell’Editore pubblichiamo un estratto del libro di Gianluigi Nuzzi "Via Crucis", uscito per l’Editore Chiarelettere. Nel volume sono riportati registrazioni e documenti inediti

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Nella sala cala un silenzio assoluto. Il registratore parte senza che nessuno se ne accorga. L’audio è perfetto, la voce di Francesco inconfondibile. Il papa sceglie un tono pacato e asciutto, ma fermo e risoluto. Sul volto alterna espressioni di stupore e condanna ad altre di determinazione e intransigenza. Si esprime in italiano, ancora tentennante ma chiaro, da vescovo di Roma, lasciando lunghe pause tra una denuncia e l’altra.

I silenzi rendono ancora più drammatiche le sue parole. Il papa vuole che ogni cardinale, anche chi per anni ha tollerato qualsiasi cosa, possa comprendere che è arrivato il momento di scegliere da che parte stare.

Bisogna chiarire meglio le finanze della Santa Sede e renderle più trasparenti. "Quello che io dirò adesso è per aiutare, vorrei individuare alcuni elementi che sicuramente vi aiuteranno nella vostra riflessione".

Primo. "È stato universalmente accertato nelle congregazioni generali (durante il conclave, ndr) che (in Vaticano, ndr) si è allargato troppo il numero dei dipendenti. Questo fatto crea un forte dispendio di soldi che può essere evitato. Il cardinal Calcagno mi ha detto che negli ultimi cinque anni c’è stato il 30 per cento di aumento nelle spese per i dipendenti. Lì qualcosa non va! Dobbiamo prendere in mano questo problema".

Il pontefice è già a conoscenza del fatto che gran parte di queste assunzioni hanno un’origine clientelare. Molte persone entrano grazie a segnalazioni e raccomandazioni e, spesso, vengono impiegate in nuovi progetti dall’esito dubbio. Non a caso nel piccolo Stato non c’è un unico ufficio del personale come in tutte le aziende private che hanno decine di migliaia di dipendenti. Ce ne sono ben quattordici, che corrispondono ad altrettanti snodi di potere nella mappa della Santa sede. Francesco lo denuncia in un crescendo molto lucido che mette in evidenza tutte le situazioni da allarme rosso.

Secondo. "Il problema della mancanza di trasparenza è ancora vigente. Ci sono spese che non provengono da una chiarezza delle procedure. Questo si vede – dicono quelli che mi hanno parlato (cioè i revisori artefici della denuncia e alcuni cardinali, nda) – nei bilanci. Collegato a questo, credo si debba andare più avanti nel lavoro di chiarire bene l’origine delle spese e le forme di pagamento".

"Pertanto si deve fare un protocollo sia per il preventivo sia per l’ultima tappa, cioè per il pagamento. (Bisogna, ndr) seguire questo protocollo con rigore. Uno dei responsabili mi diceva: «Ma vengono con la fattura e allora dobbiamo pagare…». No, non si paga. Se una cosa è stata fatta senza un preventivo, senza autorizzazione, non si paga. «Ma chi lo paga?» (Papa Francesco qui simula il dialogo con un incaricato ai pagamenti, ndr.) Non si paga. (Bisogna, ndr) cominciare con un protocollo, essere fermi: (anche se a, ndr) questo povero incaricato gli fai fare una brutta figura, non si paga! Il Signore ci perdoni, ma non si paga! C-h-i-a-r-e-z-z-a. Questo si fa nella ditta più umile e dobbiamo farlo anche noi. Il protocollo per iniziare un lavoro è il protocollo di pagamento. Prima di ogni acquisto o di lavori strutturali si devono chiedere almeno tre preventivi che siano diversi per poter scegliere il più conveniente. Farò un esempio, quello della biblioteca. Il preventivo diceva 100 e poi sono stati pagati 200. Cosa è successo? Un po’ di più? Va bene, ma era nel preventivo o no? Ma dobbiamo pagarlo… (si dice, ndr). Invece non si paga! Ma che lo paghino loro… Non si paga! Questo per me è importante. Per favore disciplina!".

Francesco descrive una situazione caratterizzata da un’assoluta superficialità in campo economico. Uno scenario impensabile. È arrabbiato. Ripete sette volte «Non si paga».
Per troppo tempo, con facilità e leggerezza incredibili, sono stati sborsati milioni a pioggia, a saldo di lavori non preventivati, eseguiti senza le dovute verifiche e con fatture lievitate all’inverosimile.

Molti ne hanno approfittato incassando anche i soldi dei fedeli, le offerte che dovrebbero essere destinate ai più bisognosi. Il pontefice si rivolge quindi a quei cardinali che presiedono dicasteri che negli anni non hanno gestito il denaro della Chiesa con oculatezza, a tutti i responsabili che non hanno controllato come dovevano. È un palese atto di accusa, durissimo, diretto e senza sconti, persino umiliante per i porporati: sottolinea aspetti che qualunque amministratore che opera anche nelle più modeste realtà imprenditoriali conosce e capisce benissimo.

Francesco fissa negli occhi il segretario di Stato Tarcisio Bertone.

Uno scambio di sguardi intenso. Chi è seduto vicino al papa non vi scorge certo l’amicizia e l’indulgenza che legavano Ratzinger al cardinale italiano, tanto da portarlo con sé fino al vertice del potere in Vaticano. Quello sguardo esprime il monito glaciale del gesuita arrivato a Roma dalla «fine del mondo».

Dopo averlo messo in mora nei primi mesi di pontificato, Francesco ora accusa Bertone, prima di liquidarlo per sempre. In Vaticano, infatti, la gestione delle risorse e del governo fa capo alla segreteria di Stato, che nel precedente papato, proprio con la guida di Bertone, aveva concentrato su di sé un potere senza uguali. Persino superiore a quello che aveva negli anni in cui al vertice dell’Apsa c’era il potentissimo cardinale venezuelano Rosalio José Castillo Lara, durante il papato di Wojtyla, con il cardinale Angelo Sodano segretario di Stato. Gli stessi anni che abbiamo ricostruito, attraverso i documenti riservati di monsignor Renato Dardozzi, nel libro Vaticano Spa. Nel silenzio irreale che domina in sala, il papa sferra l’affondo finale sulle questioni di più grande imbarazzo: 

"Senza esagerare possiamo dire che buona parte dei costi sono fuori controllo. È un fatto. Dobbiamo sempre sorvegliare con la massima attenzione la natura giuridica e la chiarezza dei contratti. I contratti hanno tante trappole, no? Il contratto è chiaro ma nelle note a piè di pagina c’è la piccola lettera – si chiama così no? – che è una trappola. Studiare bene! I nostri fornitori devono essere sempre aziende che garantiscono onestà e che propongono il giusto prezzo di mercato, sia per i prodotti sia per i servizi. E alcuni non garantiscono questo".
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