Original qstring:  | /dl/rainews/articoli/Donne-W-20-Rome-Summit-parita-di-genere-per-la-prima-volta-al-G20-f96d0e5f-6dd6-4944-9920-84b25485678c.html | rainews/live/ | true
ITALIA

Asse della presidenza italiana

W20 Donne di Roma, la parità di genere per la prima volta al G20

Nella seconda giornata di lavori i punti affrontati vanno dalla prevenzione della violenze ai sostegni sociali reali che consentano alle donne di non dover scegliere tra casa e lavoro

Condividi
"Per la prima volta il tema della parità di genere è centrale nel G20, è uno degli assi della presidenza italiana, il presidente Draghi ha molto insistito su questo". Lo dice la ministra per le Pari Opportunita' e la Famiglia, Elena Bonetti, ospite di Rainews 24. “Faremo proposte molte concrete sul lavoro, supporto ai servizi, incentivi per le aziende per la crescita delle carriere femminili".  Impegni che non devono rimanere parole scritte su un documento o un protocollo d’intesa. Restano li e nonostante gli sforzi restano impegni disattesi.

Le parole più ricorrenti in questa seconda giornata W20 -Women Rome Summit a Roma si è toccato il tema di costante attualità delle violenze sulle donne. "La prevenzione e il contrasto della violenza contro le donne devono essere riconosciuti dal G20 come priorità di intervento a livello nazionale e internazionale, in quanto violazione dei diritti umani di metà della popolazione solo perché di sesso femminile". Va dritta al punto  Antonella Veltri, presidente di D.i.Re, Donne in Rete contro la Violenza. Le violenze non hanno confini, non guardano allo stato sociale, è spesso un’eredità patriarcale figlia di antichi stereotipi e pregiudizi. In un momento cruciale, prosegue Antonella Veltri, presidente di D.i.Re, i governi del G20 devono "proteggere le donne vittime di violenza, loro figli e figlie, perseguire i colpevoli” sostenere le vittime a riprendersi la vita un cammino non facile. Ai governi del G20 si chiede l'impegno nel costruire società più eque per tutti e tutte.
 
Un’uguaglianza che però inciampa sempre, costantemente, nonostante mille proposte e promesse nello stesso punto: mancanza di servizi infrastrutture sociali. Una parola fra tutte asili nido. Un punto che la ministra per il Sud e la Coesione Territoriale, Mara Carfagna dice “rappresenti la principale fonte di disuguaglianza tra uomini e donne. Per le donne significa difficoltà, se non impossibilità, a cercare un lavoro e trovarlo, significa carriere più discontinue e quindi significa salari più bassi e pensioni più basse. E questi problemi al Sud trovano una concentrazione maggiore. Per quanto riguarda gli asili nido, la ministra ha ricordato che tra poco "ci sarà una legge per fissare quanti asili nido devono essere garantiti sul territorio nazionale indipendentemente dal luogo di residenza e dal luogo di nascita. E' il famoso Lep (Livelli Essenziali della Prestazioni) asili nido, una disposizione costituzionale che non è mai stata attuata da 20 anni e la mancata attuazione - ha osservato – ha alimentato le disuguaglianze territoriali".

La ministra Carfagna, tornando al fenomeno dei femminicidi e della violenza contro le donne c''è un problema "di applicazione delle leggi ed anche culturale". L'Italia è un Paese dotato di buone leggi" e l'Italia è "riuscita a fare passi in avanti importanti sul fronte delle leggi contro la violenza". "Non mi stancherò mai di chiedere alla magistratura di applicare le norme che il Parlamento approva con il massimo del rigore e con il massimo della severità, non trascurando alcun dettaglio perché a volte i dettagli fanno la differenza tra la vita e la morte di una donna”.

Altro muro abbattuto dalle donne è stata quella della loro presenza nelle forze armate, in Polizia e nei Carabinieri. A raccontare come a piccoli passi si sono conquistati ruoli dal 2000 ad oggi, il capitano Sara Serafino che si occupa, tra l'altro, di pari opportunità e di prospettiva di genere al Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri. “Sul piano formale, è uno dei modelli più avanzati in termini di parità. E, con la progressione di carriera, tra alcuni anni le donne potranno ricoprire cariche di vertice della gerarchia militare".  Attualmente il personale femminile dell'Arma supera le 5.000 unità, con una percentuale pari al 5,25% della forza, distribuito in ogni ruolo, organizzazione e grado e con una consistenza considerevole anche in posizioni di comando”. “Ciò che con orgoglio sottolineo è che le donne in uniforme hanno lo stesso trattamento degli uomini".  Lo ha detto la sottosegretaria alla Difesa Stefania Pucciarelli nel suoi ntervento al "W20 -Women Rome Summit".  "L'ingresso delle donne rappresenta - ha affermato – un valore aggiunto garantendo un elevato contributo alle forze armate, con un trasversale approccio di genere nelle operazioni  nelle missioni di pace".
Condividi