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POLITICA

Firenze

Europa, Renzi: "Non più solo rigore ma serve una strategia"

Il presidente del Consiglio a Firenze per prendere parte alla penultima giornata
della conferenza 'The State of the Union' in Palazzo Vecchio

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L'unificazione, l'euro e l'austerità. E soprattutto la necessità di fare di più e avere una strategia. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi guarda all'Europa, senza partire da lontano. Nel corso del suo intervento allo State of the Union a Palazzo Vecchio a Firenze è il 2014 il suo punto di partenza. Cioè dal suo primo anno di governo e da quando ha iniziato a confrontarsi con le istituzioni dell'Ue.

Bruxelles, Strasbrugo e Francoforte erano visti come il principale problema del nostro Paese tanto che, sottolinea Renzi, "a maggio 2014 il terrore era di una campagna elettorale tutta centrata contro l'Europa e contro l'euro". Il cambiamento di prospettiva invece c'è stato, è cambiata l'opinione perché è cambiato "anche in Italia l'approccio nei confronti della moneta unica, discutiamo di più di crescita anziché di austerity".

Il risultato più evidente di questo è l'accettazione della flessibilità e la possibilità della Bce di avere strumenti per poter attuare il Qe. "E finalmente si preoccupa di come rispettare il rigore ma si preoccupa anche degli investimenti col piano di Jean-Claude Juncker" ricorda il premier. Resta comunque il problema della crescita che Renzi non nasconde, quando definisce l'Ue "uno studente dotato di grandissimo talento ma che non applica tutto ciò che può applicare, dando l'impressione di essere un continente che gestisce più o meno bene le emergenze ma che non ha una strategia e che cresce meno di tutti". Proprio nella gestione delle emergenze Renzi ha poi fatto riferimento a quella dei migranti augurandosi che l'Europa non "blocchi in mare i sogni, le speranze e i drammi delle persone che cercano una nuova vita".

In conclusione il parallelo con l'Italia che Renzi indica come il Paese uscito dal cono d'ombra e considerato finora il malato del continente. Condizioni superate grazie alle riforme, in particolare due quelle indicate dal premier: "Se la riforma del lavoro, invece che farla nel 2014, si fosse fatta nel 2004, come in Germania, adesso avremmo una situazione occupazionale diversa. Se la legge elettorale fosse stata fatta prima, sarebbe stato un segnale decisamente più forte". 
 
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