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SPETTACOLO

La 16a edizione

Festa Roma, da Zhang Yimou la poesia del cinema con "One second"

In programma oggi il film del regista cinese ambientato durante le convulsioni della Rivoluzione culturale maoista

Il regista cinese Zhang Yimou (GettyImages)
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Pura poesia e vero omaggio al cinema, come dichiarato dallo stesso Zhang Yimou, il suo "One Second" che arriva a tre anni di distanza da "Shadow" (fuori concorso a Venezia 2018). Già al San Sebastián Film Festival e a Toronto, viene presentato ora alla Festa di Roma questo 'nuovo' Cinema Paradiso in anima cinese che prende lo spettatore e non lo molla più nei 104 minuti di durata, con il suo deserto e con i suoi personaggi sempre puri nella loro ingenuità.

In origine, il film doveva essere presentato alla Berlinale nel 2019, ma fu ritirato all'ultimo "per motivi tecnici", facendo sospettare l'intervento della censura.

Ambientato nel Nord della Cina durante la Rivoluzione culturale di Mao Tse-tung, il film ha come protagonista Zhang Jiusheng (Zhang Yi), ergastolano in fuga dallo sguardo buono, ma con un una missione ben precisa: essere spettatore di un cinegiornale pieno della solita propaganda di regime.

Motivo? E' l'unica possibilità che ha di rivedere per un secondo la figlia selezionata tra i lavoratori modello e dunque protagonista di un servizio. Ma prima della proiezione la preziosa pellicola viene rubata da una ragazzina, Liu Guin (Liu Haocun). Una cosa a cui l'ergastolano casualmente assiste, tanto da iniziare un lungo inseguimento della ladra. Una volta recuperata la pizza, si entra forse nella parte più straordinaria di "One second", con l'ingresso in scena di Mr. Film (Fan Wei) il proiezionista del villaggio, vera autorità locale perché è lui il deus ex machina di un'enorme scarna sala che però si riempie fino all'inverosimile durante le rare e attesissime proiezioni in cui ognuno si porta dove sedersi. E questo in ogni ordine di altezza; c'è anche chi sale sul sellino della propria bicicletta per vedere tutto dall'alto.

E che il cinema sia una vera festa popolare lo si vede molto bene quando l'intero villaggio, militarizzato da Mr. Film, come fosse un sol uomo si mette al suo servizio per sistemare la pellicola rovinata dal viaggio e dalla sabbia. Ogni atto di restauro è scandito dalla voce autorevole, e allo stessa tempo autoritaria, del proiezionista tra le grida di meraviglia di una popolazione entusiasta di rivedere per l'ennesima volta la celebrazione delle asserite conquiste rivoluzionarie e industriali del pensiero maoista.

Per il film di Zhang Yimou finale pieno di lacrime, quelle del protagonista (e non solo) che guarda compulsivamente la figlia sul grande quanto precario telone che fa da schermo. E' solo un secondo, ma per lui è un tempo lunghissimo.

Il palmarès dell'autore cinese è ricco come pochi. Nel 1988 vinse all'esordio l'Orso d'oro a Berlino con "Sorgo Rosso", divenendo poi uno dei più celebrati registi del globo. Con film come "Ju Dou" (diretto con Fengliang Yang) ebbe la sua prima candidatura all'Oscar nel 1991, quindi "Lanterne Rosse" (Leone d'argento a Venezia nel 1991 e candidato all'Oscar nel 1992), "La Storia di Qiu Ju" (Leone d'oro a Venezia nel '92 e Coppa Volpi a Gong Li come migliore attrice), "Vivere!" (Gran premio della giuria e premio per il migliore attore a Ge You, Cannes 1994), "Non uno di meno" (secondo Leone d'oro a Venezia nel 1999) e "La strada verso casa" (Orso d'argento, Gran premio della giuria a Berlino 2000). Bel paradosso: nel mondo i film di Zhang venivano celebrati, in patria spesso erano proibiti. Questo finché il cineasta non cambiò registro, con film di cappa e spada cinesi come "Hero" (per la terza volta candidato all'Oscar nel 2003) e "La Foresta dei pugnali volanti", fino ad essere scelto come regista della cerimonia di apertura e di chiusura dei Giochi olimpici a Pechino nel 2008.
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