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ECONOMIA

Rapporto 2021 sul coordinamento della finanza pubblica

Fisco, Corte dei Conti: ipotizzare spostamento prelievo da Irpef a Iva

Guardare a equità del sistema, avanti con contrasto all'evasione, prelievo ora concentrato su dipendenti e pensioni

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Le prospettive di breve e medio termine delineate nel Def "appaiono alla portata del nostro Paese, anche se restano fortemente condizionate dall'effettivo superamento, grazie ad un efficace, veloce ed esteso piano vaccinale, dei confinamenti e della sospensione delle attività produttive". A sottolinearlo è la Corte dei Conti nel Rapporto 2021 sul coordinamento della finanza pubblica. La scommessa implicita è "sulla crescita potenziale. Il Documento valuta che essa possa passare da un valore sostanzialmente nullo nella media del quadriennio 2017-21 ad un valore prossimo all'1 per cento nella media del triennio 2022-24".

Non bisogna dimenticare, secondo la magistratura contabile, che "la recessione ha colpito l'Italia in uno stadio nel quale il prodotto interno lordo aveva recuperato solo la metà delle perdite registrate nel 2009 e 2012 (pari a circa 9 punti di prodotto) e che ha visto una dinamica degli investimenti estremamente contenuta". Rispetto a quanto osservato in Germania, Francia e Spagna, l'Italia è stato l'unico paese in cui "la nuova accumulazione di capitale non è stata sufficiente neanche a compensare gli ammortamenti, con conseguente erosione dello stock".

Ma i dati "mostrano che ampi spazi di recupero vi sono anche per gli investimenti privati". Ampiamente condivisibile è da questo punto di vista la valutazione secondo cui molto del successo del Pnrr dipenderà dalla sua capacità di stimolo anche rispetto a questi. Una strategia per la ripartenza non può, quindi, non puntare al superamento delle fragilità che caratterizzano la nostra economia. Molto dipenderà dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e dalle riforme strutturali che lo accompagnano. È da esse e dalla capacità dei nuovi investimenti di far crescere la produttività totale dei fattori, quale effetto di un salto tecnologico all'insegna della sostenibilità infrastrutturale ed ambientale, che dipendono le prospettive dei prossimi anni".

La riforma del fisco
Le ipotesi d'intervento sul fisco dovranno guardare "all'efficienza e all'equità del sistema tributario nel suo complesso, considerando forme di ricomposizione del contributo dei prelievi diretti e indiretti". A sottolinearlo è la Corte dei Conti nel Rapporto 2021 sul coordinamento della finanza pubblica spiegando che "adeguata attenzione potrebbe essere riservata ad un parziale spostamento del prelievo dall'Irpef all'Iva"

Indipendentemente dal modello di base imponibile che si vorrà adottare, la Corte sottolinea che non possono essere trascurati gli obiettivi strategici rappresentati da un lato dal contrasto all'evasione che rimane "a tutt'oggi il più rilevante vulnus all'equità orizzontale e verticale" e dall'altro "dal processo di semplificazione, sia per ciò che riguarda la base imponibile, le aliquote e le innumerevoli spese fiscali presenti, sia per gli aspetti procedimentali, quali dichiarazioni, versamenti, rimborsi e, in generale, tutto ciò che attiene al rapporto con il contribuente".

Proliferazione spese fiscali, con 250 agevolazioni perdita gettito per 53 miliardi
"La proliferazione delle spese fiscali e dei trattamenti differenziati ha significativamente contribuito a rendere complesso il prelievo; nonostante siano stati assunti nel tempo continui impegni a limitarne l'uso, il loro numero ha continuato ad aumentare sensibilmente. Si tratta di eccezioni alla regola generale riconducibili a circa 250 agevolazioni, che causano una significativa perdita di gettito (circa 53 miliardi nel 2021)", sottolinea la Corte. Difficile, tuttavia, "valutarne l'impatto complessivo, vista l'eterogeneità dei provvedimenti, per natura, scopo e quota dei contribuenti interessati", ha concluso la magistratura contabile.

"Cruciale rientro del debito credibile e sostenuto"
La Corte sottolinea poi come sia "cruciale riavviare un credibile, graduale e sostenuto processo di rientro dal debito non appena le condizioni lo consentiranno". Altrettanto "cruciale", secondo la Corte, e' "la credibilità degli impegni affinché si minimizzi lo spread che va a sommarsi al tasso di interesse 'di fondo' e si preservi un favorevole sentiero prospettico per il costo medio". "A differenza di quanto programmato in autunno - ricorda la Corte - nella Nota di aggiornamento e nel Documento programmatico di bilancio, il Def prospetta per il 2021 un'ulteriore lievitazione del rapporto (di 3 punti, al 159,8 per cento), quale risultato di un deficit più elevato e un livello del Pil nominale più contenuto per gli effetti delle nuove restrizioni poste alle attività economiche con il riacutizzarsi della crisi sanitaria. L'inversione della tendenza al rialzo viene cosi' rinviata al 2022. La scelta appare condivisibile e per certi aspetti, inevitabile".    Secondo la magistratura contabile, "è importante, come del resto raccomandato recentemente dagli stessi principali organismi internazionali (Fondo monetario, Ocse e Banca centrale europea), che il bilancio pubblico sostenga i bilanci privati fino a quando sara' necessario per preservare il potenziale produttivo e di crescita".
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