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MONDO

Gaza, il 1° luglio 'giornata di collera' contro i piani di annessione di Israele in Cisgiordania

Ancora non è noto se le manifestazioni si svolgeranno solo nella Striscia o se i dimostranti cercheranno anche, come in passato, di raggiungere il confine con Israele. Il 10 giugno scorso, la stessa Corte Suprema israeliana ha annullato come "incostituzionale" la legge che avrebbe legalizzato insediamenti ebraici in Cisgiordania costruiti su terra privata palestinese

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Una giornata "di collera popolare" in protesta contro i progetti israeliani di annessione di parti della Cisgiordania è stata indetta oggi da varie fazioni politiche palestinesi, al termine di un incontro di coordinamento a Gaza.

Le proteste di massa, è stato precisato, avranno luogo il primo luglio. Ancora non è noto se le manifestazioni si svolgeranno solo nella Striscia o se i dimostranti cercheranno anche, come in passato, di raggiungere il confine con Israele.

Il segretario generale dell'Onu  Antonio Guterres ha invitato il "governo israeliano ad abbandonare i  suoi piani di annessione" di parti della Cisgiordania, sollecitando "i leader israeliani e palestinesi a impegnarsi in un dialogo con il sostegno della comunità internazionale". "L'annessione di parti della Cisgiordania occupata - ha affermato  Guterres su Twitter - costituirebbe una grave violazione del diritto internazionale, danneggerebbe seriamente la prospettiva di una soluzione a due Stati e minerebbe le possibilità di ripresa dei negoziati". Non è evidentemente dello stesso avviso Ii Segretario di Stato Usa, Mike Pompeo. Israele ha il via libera degli Usa per annettere territori palestinesi, ha detto. "Le decisioni sull'estensione della sovranità di Israele a quelle zone sono decisioni che gli israeliani devono prendere", ha detto Pompeo ai giornalisti. Il Segretario di Stato ha parlato pochi momenti dopo che l'Onu e la Lega araba si sono unite nell'appello a Israele perché abbandoni i suoi piani per annettere parti della Cisgiordania occupata. 

Il 10 giugno scorso, la Corte Suprema di Israele ha annullato come "incostituzionale" la legge del 2017 che avrebbe legalizzato insediamenti ebraici in Cisgiordania costruiti su terra privata palestinese. La decisione si basa sul fatto, scrive la Corte, che la legge "viola i diritti di proprietà e di eguaglianza dei palestinesi, mentre privilegia gli interessi dei coloni israeliani sui residenti palestinesi". Riguarda circa 4.000 case costruite dai coloni. La Cisgiordania fa parte, assieme alla striscia di Gaza, dei "territori palestinesi" e della regione storico-geografica della Palestina. Con gli accordi di Oslo (1993) la maggior parte della Cisgiordania è stata posta sotto l’amministrazione dell’Autorità nazionale palestinese, sebbene Israele vi mantenga insediamenti e ne costruisca di nuovi, e nonostante la costruzione di una barriera difensiva lungo il confine provvisorio fra i due Stati. Nel 2005, Israele ha attuato il ritiro unilaterale dalla sola Gaza, senza rimuovere l’embargo posto all’ingresso di merci e persone. 

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