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ITALIA

Assolto il delegato della società Messina

Genova, strage della Torre Piloti: 10 anni al comandante della Jolly Nero

A poco più di 4 anni dai fatti è arrivata la prima sentenza per l'incidente della Jolly Nero, il cargo della compagnia Messina che alle 23:05 del 7 maggio 2013, durante la manovra di uscita dal porto di Genova con direzione Napoli, urtò e abbattè la Torre Piloti, nove i morti. Condannati anche il pilota del porto, il primo ufficiale e il direttore di macchina 

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Il giudice del Tribunale di Genova Silvia Carpanini ha condannato il comandante della Jolly Nero Roberto Paoloni a 10 anni 4 mesi per la strage della Torre Piloti avvenuta il 7 maggio 2013 nel porto di Genova. Il giudice ha condannato anche il pilota del porto di Genova Antonio Anfossi a 4 anni e due mesi, il primo ufficiale Lorenzo Repetto a 8 anni e 6 mesi e il direttore di macchina Franco Giammoro a 7 anni di reclusione. Assolto il delegato della società Messina. Pene dimezzate rispetto alle richieste.

Il cargo della compagnia Messina alle 23:05 del 7 maggio 2013, durante la manovra di uscita dal porto di Genova con direzione Napoli, urtò e abbattè la Torre Piloti.  Sotto le macerie dell'edificio di 54 metri, realizzato nel 1996, persero la vita 9 persone, 4 invece rimasero ferite.

L'assoluzione del delegato della società Messina
Il giudice monocratico del tribunale di Genova ha assolto Giampaolo Olmetti, delegato della società Messina per l'armamento del cargo Jolly Nero. La stessa società è stata ritenuta responsabile del solo illecito amministrativo ed è stata applicata una sanzione di 1 mln e 50 mila euro.

I parenti vittime gridano: "Assassini"
"Assassini, assassini. Avete ammazzato 9 persone, non finisce qui", hanno gridato in aula, subito dopo la lettura della sentenza per il crollo della Torre Piloti del porto di Genova i familiari di alcune vittime. Le accuse dei parenti delle vittime sono rivolte in modo particolare al comandante della Jolly Nero, Roberto Paoloni, condannato a 10 anni e 4 mesi: il marittimo, presente in aula, si è allontanato inseguito dai familiari trattenuti dai loro avvocati. Durante la requisitoria il pm aveva chiesto per il comandante 20 anni e 7 mesi.

"Non ci siamo proprio, i veri responsabili, Olmetti e i Messina, sono stati il primo assolto e i secondi puniti con una
multa. Paoloni è un mascalzone", ha detto Adele Chiello, madre di Giuseppe Tusa, uno dei militari della capitaneria morti nel crollo della Torre. "Ho creduto nella magistratura, ma sono delusa. Il pm ha lavorato bene, ma non ci siamo. Bisogna far uscire la melma dal porto di Genova". 

Il legale del comandante: sentenza equilibrata
"E' stata una sentenza equilibrata", ha detto Romano Raimondo, il difensore di Roberto Paoloni, comandante della Jolly Nero. "La sentenza di condanna era attesa - ha detto Raimondo - essendo Paoloni il comandante della nave e principale imputato dei reati contestati. Sulla misura della pena ci riserviamo dopo aver letto le motivazioni di fare appello. Riteniamo che si tratti di una sentenza equilibrata - ha concluso Raimondo - perché arriva dopo un lungo periodo di pesante pressione mediatica che avrebbe potuto facilmente deviare il ragionamento del giudice". 

Il legale di Messina: riconosciuta la nostra estraneità
"Ritengo che la sentenza abbia riconosciuto le nostre argomentazioni difensive", ha detto l'avvocato Carlo Uva che con Pierluigi Ciaramella ha difeso la società Ignazio Messina nel processo per il crollo della Torre Piloti. "E' stata una sentenza articolata a fonte di un processo complicato - ha aggiunto Alberto Mittone, legale con Pietro Palandri del delegato della società all'armamento della Jolly Nero Giampaolo Olmetti, che è stato assolto -. Leggeremo le motivazioni soprattutto per l'assolutoria del comandante Olmetti". 

Le vittime
A perdere la vita furono gli operatori radio dei rimorchiatori Sergio Basso, 50 anni, e Maurizio Potenza, 50 anni; il pilota Michele Robazza, 44 anni; i capi di prima classe Francesco Cetrola, 38 anni e Marco de Candussio, 39 anni; i sottocapi di prima classe Davide Morella, 33 anni e Giuseppe Tusa, 30 anni; il sottocapo di terza classe Daniele Fratantonio, 30 anni e il sergente Giovanni Iacoviello, 35 anni. Il corpo di quest'ultimo fu trovato solo il 17 maggio, incastrato 8 metri sotto la banchina di Molo Giano, teatro della tragedia, dieci giorni dopo il crollo della Torre. I funerali di Stato vennero celebrati il 15 maggio nella cattedrale di San Lorenzo dall'arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco. Presenti l'allora capo dello Stato, Giorgio Napolitano e le piu' alte cariche del Paese.

Gli imputati
Davanti alla giustizia sono stati chiamati il comandante della nave, Roberto Paoloni, il pilota Antonio Anfossi, il primo ufficiale Lorenzo Repetto, il direttore di macchina Franco Giammoro, il responsabile tecnico d'armamento della flotta della Messina Giampaolo Olmetti. Le accuse per tutti erano omicidio colposo plurimo, crollo di costruzioni e attentato alla sicurezza dei trasporti. Il comandante Paoloni è stato accusato anche di falso. Tra gli imputati anche Cristina Vaccaro, terzo ufficiale accusata solo di falso. La società Messina è imputata per responsabilità amministrativa ed è citata come responsabile civile. A seguito di varie denunce della famiglia di una delle vittime, la procura ha aperto altri due filoni di inchiesta a carico dei progettisti e collaudatori della torre e nei confronti di capitaneria di porto e autorità portuale.

Le richieste del pm
Nelle udienze del gennaio scorso, il pubblico ministero Walter Cotugno aveva chiesto la condanna a 20 anni e 7 mesi di reclusione per il comandante Paoloni, 17 anni per Giampaolo Olmetti. Le richieste di condanna per gli altri imputati, erano in particolare 10 anni e 6 mesi per Giammoro e Repetto e 8 mesi per Vaccaro. Non solo: in una delle requisitore, il pm - affiancato in aula in quell'occasione, dal procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi - aveva chiesto che la compagnia Messina venisse commissariata per un anno e pagasse oltre 2 milioni di euro: il commissariamento, secondo quanto spiegato dal pm, era stato chiesto in sostituzione di misure interdittive come la sospensione delle autorizzazioni e delle licenze "questo per evitare rilevanti ricadute sulla occupazione", aveva sottolineato Cotugno. Secondo il pm, la società armatrice della Jolly Nero, LA Messina appunto, doveva essere condannata perché l'accusa la ritiene responsabile di quanto non è stato fatto, per negligenza, nel campo della sicurezza. 
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