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MONDO

20 mila gli espulsi dell'epoca, hanno perso tutto

Giovanna Ortu, espulsa dalla Libia nel 1970: "Gli italiani sulla nave mi fanno rivivere il dramma"

Gheddafi aveva un elenco di tutte le proprietà degli italiani in Libia: prima di avere il visto di uscita dovevano aver lasciato tutto, dalle terre all'auto. Conti correnti bloccati, una vita da ricostruire. Vedere quei cento italiani riportati in Sicilia per sfuggire alla morsa dell'Is fa rivivere il dramma dell'espulsione a Giovanna Ortu, italiana di Tripoli oggi presidente dell'Associazione Italiani Rimpatriati dalla Libia. 

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di Veronica Fernandes "Gheddafi ci ha cacciati togliendoci tutto, vedere gli italiani arrivare in nave mi riporta tutti alla memoria, me lo ripeto tutti i giorni che, per non soffrire, la Libia me la devo strappare dal cuore". 

Giovanna Ortu, espulsa dalla Libia nel 1970


“Ho perso 15 kg in un mese, quando Gheddafi ci ha espulsi tutti dalla Libia”. Giovanna Ortu oggi ha 75 anni ed è l'agguerrita presidentessa dell’Associazione Italiani Rimpatriati dalla Libia. Nata a Tripoli nel 1939, all’indomani del colpo di Stato del Colonnello ha dovuto lasciare la Libia insieme ad altri 20 mila italiani. All’epoca aveva poco più di 30 anni, una figlia piccola e una vita che si stava per sgretolare. Come tutti gli italiani di Libia è partita senza nulla: proprietà confiscate, conti in banca bloccati. Oggi – guardando le immagini dei connazionali sbarcati stanotte ad Augusta – rivive tutto con dolore e senso di impotenza.

Che effetto le fa vedere quegli italiani che scendono dalla nave nel porto di Augusta?
Sto vivendo con angoscia, continuo a guardare i giornali, cerco di mettermi in contatto con le persone che conosco. In molti sono partiti solo con il cellulare libico che si è scaricato, devono ricominciare da zero, è un trauma. C’è ad esempio il custode del cimitero, con il quale sono in rapporti strettissimi da quando è stato restaurato dopo la profanazione degli anni Settanta, che ha perso il lavoro, spero che abbia una pensione. Sono pochi ma so che effetto fa lasciare tutto, andarsene in fretta, non sapere cosa fare il giorno dopo.

Lei ha dovuto andarsene dalla Libia nel 1970: come è stato quel viaggio verso l’Italia?
Ci avevano bloccato i conti in banca ma non ci facevano partire se non dimostravamo di aver lasciato tutte le nostre proprietà e anche di aver pagato le bollette del gas e della luce. Poi ci hanno vaccinato in massa contro il colera e siamo dovuti partire, tutti insieme. Io e la mia famiglia in aereo, e ci siamo anche dovuti pagare il biglietto, altri sono stati ammassati in nave.

Lo Stato Islamico oggi minaccia l’Italia e c’è un clima di odio verso gli italiani in partenza. E’ stato così anche per voi?
Le persone con cui ho parlato nell’ultimo periodo mi hanno parlato di una sensazione di insicurezza, di intolleranza. Immagino come sia la vita di quelle 70 persone rimaste là a lavorare, principalmente nei pozzi, che rischiano la vita ogni secondo. Quando siamo partiti noi la popolazione libica aveva un atteggiamento diverso, avevamo convissuto per decenni nelle stesse città, nelle stesse case.

Come è stato il rientro?
Un orrore: chi non aveva nulla è passato da una vita normale ai campi profughi in Campania, Puglia e Lombardia. A me non è successo, siamo rientrati a Roma, ma abbiamo perso tutto.

Come era la vita a Tripoli prima di Gheddafi?
Io provengo da una famiglia agiata. Mio padre era cancelliere del tribunale di Tripoli, mia madre era un’italiana arrivata da Alessandria d’Egitto dove il padre aveva contribuito a fondare la Tirrenia. Stavamo bene, negli anni avevamo acquisito proprietà agricole e immobiliari.

Poi c’è stata la confisca. Come è avvenuto?
Gheddafi aveva fatto stilare un elenco dettagliatissimo delle nostre proprietà: case, terre, veicoli, conti correnti, tutto. L’organizzazione libica è stata perfetta, da quel punto di vista, pensi che noi non riuscivamo a partire perché mancava la dichiarazione di un camion. E abbiamo lasciato tanto senza mai aver recuperato nemmeno il valore nominale dell’epoca. Solo nel 2009 è uscita una legge per avere l'indennizzo, stiamo ancora lottando.
 
Che fine allo fatto le sue proprietà di famiglia?
I terreni agricoli sono stati abbandonati, ora sono secchi. Invece le aree alle porte di Tripoli oggi valgono tantissimo: ci hanno costruito 5 mila appartamenti. Qualchje anno fa sono andata a vedere e ho chiesto dell'azienda Ortu. Ma chi, Tonino? mi ha risposto un signore. Tonino è mi fratello, che ha seguito tutto dopo la morte di mio padre, sentirlo che se lo ricordavano a 40 anni di distanza è stata una grande emozione. 

E’ mai tornata in Libia?
Nel 2004 per la prima volta, insieme ad un altro gruppo di italiani. E poi nel 2009, quando abbiamo inaugurato il cimitero italiano restaurato. L’ultima volta nel 2011: avevamo un progetto per restaurare i palazzi dell’epoca coloniale, speravamo che iniziasse una nuova era invece il Paese è diventato una zona di guerra. Mi fa troppo male vederlo così, me lo ripeto tutti i giorni che la Libia me la devo strappare dal cuore. 
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