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MONDO

L'uso dei contenuti si paga

Google Australia paga i media per l'uso delle notizie: accordo da oltre 30 milioni di dollari

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Google ha concordato di pagare oltre 30 milioni di dollari australiani (19 milioni di euro) l'anno per l'uso del contenuto di news di Nine Entertainment Co. Holdings Limited, uno dei maggiori gruppi pubblici di media australiani che comprende il Canale Tv 9 e i quotidiani Sydney Morning Herald, The Age e The Australian Financial Review.

La notizia è stata diffusa dal Sydney Morning Herald che citando "fonti del settore a conoscenza dei colloqui", secondo cui Nine Entertainment ha appena firmato una lettera di intenti con Google per un accordo di tale ammontare annuale per cinque anni. Un passo in avanti per giornali, tv, radio e risorse digitali, che si assicureranno un sostegno annuale. Ciò consentirà anche a Google di far fronte, limitando i danni, all'imminente introduzione di un codice di condotta vincolante che il governo conservatore sta per presentare in Parlamento con il sostegno dell'opposizione laburista e dei verdi.

Il codice prevede che Facebook e Google debbano concordare con gli editori australiani indennizzi per la condivisione dei loro contenuti sulle rispettive piattaforme. Una stretta che non piace alle due aziende. Lo sviluppo dei social media ha infatti aggravato la crisi dell'editoria sebbene, paradossalmente, le piattaforme digitali generino introiti pubblicitari impressionanti anche grazie ai contenuti giornalistici condivisi tramite esse. In Francia il mese scorso Alphabet, la casa madre di Google, e gli editori hanno siglato un accordo quadro sulla retribuzione delle testate per la pubblicazione dei loro contenuti ma si tratta di un caso isolato, e in via di definizione, maturato dopo anni di scontri e difficili trattative.

Alphabet ha definito "inattuabile" la proposta di legge di Canberra e ha minacciato di ritirare Google dall'Australia. L'azienda di Mountain View ha chiesto una serie di modifiche: la principale delle quali è inserire nella normativa la nuova piattaforma Showcase e non il motore di ricerca. I media australiani sono divisi. Altri editori stanno stringendo accordi bilaterali con il colosso americano.
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