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ITALIA

Nuovo braccio di ferro sul certificato verde

Green Pass rafforzato per 'premiare i vaccinati'. Gelmini a Regioni: governo disponibile a confronto

Le regioni temono ricadute economiche importanti, per questo convergono su restrizioni che non gravino su chi si è sottoposto al vaccino. La speranza è nelle terze dosi - giunte in Italia a quota 3,3 milioni - ma il virus potrebbe accelerare. Gelmini a Regioni: governo disponibile a confronto

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Chiusure mirate, lockdown leggeri, e misure restrittive mettono di nuovo al centro l'utilizzo del Green Pass 'rafforzato', ovvero un lasciapassare solo per i vaccinati e per le attività ricreative operanti nelle regioni che cambieranno colore. Walter Ricciardi, consulente del ministro Speranza, propone di "irrigidire le misure per il rilascio del green pass" accendendo il confronto, necessario per delineare una linea comune, tra regioni e governo.

Alla luce dell'aumento dei contagi Covid, alcuni governatori, in testa il presidente della regione Liguria Giovanni Toti, invocano il  ricorso a un 'doppio binario', con misure più stringenti per i no vax e hanno chiesto un incontro urgente con il governo sulle regole in vigore e sul green pass. "Il governo è ovviamente disponibile a mettere in agenda a breve un tavolo di confronto", ha detto il ministro per gli Affari Regionali Mariastella Gelmini durante la conferenza Stato-Regioni. Della richiesta dei governatori sono stati informati sia il presidente del Consiglio Mario Draghi sia il ministro della Salute Roberto Speranza. 

Gelmini a Regioni: governo disponibile a confronto
''Abbiamo ricevuto, presidente Fedriga, la richiesta da parte della Conferenza delle Regioni di un incontro urgente con il governo in merito alle regole attualmente in vigore per contrastare il Covid e in merito al green pass. Ho informato di questa vostra richiesta il presidente del Consiglio Draghi e il ministro Speranza. Il governo è ovviamente disponibile a mettere in agenda un tavolo di confronto, che dunque faremo a breve''. Lo ha detto la ministra per gli Affari regionali e le Autonomie Mariastella Gelmini chiudendo Conferenza Stato-Regioni.

Verso "sforbiciata" della durata del Green pass
Per ora, sarebbero due le misure che il governo adotterà per contrastare l'aumento dei contagi - accelerando sulle vaccinazioni - in un Consiglio dei ministri che si terrà la prossima settimana: riduzione della durata del green pass, da 12 a 9 mesi, e obbligo a sottoporsi alla terza dose di vaccino anti-Covid per il personale sanitario. Oggi il tema, assicurano fonti di governo, non è stato trattato nel Cdm che ha adottato il decreto attuativo sull'assegno unico per i figli, ma la prossima settimana il dossier arriverà sul tavolo del Consiglio dei ministri. Non è ancora deciso se accompagnato da altre misure anti-Covid, come chiesto dal fronte dei governatori, con alcune regioni in pressing per un 'doppio binario' sui no vax.

Il doppio sistema di Austria e Germania: Green Pass solo a vaccinati o guariti
Austria e Germania, travolte dalla quarta ondata di Covid-19, hanno già introdotto il cosiddetto sistema 2G: geimpft (vaccinati) e genesen (guariti). Ossia il green pass spetta solo a chi è vaccinato o guarito dal Covid e non a chi fa un tampone negativo. Un modo per incentivare le vaccinazioni e introdurre restrizioni - ancora tenui in giallo, ma pesanti in arancione - che non gravino su chi si è sottoposto all'immunizzazione.

Resterebbe invariato il mondo del lavoro, con il certificato verde rilasciato a vaccinati, guariti e chi ha un tampone negativo. 

È la proposta cui cercano di aggregare consenso i governatori che si vedranno e porteranno la loro posizione all'attenzione del Governo alla Conferenza Stato-regioni convocata dal ministro Mariastella Gelmini. Un appoggio alla posizione dei presidenti è arrivato oggi al segretario del Pd Enrico Letta. Palazzo Chigi continua a frenare sull'ipotesi di stretta, forte di dati ancora rassicuranti su terapie intensive e ricoveri ordinari, anche se i contagi hanno superato quota diecimila portandosi ai livelli di maggio. In prima battuta l'esecutivo sembra studiare un provvedimento sull'obbligo della terza dose per sanitari e personale delle Rsa. 

"Ogni persona in più che si vaccina è uno scudo più forte che abbiamo", ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza. Mentre la Cei attacca i no vax, protagonisti di "proteste irresponsabili e contro il Vangelo per una malintesa affermazione della libertà e dei diritti". Il fronte dei governatori che vuole evitare strette a chi è immunizzato si allarga e comprende il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimilano Fedriga (Friuli Venezia Giulia), Giovanni Toti (Liguria),  Luca Zaia (Veneto), Attilio Fontana (Lombardia), Giuseppe Occhiuto (Calabria), Vincenzo de Luca (Campania), Donato Toma (Molise), Nicola Zingaretti (Lazio). De Luca (Campania) propone "Il napalm o il lanciafiamme", ma non è tempo di scherzare.

Tra le ipotesi al vaglio ci sarebbe di consentire attività ricreative a chi è vaccinato, nonostante il cambio di colore della regione, superando il limite di quattro persone a tavola nei ristoranti. Misura che varrebbe per la zona gialla, ma anche arancione dove le restrizioni sono severe, con coprifuoco, ristoranti aperti solo per l'asporto e chiusura degli impianti sciistici.

Sileri: "Al momento non vi è motivo di fare restrizioni per i non vaccinati"
"Lockdown per non vaccinati? Non è la strategia da attuare con i numeri odierni, può essere valutata in caso di passaggio in zona arancione". Lo afferma Pierpaolo Sileri, sottosegretario alla Salute, intervenuto ai microfoni della trasmissione "L'Italia s'è desta", su Radio Cusano Campus. "Non è la strategia da attuare con i numeri odierni - ha affermato Sileri -. C'è qualche area del Paese che rischia di finire in zona gialla, ma questa non prevede grosse restrizioni, quindi al momento non vi è motivo di fare restrizioni per i non vaccinati. Va tenuta sul tavolo, come tante altre opzioni, ma la situazione è sotto controllo". 

Zaia: "Convinciamo gli irriducibili"
Un lockdown per i soli no vax "ha oggettivi limiti costituzionali. Dovremmo investire di più sul dialogo convincendo gli irriducibili a vaccinarsi. Comunque, ogni decisione la prenderemo assieme, fra governatori". Così il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, in una intervista al Corriere della Sera. E sul vaccino obbligatorio aggiunge: "Qualcuno può forse pensare che in questo Paese si possano accompagnare i cittadini coattamente a vaccinarsi?". E confessa di aver pianto durante la pandemia: "Certo. All'inizio, è stato tragico perché avevamo tutti paura di morire. Nessuno aveva le istruzioni per l'uso. Quel 21 febbraio 2020, quando mi hanno detto del primo caso di Covid a Vo' Euganeo, mi sono sentito come se entrassi in guerra. Era il momento di assumersi le responsabilità e io ho preso subito decisioni impopolari. Ma lì ti sostiene l'adrenalina. E come mi diceva mio nonno che ha fatto la guerra: il trauma lo avverti quando ci ripensi a mente fredda".

Fontana: "Chi ha fatto il proprio dovere va tutelato"
Chi ha fatto il proprio dovere va tutelato: se la situazione dovesse evolversi in senso negativo, ci dovranno essere limitazioni che non vadano a colpire chi si è vaccinato". Ne è convinto il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, intervistato da La Stampa. E alla domanda se abbia in mente il 'modello austriaco', risponde: "Queste sono decisioni che spettano al governo. Io
vado a dire. tuteliamo prima di tutto la libertà di chi ha fatto il proprio dovere". Sulla terza dose il presidente della Lombardia afferma: "sono scelte che competono al governo. Io personalmente sto facendo di tutto per invitare i cittadini a farla. Nella mia filosofia - dice - non sono mai favorevole alle imposizioni, all'obbligatorietà. Io sono per cercare di convincere la gente".

Toti: "Chiesto incontro urgente con il Governo"
In un post su Facebook il presidente della regione Liguria Toti scrive: "Il 90% degli italiani non può essere tenuto in scacco da un 10% che non comprende l'importanza del vaccino e vorrebbe dettare alla stragrande maggioranza dei cittadini le proprie rumorose regole. Per questo in Conferenza delle Regioni ho proposto di chiedere un incontro urgente, entro 72 ore, con il Governo". "In questo momento - prosegue - non è possibile mantenere un atteggiamento attendista, bisogna anzi stabilire norme chiare per affrontare questa fase della pandemia, tutelando la salute dei cittadini e consentendo all'economia di continuare a crescere, dopo 2 anni difficili". "La divisione del Paese in zona gialla, arancione o rossa, deve valere soltanto per i non vaccinati - ribadisce Toti - I vaccinati invece potranno continuare ad organizzare la propria vita, il lavoro, la socialità. Questo è il momento in cui si programmano le vacanze di Natale e tutta la macchina economica che vi gira intorno: è soprattutto a questi lavoratori che dobbiamo dare la certezza che il Paese non richiuderà".

Cartabellotta (Gimbe): "Green Pass valido 6 mesi e obbligo vaccinale"
"Per ridurre il rischio di misure restrittive, è necessario ridurre la validità del Green pass a 6 mesi e introdurre l'obbligo vaccinale, almeno per tutte le categorie di  lavoratori a contatto con il pubblico". È l'indicazione di Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, sulla base dello scenario Covid in Italia tracciato dal monitoraggio settimanale indipendente della Fondazione.       

"Nello scenario attuale, caratterizzato dal progressivo aumento della circolazione virale e dalla riduzione dell'efficacia vaccinale che impone la dose di richiamo - afferma Cartabellotta - sono due le  decisioni politiche che possono minimizzare il rischio di misure restrittive. La prima è ridurre a 6 mesi la validità del green pass rilasciato a seguito di vaccinazione, in linea con le evidenze scientifiche sulla durata della protezione vaccinale e con le indicazioni per la dose di richiamo. La seconda è introdurre l'obbligo vaccinale sia per il ciclo primario, sia per la dose booster, almeno  per tutte le categorie di lavoratori a contatto con il pubblico".  Invece, commenta Cartabellotta, "non convince affatto il 'super green  pass' sul modello austriaco, di fatto un 'surrogato' dell'obbligo vaccinale: escludere il tampone dalle modalità per il rilascio della  certificazione verde, pur identificando le attività essenziali per le quali tale opzione rimarrebbe valida - avverte - rischia solo di aumentare le tensioni sociali senza alcuna garanzia di aumentare coperture vaccinali e adesione alla terza dose".
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