Original qstring:  | /dl/rainews/articoli/Haiti-nel-caos-tra-rapimenti-e-violenza-urbane-in-mezzo-alla-pandemia-3c93fe33-8bbe-4a7f-886d-909227b612ea.html | rainews/live/ | true
MONDO

L'emergenza

Haiti nel caos, tra violenze urbane e la piaga dei rapimenti. E non ci sono vaccini per la pandemia

Si dimette il primo ministro Joseph Jouthe, il presidente Jovenel Moïse ha nominato come sostituto l'ex cancelliere Claude Joseph

Condividi
Violenze inaudite, criminalità urbana e il rapimento di un gruppo di religiosi e dei loro parenti, tra cui due francesi, hanno provocato le dimissioni del primo ministro Joseph Jouthe, trascinando il Paese caraibico in una profonda instabilità politica. Il premier haitiano Jouthe è rimasto sconcertato dal forte aumento dei casi di sequestro di persona nel Paese durante il fine settimana, definendo il rapimento di 12 persone, tra cui sette religiosi, una "catastrofe" dalle dimensioni di un "terremoto".

Secondo quanto afferma Jouthe, il rapimento è avvenuto domenica mattina a Galette Chambon, a circa 20 chilometri da Puerto Principe, ad opera del gruppo armato "400 Mawozo", che da alcuni anni terrorizza la zona. Nonostante sia stato imposto lo stato d’emergenza e il coprifuoco, gli eventi rappresentano - dichiara Jouthe - "una pagina nera del nostro Paese”. Un fenomeno annoso, purtroppo eredità degli anni di regime dittatoriale, soprattutto più recentemente, imposto da Jean-Bertrand Aristide.

Haiti, il “Paese più povero dell’America Latina”, sta attraversando una delle sue peggiori crisi degli ultimi dieci anni, a cui si aggiungono gli effetti nefasti della pandemia. Il presidente haitiano Jovenel Moïse ha già nominato il nuovo ministro, ad interim, l'ex cancelliere Claude Joseph, il nuovo uomo forte del governo, che avrà il compito di fermare l'ondata di rapimenti e criminalità urbana. In un messaggio su Twitter il presidente haitiano ha spiegato le divergenze di vedute con il suo ex primo ministro Jouthe, soprattutto in materia di sicurezza e politica.

L’opposizione accusa l’attuale governo di concentrarsi esclusivamente sull’organizzazione del referendum di giugno (con cui si chiede la modifica della Costituzione) e sulle elezioni presidenziali e legislative per il mese di settembre. Inoltre l’opposizione non riconosce la legittimità del presidente Moïse e si rifiuta di partecipare alla redazione della nuova Costituzione promossa da lui stesso. Perplessità espresse anche dall'ufficio delle Nazioni Unite ad Haiti, avvertendo che il processo di consultazione sulla bozza della nuova Costituzione non è "sufficientemente inclusivo, partecipativo o trasparente".

Secondo la nota pubblicata in questa settimana dal Centro analisi e inchieste dei diritti umani (Cardh), ad Haiti, solo durante il primo trimestre del 2021, sono state rapite almeno 142 persone, almeno 27 registrate a marzo, 50 a febbraio e 65 a gennaio. "Tendiamo, quindi, a una diminuzione, ma a un aumento considerevole rispetto al primo trimestre del 2020, in cui sono stati registrati 51 casi – aggiunge Cardh -. Tra i 27 casi di sequestro di persona registrati a marzo, inoltre, c'erano cinque ragazze, due delle quali violentate dai loro rapitori”.

Nel Paese caraibico sono in circolazione oltre 500.000 armi illegali, tra tanta violenza, insicurezza e miseria, assenza di servizi sociali, sanitari ed educativi. Haiti, dall'inizio della pandemia di coronavirus, non dispone di un solo vaccino da offrire ai suoi oltre 11 milioni di abitanti; gli esperti temono che il benessere degli haitiani venga sacrificato tra la violenza e l'instabilità politica che agita il Paese.

Finora, il sostegno più importante di Moïse proviene dalla comunità internazionale, principalmente dagli Stati Uniti. Dopo una gestione vicina a Donald Trump, il presidente 52enne, figlio di un commerciante e di una sarta di origini umili, ha ottenuto il sostegno della nuova amministrazione Joe Biden, il cui team ha difeso la proroga del suo mandato fino al 2022, mentre la diaspora haitiana, in Florida, spinge soprattutto l'uscita dal potere.

Oggi la prima pagina de L’Osservatore Romano fa sapere che tutte le istituzioni, le università e le attività della Chiesa cattolica operanti ad Haiti, che condividono da anni le difficoltà e le sorti di un popolo allo stremo, sono in sciopero per chiedere il rilascio delle dieci persone rapite domenica 11 aprile. Le campane hanno suonato insieme a mezzogiorno e ovunque si stessero celebrando messe e preghiere. È l’iniziativa messa in atto dalla Conferenza episcopale haitiana per protestare contro “la dittatura del rapimento”.

Condividi