Original qstring:  | /dl/rainews/articoli/I-mostri-del-cinema-da-Godzilla-a-Matrix-come-sono-cambiate-le-nostre-paure-1f40321f-6583-42c8-8012-cd6b807148d5.html | rainews/live/ | true
CULTURA

Nuovo doodle di Google dedicato a Eiji Tsuburaya

I mostri del cinema: da Godzilla a Matrix come sono cambiate le nostre paure

Condividi
di Sandro Calice Di mostri e paure è piena la vita, figuriamoci il cinema. Ce lo ricorda il nuovo doodle di Google (il “disegnino” spesso interattivo che il motore di ricerca mette al posto del suo logo per celebrare una persona o un evento, li trovate tutti qui https://www.google.com/doodles/), dedicato a Eiji Tsuburaya, nato il 7 luglio del 1901 e morto per un infarto nel 1970, l’inventore di una delle icone massime dei cosiddetti film di mostri: Godzilla.
Giapponese, direttore della fotografia, produttore televisivo, regista e creatore di effetti speciali, Tsuburaya rimane folgorato dall’invenzione di King Kong, film del 1933 poi rifatto nel 1952, con un successo di pubblico tale che i produttori americani l’anno seguente decidono di realizzare “Il risveglio del dinosauro”, una sorta di varano gigante ibernato che si risveglia a causa di un esplosione atomica. I tempi sono maturi e nel 1954 Tsuburaya dà vita a Godzilla, che all’inizio in verità era stato immaginato come una sorta di polipo gigante, ma che nella sua veste di colossale dinosauro, lontano parente del T-Rex, con un reattore nucleare naturale al posto del cuore, entrerà presto nel mito.

Le origini
Il cinema di mostri, quindi, aveva trovato gli ultimi membri di una famiglia che comprendeva già Il Golem (1915) di Paul Wegener, Nosferatu il vampiro (1922) di Friedrich Wilhelm Murnau, Il mondo perduto (1925) di Harry Hoyt, Dracula (1931), Frankenstein (1931) e La mummia (1932). Erano famiglie diverse però. E, volendo, si può suddividere il cinema di mostri in tre grandi periodi, più uno. Le creature mostruose sono sempre la “personificazione”, la materializzazione delle paure imperanti, che il cinema fotografa e racconta. Quelle di inizio secolo sono paure ataviche, legate al mito, alla religione, al lato oscuro, alla bestia nascosta dentro di noi, alla magia e alla scienza impazzita.

Cambiano le paure
Poi arrivano gli anni del dopoguerra, il terrore del nucleare, il trauma atomico di Hiroshima e Nagasaki, lo sconcio potere deformante delle radiazioni: Godzilla è questo, l’incubo fatto mostro, l’inarrestabile distruttore che ci ricorda le nostre colpe, anche se poi col tempo (oltre 200 i film sul lucertolone, l’ultimo nel 2014) si trasforma in una specie di deus ex machina che Madre Natura invia a sistemare gli squilibri. Si arriva così alla terza famiglia: sviscerata la Terra, l’orrore non si nasconde più in un castello della Transilvania o negli abissi del mare, ma arriva da lontano, dallo spazio profondo, forse la cosa più spaventosa da immaginare. Centinaia le creature che arrivano a conquistarci ed annientarci, ma di sicuro la più iconica resta l’Alien di Ridley Scott, uno che più volte ha messo il punto e a capo nella storia del cinema.

I mostri contemporanei
La classificazione necessariamente forzata appena fatta deve però tenere conto di alcune sfumature, di sotto-famiglie, di temi che hanno attraversato tutta la storia del genere. Innanzitutto gli zombies di Romero, metafora di rivolta sociale ma anche tabù infranto, l’immagine con cui Romero ci ha sbattuto la morte in faccia, rendendoci vittime di quei corpi marci che non appartengono più alla vita e che tentiamo in tutti i modi di nascondere sotto terra. La morte nascosta dunque, negata per paura di affrontarla, in pellicole come Il sesto senso e The others, titoli esemplari da questo punto di vista. Ci sono poi le paure “piccole”, quelle che non hanno bisogno di mostri giganti, ma che vivono accanto e dentro di noi: Lo squalo di Spielberg, il virus alieno de La cosa di Carpenter, le bambole o le balie di Stephen King, le menti malate di Shining e de Il silenzio degli innocenti. Ci sono naturalmente (ed è un corposo capitolo a parte) le paure legate alla tecnologia e al progresso, alle macchine che fagocitano l’uomo, da Terminator a quel capolavoro di Matrix. E a lungo si potrebbe continuare, tante sono le forme che può assumere questa emozione. Ognuno ha la sua “preferita”, ma probabilmente possiamo dire che quelle delle origini in qualche modo oggi ci fanno quasi tenerezza (anche la Disney Pixar scherza sui classici con lo splendido Monters & co). Perché quasi sicuramente rispetto al film che da sempre vince ogni classifica di spavento, un film dove guarda caso il ‘mostro’ è dentro di noi, l’Esorcista (1974) di Friedkin, in fondo oggi Godzilla, complici anche i dinosauri sdoganati da Jurassic Park, al massimo ci può fare l’effetto di un peluche gigante.
Condividi