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MONDO

Il presidente sotto accusa

Il Brasile di Bolsonaro, tra crisi economica e fallimento nella gestione della pandemia

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"Crimini contro l'umanità, violazione delle misure sanitarie, notizie false, e istigazione alla criminalità". Sono alcune delle accuse che compaiono nell’indagine fatta dal Senato brasiliano sulla gestione della pandemia contro il presidente del Brasile, Jair Bolsonaro. Il Brasile, con una popolazione di più di 213 milioni di abitanti, di cui il 73% ha già ricevuto la prima dose e oltre il 55% ha già concluso il ciclo vaccinale, è stato uno dei paesi più colpiti dal coronavirus insieme a Stati Uniti e India. Il controverso presidente brasiliano è diventato l’uomo politico più interrogato, più questionato, esempio di cattivo governo da parte dall’opinione pubblica nazionale ed internazionale, messo sul banco degli imputati per la sua irresponsabilità nella gestione dell’emergenza sanitaria che ha registrato 610mila decessi.

Nonostante l’ondata di attacchi, il presidente Bolsonaro continua a negare dichiarando che è “tutta una pagliacciata” e che gli altri componenti del suo governo non sono colpevoli di "niente".
Oltre al caos sanitario si aggiunge una forte crisi economica, sociale e politica. Secondo i calcoli della Fondazione Getulio Vargas, la disoccupazione, la fame e il lavoro nero si moltiplicano; 27 milioni di brasiliani - ovvero 13 su 100 - si troverebbero in condizioni di estrema povertà e i gli ultimi sondaggi danno un giudizio negativo della politica del presidente. Nell’opposizione, ampia ed eterogenea, si comincia a consolidare l'idea che un altro periodo di governo Bolsonaro, il cui discorso esalta l'autoritarismo e la negazione della scienza, sarebbe nefasto e non più praticabile.
 

 
Abbiamo incontrato Rubens Ricupero, giurista, ex ministro dell’Ambiente e delle Finanze ed ex ambasciatore del Brasile in Italia.
 
Ad un anno dalle elezioni in Brasile, qual è il bilancio della gestione da parte del presidente Bolsonaro della pandemia e dell’economia del suo paese?
Il bilancio del governo Bolsonaro è a mio parere molto negativo. Senza esagerare, si può affermare che Bolsonaro sia un uomo che non governa, non ha alcuna propensione all’amministrazione. Dal primo giorno di campagna elettorale ha proposto una sorta di guerra culturale, senza mai interessarsi all’amministrazione e attribuendo alla presidenza un carattere del tutto personale, con le sue idee estreme soprattutto in occasione della pandemia. L’inflazione è molto alta, c’è una paralisi della crescita economica e la situazione sociale è molto difficile, sebbene non si noti nella vita quotidiana: non ci sono problemi particolari e da qualche settimana non ci sono più manifestazioni.
 
E' un negazionista?
Il suo approccio non è propriamente negazionista perché ammette l’esistenza del virus e la sua gravità, ma al contempo prevede che attraverso il contagio e la conseguente immunizzazione della maggior parte della popolazione il virus sarà destinato a morire. La lotta contra il virus ad un certo punto è stata compensata dai governatori degli stati che in Brasile godono di molta autonomia. Lo Stato di San Paolo ad esempio ha un governatore all’opposizione che ha realizzato un proprio sistema di produzione dei vaccini, e questo ha in un certo senso ridotto la potenziale catastrofe della pandemia.
 
Ma il sistema sanitario ha retto?
Il Brasile, nonostante tutti i suoi problemi, ha sempre avuto un sistema di sanità pubblico abbastanza impressionante per un paese sottosviluppato che assicura a milioni di persone un trattamento gratuito anche per operazioni complicate. Bolsonaro non è stato in grado di neutralizzare completamente la campagna vaccinale sebbene lui abbia sempre condotto una campagna personale contro la vaccinazione. Lui non ha ricevuto alcuna dose di vaccino. L’unanimità della popolazione, invece, vuole vaccinarsi contro il Covid-19. Se il governo lo permettesse, la gente si sottoporrebbe ad una terza ma anche ad una quarta dose.
 
Il Presidente Bolsonaro è stato denunciato per "crimini contro l'umanità" dalla commissione del Senato in Brasile. Quali conseguenze potrebbe avere politicamente il presidente?
L’accusa della commissione parlamentare del Senato deve procedere, ma non credo che porterà ad alcun risultato. Il procuratore generale della repubblica è un uomo molto conosciuto e allineato al presidente, sarà lui a decidere se portare l’accusa in tribunale. I trenta giorni a disposizione del procuratore per valutare le accuse della commissione stanno per scadere, ma nessuno in Brasile spera che si vada avanti perché quello che conta veramente nel paese è la campagna elettorale per il prossimo anno. Il pericolo dell’impeachment che già c’è stato in passato oggi è praticamente insignificante. Comunque nel caso il presidente dovesse perdere le elezioni, avrà un problema in futuro, sia in Brasile che all’estero, ma più probabilmente in Brasile.
 
Lei è stato ministro dell’Ambiente in Brasile. I leader indigeni dell’Amazzonia affermano che il tasso di deforestazione è aumentato del 50%, l’occupazione dei territori nativi è in crescita del 135%, mentre le sanzioni per reati ambientali sono diminuite di oltre il 40%. Che interessi ci sono?
Ci sono interessi molto forti, interessi economici locali legati ad attività quasi tutte illegali; in primo luogo gli speculatori della terra sono molto potenti perché ricavano molto denaro da questa attività; in secondo luogo l’allevamento illegale; in terzo luogo è presente un’attività illegale legata al legname prezioso che può essere esportato, come anche l’estrazione dell’oro nelle miniere. È un fenomeno molto frequente in Brasile, e questo rappresenta la causa dei vasti incendi nella foresta. Quindi c’è una specie di alleanza criminale tra gli speculatori della terra, gli allevatori, i produttori di legname e i minatori di oro. Si tratta di gente che ha molto denaro e che utilizza macchinari molto potenti per distruggere il bosco al fine di estrarre il prezioso metallo. Sono interessi potenti che governano i comuni. Ma sono anche fonte di occupazione per le persone povere della zona.
 
Che ha fatto l’attuale governo?
Il governo di Bolsonaro non ha fatto nulla per risolvere il problema perché lui gode dell’appoggio di questa gente, lo dice esplicitamente, e per questo ha impedito l’applicazione di multe. Nessuno crede che si impegnerà per la tutela di questo territorio.
 
In che maniera il presidente sta facendo campagna elettorale?
Attualmente Bolsonaro sta cercando di far approvare un progetto per aiutare i poveri. Durante la pandemia il governo brasiliano è riuscito ad evitare una situazione catastrofica dando un bonus di 600 reales al mese alle famiglie più povere, che in Brasile rappresentano più della metà della popolazione. Oggi la situazione finanziaria, a causa del deficit, non permette iniziative simili, ma sta facendo di tutto per far approvare un progetto di finanziamento di 400 reales al mese, una sorta di programma sociale che sostituisce il famoso “BolsaFamilia”. In Brasile c’è una forte opposizione da parte del mercato finanziario che teme che lui non si accontenti degli aiuti ai poveri.
 
Lula e Bolsonaro: due candidati già noti per le prossime elezioni in Brasile
In Brasile è molto diviso su queste candidature. Per quanto riguarda Lula una parte lo ama e un’altra lo odia. E permette a Bolsonaro di avere una certa speranza nella sua rielezione. Ma sui due c’è una forte polarizzazione. Il Brasile, oltre ad essere un paese diviso dal punto di vista sociale, lo è anche dal punto di vista geografico. È come se ci fossero due paesi: un nord-est molto povero dove si concentra la maggior parte della popolazione che conta su questo ausilio; poi c’è la parte meridionale e centro-orientale, ovvero la grande regione vocata all’agricoltura e all’allevamento, in cui sono radicati i comparti che sostengono l’economia brasiliana e le esportazioni. Bolsonaro, in questa parte più ricca del Brasile che non vuole il ritorno del PT, è più forte. In Europa c’è un’immagine sbagliata quando si pensa che tutto il Brasile sia favorevole a Lula e al PT.
 
Quale sarebbe l'alternativa a questi due candidati?
La gente non vuole sentir parlare del ritorno di Lula e del PT al governo. Nel profondo sud, dove vivono gli immigrati italiani e tedeschi, nel Rio Grande del Sur e Santa Caterina, c’è una città interamente popolata da persone di origine veneta dove Bolsonaro ha vinto con il 99% dei voti. C’è una polarizzazione che gli europei non comprendono. L’unica cosa che può salvare il Brasile è una terza candidatura che possa superare l’attuale presidente. Escluderei un golpe militare, perché non ci sono le condizioni; il governo è estremamente demoralizzato e ha perso soprattutto credibilità, con le grandi società, il settore finanziario e le banche. Quindi i militari in Brasile non avranno l’appoggio di nessun settore. Prevarrà la democrazia.
 
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