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MONDO

Dossier Ispi

Il Brasile, un colosso energetico tra gas petrolio e acqua

Ricco di risorse il Paese è l'ottavo consumatore al mondo. Dal punto di vista della produzione è al secondo posto per energia idroelettrica dietro solo alla Cina

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In fatto di energia il Brasile è considerato un colosso: è l'ottavo consumatore al mondo e il decimo maggior produttore. Eppure, nonostante l'enorme bisogno di energia sia soddisfatto principalmente dalla domanda interna, il Brasile non è ancora del tutto un paese indipendente: il 7,7% del suo fabbisogno energetico è coperto dall’importazione.

Nel 2012 il Brasile ha consumato più di 1.000 miliardi di metri cubi di gas, troppi per le sue risorse interne. Cosi ha dovuto prenderne dall'esterno 470 soprattutto dalla Bolivia (75,9%). Nello stesso anno il consumo di petrolio è stato pari a 2,8 milioni di barili al giorno: di questi 470 sono stati importati per la maggior parte dagli Stati Uniti che si sono imposti come principale partner. Negli ultimi 5 anni le importazioni Usa sono aumentate del 219 per cento.

Il Paese possiede anche grandi giacimenti di petrolio, i principali si trovano a Campos Basin, non lontano da Rio de Janeiro. Negli utlimi anni sono stati scoperti altri giacimenti offshore che dovrebbero triplicare la produzione di greggio: si stima di raggiungere i sei milioni di barili al giorno nel 2035.  

Tuttavia uno dei più grandi problemi brasiliani, a fronte di una massiccia estrazione di grezzo, è la mancanza di raffinerie: il settore non cresce dal 2004 e costringe il paese a esportare petrolio grezzo ed importarne di raffinato.

Ma è sull'acqua che il Brasile raggiunge il record: è il secondo produttore al mondo di energia idroelettrica dopo la Cina ed entro il 2035 punta a produrre circa il 75% della propria energia a partire da fonti rinnovabili. Un obiettivo che ha un prezzo molto alto: delle 48 dighe costruite, ben 30 si trovano nella foresta amazzonica già a rischio erosione.

La storia dell’energia idroelettrica in Brasile non è fatta solo di successi: negli anni ’80 per costruire la diga di Balbina, vicino a Manaus, furono abbattuti 2.400 km² di foresta Amazzonica. Nonostante l’enorme portata dell’opera, la produzione di energia elettrica ammonta soltanto a 250 megawatt. Secondo gli osservatori, tale infrastruttura è da considerarsi un fallimento.
 
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