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MONDO

Il Papa dopo il viaggio in Iraq: "Toccare il popolo di Dio è stato rivivere"

Bergoglio si è recato a Baghdad, Mosul, dove ha pregato tra le macerie della guerra, e nella chiesa di Qaraqosh devastata dall'Isis. Poi ieri la messa celebrata da Papa Francesco nello stadio di Erbil.davanti a 10 mila persone. "L'Iraq rimarrà per sempre nel mio cuore". Un tweet per l'8 marzo: "Grazie alle donne, siano rispettate e tutelate"

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Il Papa ha detto che dopo un periodo in "prigione", per le misure anti-covid, con questo viaggio in Iraq si è sentito "rivivere", grazie al rapporto con la gente. "Mi sento diverso quando sono lontano dalla gente", "vorrei ricominciare le udienze generali al più presto, speriamo che ci siano le condizioni. In questo io seguo le norme dell'autorità, loro sono responsabili e loro hanno la grazia di Dio per aiutarci". "C'è una proposta di piccole udienze generali, non ho deciso".

"Dopo questi mesi di prigione, mi sentivo un po' imprigionato questo è per me rivivere, toccare la chiesa, toccare il santo popolo di Dio". 

Dopo l'Iraq il Libano
Tra i prossimi viaggi del papa ci sarà il Libano. "Il patriarca Rai mi ha chiesto per favore in questo viaggio di fare una sosta a Beirut, ma mi è sembrato un po' una briciola davanti a un paese che soffre come il Libano", "ho fatto la promessa di fare un viaggio in Libano".

Il Papa, nella conferenza stampa, ha annunciato anche che andrà a Budapest, in Ungheria, "alla messa finale del congresso eucaristico. Non visita al paese, alla messa". Poi "Budapest è a due ore di macchina di Bratislava, perché non fare una vista agli slovacchi? Non so".

"Vi confesso che in questo viaggio mi sono stancato molto di più che negli altri, gli 84 anni non vengono da soli, ma vedremo". 

"Lottare per la dignità delle donne"
"Dobbiamo lottare per la dignità delle donne, sono coloro che portano avanti la storia" e questo "non è una esagerazione", "non è un complimento perché oggi è il giorno delle donne". "Le donne sono più coraggiose degli uomini e la donna anche oggi è umiliata". Il pontefice, nella conferenza stampa al ritorno dall'Iraq, ha ricordato la 'lista dei prezzi' delle donne stilata dall'Isis. "non potevo credere". E ha aggiunto: "Le donne si vendono e si schiavizzano anche nel centro di Roma". In apertura della conferenza stampa il Papa aveva fatto gli auguri alle giornaliste: "Oggi è il giorno delle donne, complimenti alle donne". 

I tre giorni in Iraq
Papa Francesco ha lasciato questa mattina l'Iraq, concludendo così la storica visita del primo Pontefice nel Paese. Nel corso del viaggio, iniziato venerdì scorso, Bergoglio si è recato a Baghdad, Mosul, dove ha pregato tra le macerie della guerra, e nella chiesa di Qaraqosh devastata dall'Isis. Papa Francesco ha anche celebrato una messa davanti a 10 mila persone nello stadio di Erbil. "L'Iraq rimarrà per sempre con me", nel mio cuore", ha detto al termine della funzione. Il Pontefice ha chiesto a tutti di "lavorare insieme in unità per un futuro di pace e prosperità che non lasci indietro nessuno e non discrimini nessuno". 

Jorge Mario Bergoglio si è accomiatato all'aeroporto dal presidente della Repubblica d'Iraq, il curdo Barham Ahmed Salih Qassim, in una breve cerimonia di congedo, ed è poi salito a bordo del velivolo. "Salutiamo Sua Santità Papa Francesco", ha scritto il presidente iracheno su Twitter, "che è stato nostro ospite a Baghdad, Najaf, Ur, Nineveh e Erbil, portando un grande messaggio di umanità e solidarietà con il nostro paese. La sua presenza, segno di pace e amore, resterà per sempre nei cuori di tutti gli iracheni".

Il tweet  per dire "grazie alle donne"
"Vorrei dire grazie di cuore a tutte le donne, specialmente quelle dell’Iraq, donne coraggiose che continuano a donare vita nonostante i soprusi e le ferite. Che le donne siano rispettate e tutelate! Che vengano loro date attenzione e opportunità". Così Papa Francesco in un tweet riportato sui profili ufficiali Pontifex in diverse lingue, riprendendo uno stralcio del suo discorso tenuto ieri a Qaraqosh, in Iraq.

L'aereo Alitalia con a bordo il Papa e il suo seguito è decollato dall'aeroporto di Baghdad alle 7.54, con pochi minuti di ritardo, ed è rientrato a Roma. Il volo papale, operato con un Airbus A330, è giunto alle 12.20 all'aeroporto di Ciampino.  Prima di fare rientro in Vaticano, tappa alla basilica di Santa Maria Maggiore per depositare un bouquet di fiori di ringraziamento dinanzi alla icona della Madonna "Salus Populi Romani", salvezza del popolo romano.

Il messaggio per il presidente Mattarella
"Al rientro dal viaggio apostolico in Iraq, dove ho potuto incontrare cristiani e rappresentanti di altre religioni, testimoniando l'impegno per approfondire, in spirito di condivisione, un cammino di dialogo e di concordia, esprimo a Lei, signor Presidente, il mio cordiale saluto e assicuro una speciale preghiera per la diletta nazione italiana, alla quale invio la mia benedizione". Così Papa Francesco nel tradizionale messaggio al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella di rientro in Italia da un viaggio all'estero. Lasciando Baghdad, questa mattina, il papa aveva inviato un messaggio augurale al presidente iracheno, Barham Ahmed Salih Qassim, che si era accomiatato da lui all'aeroporto, ringraziando lui e il popolo iracheno "per il cordiale benvenuto e la generosa ospitalità", augurando "pace, unità e prosperità alla nazione" e invocando "copiose benedizioni dall'Altissimo".

Nel corso del viaggio aereo da Baghdad a Roma, sorvolando la Turchia, la Grecia, l'Albania, papa Francesco, come di consueto, ha inoltre fatto pervenire ai rispettivi Capi di Stato, Recep Tayyip Erdogan, Katerina Sakellaropoulou e Ilir Meta, dei messaggi telegrafici di saluto.

"Roma accoglie e saluta calorosamente il suo Vescovo al rientro dallo storico Viaggio Apostolico in Iraq, il primo di un Pontefice in quel Paese, culla di una fiorente civiltà ma così drammaticamente segnato negli ultimi decenni da violenza, distruzione e dolore. Nel segno della comune discendenza abramitica che in Ur dei Caldei ha la sua culla, Ella ha pronunciato in Iraq parole di consolazione e di speranza per i cristiani e per tutti i credenti, rinnovando con altissima autorevolezza un appello al rispetto dei diritti umani, alla tutela delle minoranze e al riconoscimento della piena cittadinanza quali fondamenti per una pacifica convivenza civile e un proficuo dialogo interreligioso". Lo scrive il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato a Sua Santità Papa Francesco. "Nell'interpretare i sentimenti degli italiani rivolgo a Vostra Santità il mio deferente e affettuoso pensiero. Bentornato, Santo Padre!".

Le tappe del viaggio
Francesco è arrivato a Mosul, la città al nord dell'Iraq che è stata fino al 2017 roccaforte dell'Isis, per pregare per le vittime della guerra. Dietro di lui la chiesa siriaca venuta giù sotto le bombe. Per le strade uno spiegamento di militari per proteggere il Papa, con la preoccupazione che qualche cellula dormiente possa rovinare questo momento storico per l'Iraq. Poi l'esplosione della gioia a Qaraqosh, la città della Piana di Ninive dove c'era la più grande comunità cristiana del Paese. Francesco entra in una cattedrale tirata a lucido, abbellita da fiori bianchi e baciata anche dal sole. Tre anni fa l'Immacolata Concezione era un poligono di tiro e dentro i jihadisti nascondevano pure i loro prigionieri. E' la giornata della 'carezza', della speranza, della vicinanza ai cristiani che, insieme alle altre minoranze, soprattutto gli yazidi, hanno subito sotto le minacce del Califfato una delle persecuzioni più efferate degli ultimi anni. La strada che da Erbil porta il Papa a Qaraqosh è una lingua d'asfalto, piena di check-point, campi profughi, cimiteri. Ottanta chilometri che furono attraversati da circa 120mila cristiani, la maggior parte dei quali in una sola notte, tra il 6 e il 7 agosto 2014, quando l'Isis aveva piantato nei villaggi cristiani le bandiere nere e aveva segnato le porte con la 'N' di nazareno, seguace di Cristo. Ad aprire le porte in quei giorni furono i curdi di Erbil.

Secondo i dati della fondazione pontificia Aiuto Alla Chiesa che Soffre, una delle realtà più attive nel sostegno del rientro dei cristiani nell'area, ad oggi sono tornate poco meno della metà delle famiglie. E Papa Francesco ha parlato dell'esodo come di "un danno incalcolabile non solo per le persone e le comunità interessate, ma per la stessa società che si lasciano alle spalle". Ha ascoltato commosso le testimonianze di chi è sopravvissuto, ed è tornato dopo anni di campo profughi ma lancia anche un messaggio di speranza perché "il terrorismo non ha l'ultima parola". "Con grande tristezza, ci guardiamo attorno e vediamo altri segni, i segni del potere distruttivo della violenza, dell'odio e della guerra. Quante cose sono state distrutte! E quanto dev'essere ricostruito! Questo nostro incontro - ha detto Papa Francesco a Qaraqosh - dimostra che il terrorismo e la morte non hanno mai l'ultima parola. L'ultima parola appartiene a Dio". Chiede con il cuore in mano ai cristiani di "perdonare" perché questa è l'unica via indicata da Dio. Poi plaude alle esperienze di convivenza, di aiuti, di reciproco rispetto."E' possibile sperare nella riconciliazione e in una nuova vita". Ribadisce che la religione non è mai contro nessuno. "Se Dio è il Dio della vita - e lo è -, a noi non è lecito uccidere i fratelli nel suo nome. Se Dio è il Dio della pace - e lo è -, a noi non è lecito fare la guerra nel suo nome. Se Dio è il Dio dell'amore - e lo è -, a noi non è lecito odiare i fratelli".

La gioia esplode poi a Qaraqosh: sono migliaia le persone nelle strade ad attenderlo, nonostante la pandemia, nonostante le paure che restano nel cuore. E' il primo vero e proprio 'bagno di folla' in questa visita in Iraq dove la misure anti-covid e quelle di sicurezza messe in campo dal governo iracheno avevano blindato gli eventi, a poche centinaia di inviati registrati. Poi il Papa va ad Erbil, nel Kurdistan iracheno, che accolse i cristiani in fuga. Celebra la Messa, l'evento conclusivo di questo viaggio che sembrava impossibile. Come quello di Abramo che "sperò contro ogni speranza", per usare le parole dello stesso Francesco. "L'Iraq rimarrà sempre con me, nel mio cuore", si congeda. "Chiedo a tutti voi" di "lavorare insieme in unità per un futuro di pace e prosperità che non lasci indietro nessuno e non discrimini nessuno". "Prego che i membri delle varie comunità religiose, insieme a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, cooperino per stringere legami di fraternità e solidarietà al servizio del bene comune e della pace. Salam, salam, salam! Shukrán! (Grazie), Dio vi benedica tutti! Dio benedica l'Iraq! Allah ma'akum! (Dio sia con voi)". Oggi il Papa ha lasciato l'Iraq concludendo il viaggio che è già nella storia.
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