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MONDO

L'offensiva in Siria contro le milizie curde

Il conflitto in Siria. La Germania blocca la vendita di armi ad Ankara

La Turchia combatte i curdi con i jihadisti di al Qaida. A confermarlo è lo stesso gruppo Ahrar al Sharqiya di Deir Ezzur. Va avanti intanto l'offensiva di terra turca e Ankara annuncia di aver conquistato alcuni importanti centri abitati. Fonti: attentato alla prigione Isis a Hasake. La Lega araba riduce le relazioni con la Turchia, stop alla cooperazione militare

Ras al Ayn, Siria (AP Photo)
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La Turchia sta usando gruppi jihadisti dichiaratamente legati all'organizzazione terroristica al Qaida per fare la guerra alle forze curde nel Nord-est siriano. A provarlo è lo stesso gruppo che si fa chiamare Ahrar al Sharqiya che oggi afferma di far parte dell'Esercito Nazionale Siriano (NSA), un'accozzaglia di brigate di ribelli siriani creata da Ankara non più tardi di due mesi fa in vista dell'attacco di questi giorni. Proprio oggi, Ahrar Al Sharqiya ha annunciato tramite un suo comandante militare, citato dal quotidiano al Quds al Arabi, che il suo gruppo è riuscito a prendere il controllo della cittadina al Irtwaziyah (circa 80 chilometri a nord di Raqqa nel nord-est siriano) che si trova sull'autostrda Aleppo-Qamishli, tagliando di fatto la stessa autostrada e i rifornimenti di SDF (forze curde) dalla parte del governatorato al Haska".

Si tratta di un gruppo di ribelli siriani armati originario del Governatorato di Deir Ezzour, di ideologia islamista. Fondato da alcuni fuoriusciti dell'ex filiale siriana di al Qaida, Fronte Al Nusra tra cui Abu Maria Al Qahtani, il gruppo è stato anche accusato di stretta alleanza con il cosiddetto Stato Islamico.

Nell'ottica dell'operazione Fonte di pace lanciata mercoledì dal presidente turco Erdogan, sono i combattenti curdi di SDF e Ypg a essere considerate terroristi; ovvero gli stessi combattenti che in cinque anni di guerra e sostenuti da Washington sono riusciti a sconfiggere i tagliagole dello Stato Islamico. 

La Germania blocca la vendita di armi alla Turchia
Stop alle armi tedesche alla Turchia. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas alla Bild am Sonntag. Una misura, ha spiegato, che intende colpire l'operazione militare avviata da Ankara. Nel 2018, la Germania ha venduto alla Turchia armi per un totale di 240 milioni di euro, ovvero un terzo del totale delle esportazioni di armi.

Fonti: attentato alla prigione Isis a Hasake
Una prigione dove sono detenuti centinaia di miliziani dell'Isis è stata presa di mira oggi nel nord-est della Siria da un attentato dinamitardo. Lo riferiscono fonti locali precisando che un'autobomba è esplosa vicino al carcere centrale di Hasake, capoluogo della regione nord-orientale siriana. Non è chiaro se l'attentato ha danneggiato il penitenziario dove si trovano centinaia di miliziani jihadisti. Ieri, le forze curde avevano affermato che 5 membri dell'Isis erano fuggiti, dopo che un carcere di Qamishli, a nord di Hasake, colpito da raid turchi.

La Turchia annuncia la conquista di Ras Ain, ma i curdi smentiscono
Le forze turche hanno rivendicato di aver preso il controllo della città di confine siriana di Ras al-Ain, che è stata al centro delle operazioni contro i militanti curdi. "A seguito di operazioni riuscite nell'ambito dell'operazione Peace Spring, è stato preso il controllo dell'area urbana di Ras al-Ain a est dell'Eufrate", ha annunciato il ministero della Difesa turco su Twitter.L'offensiva turca nel nord-est della Siria è penetrata fino a 8 km dal lato di Tal Abyd e 4 km dal lato di Ras al Ayn, le due località di frontiera da cui è partita mercoledì l'incursione di Ankara. Lo ha detto il vicepresidente turco Fuat Oktay. L'obiettivo dichiarato dalla Turchia è di creare una zona cuscinetto profonda almeno 30 km.

Le autorità curde però smentiscono l'annuncio del ministero della Difesa turco."Ras Al-Ain sta ancora resistendo e i combattimenti sono in corso", ha detto un funzionario delle forze democratiche siriane a guida curda, riferiscono i media internazionali. Lo stesso Osservatorio siriano per i diritti umani afferma che la città, principale obiettivo dell'offensiva turca, non è stata completamente conquistata. 

In tutto 16 i morti civili in Turchia
Con la morte di uno dei feriti negli scambi di artiglieria tra esercito turco e milizie curde Ypg avvenuto nella giornata di ieri, è salito a 16 morti il bilancio delle vittime civili in Turchia. Il bilancio più pesante riguarda la città turca di Nusaybin, in provincia di Mardin, al confine con la provincia siriana di Qamishli, colpita negli scorsi due giorni dall'artiglieria, che ha fatto 9 morti e 33 feriti ieri e altri tre morti lo scorso 10 ottobre (una madre e due figlie). Nusaybin è una città del sud della Turchia al confine con la Siria, a stragrande maggioranza curda.

Il segretario generale della Lega Araba: "E' invasione di un Paese arabo"
Il segretario generale della Lega Araba, Ahmed Aboul Gheit, ha definito l'operazione militare turca nel nord-est della Siria "un'invasione di uno Stato arabo e un'aggressione alla sua sovranità". E al termine della riunione d'urgenza convocata al Cairo la Lega Araba ha chiesto alla Turchia di fermare l'aggressione. Anche il ministro degli Esteri iracheno, Mohamed Ali Alhakim, presidente di turno dell'organismo, ha condannato l'offensiva: "Aggraverà le crisi umanitarie, aumenterà la sofferenza del popolo siriano e rafforzerà la capacità dei terroristi di riorganizzarsi i loro resti", ha detto Alhakim.

La Lega Araba riduce le relazioni con la Turchia
I ministri degli Esteri dei Paesi della Lega Araba hanno deciso di assumere "misure urgenti per far fronte all'aggressione turca contro la Siria", comprese la riduzione delle relazioni diplomatiche, la cessazione della cooperazione militare e la revisione delle relazioni economiche. Lo si legge nel documento finale della Lega Araba, ricevuto dall'Ansa, al termine di una riunione d'urgenza svoltasi oggi al Cairo.

"L'aggressione turca alla Siria costituisce una minaccia diretta per la sicurezza nazionale araba, così come per la pace e la sicurezza internazionali" si legge ancora nel documento in cui si aggiunge che l'attacco è "una violazione flagrante dei principi della Carta delle Nazioni Unite" contro la quale la Siria ha il diritto legittimo di difendersi con ogni mezzo.

L'Isis rivendica il primo attentato
Monta la preoccupazione sui foreign fighter. L'attentato compiuto ieri con un'autobomba nella città di Qamishli è stato rivendicato dall'Isis, secondo cui l'esplosione ha causato "decine" di vittime. Lo riferisce il Site, sito di monitoraggio del jihadismo online. Qamishli si trova nella zona sotto controllo curdo del nord della Siria, a est rispetto all'area in cui la Turchia ha avviato la sua operazione militare. Nella stessa zona c'è il carcere colpito da un raid turco, da cui, secondo le autorità locali, sarebbero poi fuggiti 5 jihadisti dell'Isis.

L'Onu: almeno 100 mila persone in fuga
In Siria, dall'inizio dell'offensiva turca, ci sono almeno 100 mila sfollati. Lo sottolinea l'Onu.

Le reazioni
Scontro Trump-Erdogan sull'attacco ai curdi in Siria. 'Fermi la guerra', avverte il presidente Usa. 'Avanti nonostante le minacce', la replica.

Usa ed Europa pronti a sanzioni contro Ankara.  'Europa priva di una influenza sostanziale in politica estera'. Conte: 'Ankara si fermi, la Ue non accetti ricatti'

Per Putin tutte le truppe straniere presenti "illegalmente" in Siria devono andare via. "Se il futuro legittimo governo della Siria dovesse dire che non ha bisogno che le truppe russe siano presenti lì, questo riguarderebbe anche la Russia", ha aggiunto Putin citato dalla Tass

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