Original qstring:  | /dl/rainews/articoli/Il-sapore-del-2020-139acd75-69a5-45d1-87a5-0449fbfc5207.html | rainews/live/ | true
FOOD

Speciale

Il sapore del 2020

Cosa resterà del 2020 dal punto di vista del settore enogastronomico e per il nostro rapporto con il cibo.

Condividi
Se proviamo, per un attimo, a non pensare alla pandemia, al disinfettante, alle mascherine, potremmo dire che il 2020 ha l’odore e il sapore del pane fatto in casa. La corsa agli approvvigionamenti, il lievito sparito dagli scaffali dei supermercati e la riscoperta delle gioie (forzate) casalinghe, ma anche le saracinesche di molte attività abbassate e il metro per misurare le distanze tra una seduta e l’altra, sono tra le immagini che più ricorderemo di questo anno bisesto, che nessuno si sarebbe immaginato funesto fino a questo punto. La pandemia ha infatti cambiato il nostro modo di vivere, di socializzare e anche di rapportarci con il cibo. Il settore dell’accoglienza e della ristorazione ha pagato – e sta pagando – un conto molto caro al covid-19. E insieme ai ristoratori tanti produttori, artigiani del cibo che vendevano proprio ai locali.
 
Nuovi modi di fare la spesa
Purtroppo per molti la pandemia del 2020 ha decretato la cessata attività o la chiusura a tempo indeterminato del locale. Per tutti gli altri ha significato dover riorganizzare il proprio lavoro, tra piatti da asporto e consegne a domicilio. Sono nati così nuovi modi di fare la spesa. Abbiamo raccontato le storie di servizi creativi: i delivery interattivi con ingredienti che arrivano a casa con la videoricetta e l'invito a seguire la diretta social per parlare con lo chef e con il produttore che racconta il frutto del proprio lavoro; il kit per il pane fatto in casa con i consigli del panificatore; le piattaforme web per comprare prodotti di nicchia, dagli artigiani del cibo, magari cercando di alimentare un’economia locale e scoprire i sapori di un’Italia poco conosciuta ma che continua a resistere. Sono nate anche start-up che mettono in rete i piccoli negozi e quelle che permettono di ordinare prodotti anche dal proprio banco del mercato di fiducia.



Delivery interattivi e aperitivi virtuali
Non soltanto la spesa, molti locali e ristoranti hanno pensato formule delivery ad hoc. Ci sono gli chef stellati che hanno creato piatti di alto livello per poterli recapitare a casa senza che si perda il sapore, l’aroma e cercare così di replicare (o quasi) a casa l’esperienza di una cena al ristorante. Di contro c'è chi ha deciso di non proporre i piatti del proprio locale per il delivery, ma si è concentrato su una nuova linea di prodotti, puntando sui dolci e immaginando una futura pasticceria su strada.



C’è anche chi, convertendo il ristorante a proposte delivery, ha incassato il 50% del fatturato durante il periodo del lockdown. E abbiamo visto anche i locali e i pub –tra i più penalizzati dagli attuali orari di chiusura per le misure di contenimento della pandemia – che hanno studiato metodi per recapitare a casa snack, birre appena spillate e cocktail in bottiglia e sottovuoto, per chi, nonostante tutto, non vuole rinunciare all’aperitivo. Regalarsi una scatola con l’immancabile spritz, qualche golosità e poi darsi appuntamento su zoom è stato un modo per ricreare virtualmente questo momento tanto caro ai giovani italiani.



Formazione e didattica pensando al mondo di domani
Il 2020 ha imposto un ripensamento anche della didattica. Quotidianamente l’andamento della pandemia porta in primo piano il dibattito sulla scuola. Per quanto i mestieri legati a vino e cibo abbiamo visto come - anche in questi casi - la tecnologia aiuti la formazione. Gli istituti professionali, nelle zone gialle e arancioni, negli ultimi mesi hanno potuto organizzare anche i laboratori in presenza, con gruppi ristretti e mirati, osservando tutte le misure di sicurezza. Grande protagonista di quest’anno è sicuramente la didattica a distanza che ha consentito alle scuole superiori, ai corsi professionali fino a quelli universitari o ai master di andare avanti con la teoria. La dad è stata alleata delle istituzioni scolastiche per non ‘perdere’ l’anno accademico, aspettando ti tornare a frequentare lezioni dove potersi scambiare impressioni e anche qualche battuta con i compagni di banco.


 
Condividi