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SALUTE

Il sesso spiegato ai bambini

Pubblichiamo un estratto del nuovo libro appena arrivato in libreria per i tipi di BUR della psicologa dell’età evolutiva Anna Oliverio Ferraris, insegna all’Università Sapienza di Roma. TUO FIGLIO ED IL SESSO, è una guida per i genitori per approcciare un aspetto spesso imbarazzante e quindi semplicemente non affrontato (con molte conseguenze negative) : le pagine che seguono fanno parte del capitolo “Come dirlo” 

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…..I bambini sono delle spugne di conoscenze. Scoprono il mondo, ma per fare realmente esistere cose ed esperienze hanno bisogno di nominarle.

Anche nell’ambito della sessualità, c’è un momento in cui bisogna dare un nome alle cose e alle esperienze. Una indicazione generale per i genitori, qualunque sia l’età del figlio o l’interrogativo che sottopone, è quella di evitare di rispondere con frasi come «Non sono cose che ti riguardano», o ingiunzioni secche del tipo «Non si parla di queste cose!», chiudendo così il discorso. È meglio evitare le formule d’altri tempi, che colpevolizzano e rendono la sessualità un tabù. Al contrario, si può approfittare dell’occasione per affermare la propria disponibilità a parlare di questi argomenti con una risposta del genere: «Sono questioni che riguardano la vita. Puoi parlarmene quando vuoi». E se qualche volta ci si può sentire in imbarazzo per una domanda o una osservazione fatta in pubblico a brucia pelo o tale da coinvolgere altre persone in modo poco gradevole, si può sempre rimandare la risposta «a più tardi».

Può accadere che il genitore non accetti il modo in cui il bambino si esprime su certi temi. Quando il piccolo pronuncia una parola volgare andrà invitato a sostituirla con un termine più appropriato, facendogli capire che va evitata la volgarità, non l’argomento: il bambino comprenderà che può chiedere senza inibizioni. Così, se riceve delle informazioni deformate dai compagni o da altre persone, si sentirà autorizzato a interrogare i suoi genitori o la persona che in famiglia è più disponibile ad affrontare questo tipo di discorsi.

Sulla sessualità è necessario usare la stessa sensibilità richiesta quando si affrontano le tematiche più difficili per la mente infantile. È importante rendersi conto che dire qualcosa della verità, dire delle cose vere, non significa rivelare tutto o fornire dettagli troppo inquietanti: non si deve scaricare sul bambino un flusso di spiegazioni troppo lunghe ed elaborate.
Nel corso della crescita si tornerà più volte sulle stesse tematiche, che verranno approfondite e illustrate con maggiori dettagli e precisione a seconda dell’età e dell’individualità del bambino.
Per esempio, per quanto riguarda il concepimento la spiegazione dei due semini illustrata più avanti è più che sufficiente con i bambini tra i tre e i sei anni: a quell’età il bambino ha soprattutto bisogno delle parole rassicuranti dei suoi genitori. Quando si riproporrà lo stesso argomento un po’ più tardi, le parole saranno diverse, anche in rapporto alla sua maturità e alla sua posizione in famiglia: i secondi e terzi figli generalmente reclamano informazioni prima dei primogeniti, oppure le ricevono attraverso di loro. Il bambino, insomma, cresce, e le parole che si utilizzano per parlargli devono crescere con lui. Le schede basate su domande e risposte riportate in questo libro sono delle simulazioni che hanno lo scopo di fornire degli esempi di conversazione e delle indicazioni di massima. Non esauriscono tutte le possibilità né sono appropriate a qualsiasi situazione. Indicazioni su cosa dire e come parlare emergono anche e soprattutto dal testo, non solo dagli esempi riportati nelle schede. Anche le età indicate non vanno intese rigidamente. Sta al genitore e all’insegnante scegliere in piena libertà se, quando e come intervenire.
Sono loro che, conoscendo figli e alunni, possono decidere se limitarsi a rispondere alle domande che vengono loro rivolte o sollecitarli a riflettere quando si rendono conto che i bambini hanno bisogno di fare chiarezza su alcuni aspetti o argomenti di cui hanno sentito parlare o di cui hanno intravisto delle immagini che hanno suscitato la loro curiosità o che li hanno turbati.
È ancora compito di genitori e insegnanti riuscire a modulare il linguaggio in rapporto alle esigenze e alle caratteristiche di chi hanno di fronte.
La terminologia presente in queste schede è solo un esempio. I genitori dovranno adattarla al vocabolario usato in famiglia, che può variare a seconda del dialetto e delle abitudini personali, o può essere frutto di invenzioni e scherzi: per i più piccoli usare le parole che hanno sentito durante la loro crescita (pisellino o pipino, patatina, buchetto o farfallina e così via) renderà la conversazione più naturale. Infine è buona norma chiedere al bambino che cosa significano per lui determinate parole o immagini, in modo da capire che cosa già sa sull’argomento e se le nozioni di cui dispone sono corrette o confuse.

Scheda 1
domande e risposte:
Il corpo, la nascita

d. Le bambine hanno il pisellino come i maschi? r. (a partire dai 2-3 anni) Le bambine hanno la patatina e dentro, che non si vede, invece del pisellino hanno l’utero.

d. Perché non ho il pisellino e non faccio pipì in piedi come il fratellino? r. (a partire dai 2-3 anni) Tu sei una femmina e invece di avere il pisellino hai la patatina. Lui fa la pipì dal pisellino, tu dalla patatina. [È importante non adottare una terminologia negativa che dia alla bambina l’idea di non avere una cosa, meglio parlare della diversità, i maschi hanno una cosa e le femmine un’altra: vedi il capitolo successivo]

d. Perché ci sono maschi e femmine? r. (a partire dai 3-5 anni) Perché per fare i bambini ci vogliono sia le femmine che i maschi. r. (6-8 anni) Quasi tutti gli animali si riproducono attraverso l’unione di un maschio e una femmina. È una delle strategie usate dalla natura per garantire che si possano avere figli e perpetuare la specie. Questo spiega anche perché i maschi e le femmine hanno qualcosa di diverso nell’aspetto: serve per riconoscere gli individui dell’altro sesso. [Il genitore potrebbe portare esempi di dimorfismo sessuale in diversi animali: per esempio, il pavone maschio e il pavone femmina, il leone e la leonessa, l’uomo e la donna]

d. Perché quella signora ha la pancia così grossa? r. (a partire dai 3-5 anni) Perché c’è dentro un bambino che cresce e che un giorno nascerà. Anche tu sei stato nella pancia della tua mamma per nove mesi prima di nascere. Eri dentro una tasca speciale, dove sei cresciuto.

d. Il fratellino che hai nella pancia non ti fa il solletico? r. Nei primi quattro mesi non ho sentito niente, poi ha cominciato a muoversi di tanto in tanto. È un solletichino piacevole perché vuol dire che si trova bene e sta crescendo.

d. Come si chiama quella tasca? r. Si chiama utero.

d. E come sono nato io? r. (3-5 anni) Alla fine dei nove mesi sei uscito da un buchetto che le donne hanno tra le gambe. È così che nascono tutti i bambini e anche i piccoli di molti animali. [È necessario far comprendere al bambino che il parto è un evento naturale, non una malattia o un incidente per cui la mamma deve andare in ospedale…]

d. Da dove vengono i bambini prima di entrare nella pancia della mamma? r. (3-5 anni) Il papà e la mamma si vogliono bene. Il papà depone un semino di vita nel ventre della mamma, dove si trova già un altro granellino. Questi due semini si incontrano e formano una specie di ovetto che, nove mesi dopo, diventerà un bambino pronto per nascere. [È importante che fin dall’inizio il bambino conosca il ruolo del padre nella procreazione: non è la mamma che da sola fa il suo bebè] r. (6-7 anni) Con il suo pisellino l’uomo depone un seme di vita che si chiama “spermatozoo” nel buchetto della donna, dove si trova un altro semino di vita che si chiama “ovulo”. Questi due semini si incontrano nel ventre della donna e formano un uovo che diventerà un feto e poi un neonato.

d. In televisione ho sentito parlare di procreazione medicalmente assistita, che cosa significa? r. (a partire dai 6-7 anni) In genere, i bambini vengono fatti come già ti ho spiegato altre volte. Ma nel caso della procreazione assistita il dottore aiuta papà e mamma, in modo che i semini che devono unirsi siano abbastanza solidi e ben uniti per crescere e svilupparsi.

d. Ma perché le mamme vanno all’ospedale quando nasce il bambino? r. (4-8 anni) Alla fine dei nove mesi quando il bambino sta per nascere, la mamma va alla maternità, un reparto dell’ospedale in cui nascono i bambini. Lì viene aiutata da un dottore o da una dottoressa il cui mestiere è quello di far nascere i bambini. Il papà può essere là con la mamma.

d. Giacomo mi ha detto che quando un uomo e una donna fanno l’amore non nascono bambini… r. (6-8 anni) Giacomo ha ragione, un uomo e una donna fanno l’amore non solo per avere dei bambini, ma perché stanno bene insieme.

d. I froci hanno figli? r. (dai 6-8 anni in su) Froci non è una bella parola, si dice gay o omosessuale. Le persone omosessuali si innamorano di persone del loro stesso sesso. Non possono fare dei figli insieme, ma possono vivere con i figli dell’uno o dell’altro, dell’una o dell’altra.

d. Da che cosa si capisce che si è omosessuali? r. È qualcosa che ognuno sente dentro di sé. Crescendo un ragazzo o una ragazza capisce se è più attratto dagli uomini o dalle donne.
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