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SPORT

non potrà prepararsi per Rio 2016

Infezione alla spalla: finisce la carriera di Ian "torpedo" Thorpe, campione di nuoto australiano

Secondo il manager, Thorpe non potrà più nuotare in maniera competitiva. Soffriva di depressione da anni, e abusava di alcol e farmaci. E' ricoverato in terapia intensiva a Sydney

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E’ la parabola di tanti campioni eccezionali e fragili. Le medaglie, la fama ma poi: un guaio fisico. Per alcuni c’è la rinascita, altri non tornano più ai vertici. È la storia dell’australiano Ian Thorpe, detto “torpedine”, l’uomo dalla gambata potentissima che negli ultimi metri di vasca gli permetteva di staccare gli avversari con uno slancio in più. 27 medaglie d’oro, 5 guadagnate alle Olimpiadi, ma con un fantasma sempre pronto ad afferarlo e a tirarlo sott’acqua: la depressione, l’alcol, i farmaci.

Un'infezione da staffilococco
Ora il futuro del grande sportivo è a rischio. Un’infezione alla spalla potrebbe compromettere l’uso del braccio sinistro: per il suo manager James Erskine, la situazione è grave ma non mette in pericolo la vita del campione. Due batteri diversi, due o tre operazioni chirurgiche nelle ultime settimane. La stampa ipotizza una paralisi al braccio, ma il manager smentisce seccamente e precisa: non è così grave - anche se sicuramente Thorpe non potrà più nuotare per competere.

 Il campione australiano è stato operato in una clinica svizzera, a Ronco sopra Ascona, dove si allenava. Con l’aggravarsi delle condizioni è stato trasferito a Sydney e ricoverato in terapia intensiva. Secondo alcune ipotesi, avrebbe contratto un’infezione da Staffilococco aureo, una batterio particolarmente resistente agli antibiotici.

Depressione, alcol e farmaci 
“Sfortuna” – dice il manager. E non è la prima giornata sfortunata di un campione amatissimo – soprattutto in Australia - ma vulnerabile. Nella sua autobiografia “Questo sono io” confessa la sua depressione “paralizzante”, il pensiero ricorrente del suicidio, le sbronze e i farmaci per controllare gli stati d’animo più spaventosi. Si ritira dalle gare a 24 anni: ha dominato le Olimpiadi di Sydney nel 2000 ma non riesce più a stare in cima. Dopo quattro anni decide di tornare alle gare, ma la sua stella è appannata. C’è una spalla che fa male da sempre; lui stinge i denti ma lo sforzo crea una tensione insopportabile alla scapola. Non riesce a qualificarsi alle Olimpiadi di Londra nel 2012. Viene ricoverato in un ospedale di Sydney per liberarsi dall’alcol e dai farmaci. All’inizio dell’anno, il cocktail di medicine che lo tiene su supera il limite. Scompare per alcune ore e viene ritrovato, in stato confusionale, a qualche miglio dalla casa dei genitori.

Addio Rio
Ora l’operazione, l’infezione, nessuna speranza di qualificarsi a Rio 2016. Thorpe ci aveva creduto: aveva la speranza segreta di tornare a nuotare al massimo. Come altri atleti, come racconta anche Andrè Agassi nella sua autobiografia Open, anche Torpedo aveva finito per odiare il suo sport, aveva gettato via tutto per ritrovare infine il desiderio di nuotare forte, in gara.

Invece ora c’è una nuova gara contro la malattia. A 31 anni, tutta una vita davanti, per vincere altre medaglie - d’oro - contro la depressione, per aiutare i ragazzi della sua fondazione pluripremiata in Australia, e ritrovare – forse – la serenità nei lunghi silenzi subacquei di una piscina.  
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