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MONDO

Uccisi dai rivoltosi 3 uomini della sicurezza

Onu: allarmati da significativo numero di vittime per le proteste in Iran

Ancora manifestazioni in Iran per la guerra della benzina. Secondo fonti non ufficiali in questi ultimi 5 giorni di guerriglia i morti sarebbero decine

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L'Onu si è detta "allarmata" dalle notizie del "significativo" numero di vittime nelle proteste in corso in Iran. "Siamo particolarmente allarmati che l'uso di proiettili veri abbia, presumibilmente, causato un numero significativo di morti in tutto il Paese", ha dichiarato il portavoce dell'Alto Commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite (Unhcr), Rupert Colville.Il portavoce ha spiegato che, anche se il bilancio sulle vittime sia difficile da verificare, in parte per via del blocco di internet in vigore da sabato, i media iraniani e "diverse altre fonti" parlano di "decine di persone che potrebbero essere state uccise" durante le proteste. 

Sventato attacco ad ayatollah Ali Khamanei
Le autorità iraniane hanno annunciato che le forze di sicurezza "hanno sventato" un attacco contro l'abitazione del rappresentate della guida suprema della Rivoluzione, ayatollah Ali Khamanei, nella città di Yazd (centro). Lo riferisce l'agenzia di stampa semi-ufficiale Isna. "Le forze di sicurezza hanno arrestato diversi uomini in possesso di armi bianche che avevano tentato di fare irruzione nella casa-ufficio di Ayatollah Nasiry Yazdi, rappresentante della Guida della Rivoluzione e imam della preghiera del venerdì nella città di Yazd nel centro del Paese", ha riferito l'agenzia, aggiungendo che alcuni membri del commando "sono fuggiti".




Decine di morti
Sono almeno 90 i morti dei cinque giorni di scontri in Iran, come riferisce l'emittente Radio Farda, vicina all'opposizione. Nessun bilancio ufficiale delle vittime è stato diffuso dal governo di Teheran, mentre diversi attivisti, citando fonti anonime del ministero degli Interni, parlano addirittura di 200 morti e tremila feriti nelle proteste iniziate nei giorni scorsi dopo i rincari del prezzo della benzina Il bilancio fornito da Radio Farda si basa su dati forniti da organizzazioni in difesa dei diritti umani, diffusi dai social e da notizie riportate sui media.  

Negli scontri di questa  notte 3 membri delle forze di sicurezza iraniane sono stati accoltellati da un gruppo di "rivoltosi" a ovest della capitale Teheran, durante gli scontri. Si tratta di un membro delle guardie della rivoluzione islamica e di due esponenti delle milizie volontarie Basij. La notizia venie riportata dalla Fars, agenzia vicina ai pasdaran.

Da Londra l'attivista Karim Dehimi ha detto a Radio Farda che almeno 20 persone sono state uccise nella città di Mahshahr dove ieri si sono registrati ''gravi'' scontri con le forze di sicurezza. Citando attivisti locali, la stessa emittente parla di un ingente numero di vittime nella provincia occidentale del Kurdistan e in quella sudoccidentale del Khuzestan.  

La magistratura di Teheran: identificato 'gran numero' di responsabili dei disordini
Un "gran numero" di persone, considerate responsabili di "sabotaggi e disordini" durante le proteste contro il rincaro della benzina in Iran, è stato identificato e verrà arrestato. Lo ha reso noto il portavoce della magistratura di Teheran, Gholamhossein Esmaili, aggiungendo che tra i ricercati ci sono anche persone accusate di aver inviato video delle manifestazioni a media stranieri.   "la calma è tornata nel paese e la magistratura sarà dura nell'affrontare e punire presto i rivoltosi", ha assicurato il portavoce, invitando la popolazione a fornire informazioni utili a trovare i sospetti.  

Giornale vicino a Guida Khamenei, 'pagati per creare il caos'   
I leader delle violente proteste contro il rincaro della benzina in corso dal fine settimana in Iran verranno impiccati. Lo sostiene il quotidiano conservatore Kayhan, molto vicino alla Guida suprema Ali Khamenei, citando fonti giudiziarie, secondo cui i dimostranti sarebbero stati pagati per "creare il caos".

Il crimine che verrà contestato ai manifestanti, sottolinea il giornale, è quello di 'Baghi', cioè rivolta armata contro le autorità e i principi del sistema della Repubblica islamica. "Un gruppo di leader dei disordini, che sono stati recentemente arrestati, ha confessato di essere stato incaricato di creare il caos e danneggiare e incendiare le proprietà pubbliche e avevano armi, coltelli e maschere. I colpevoli hanno anche detto di aver ricevuto in cambio denaro e la garanzia di poter lasciare il Paese se fossero stati identificati", aggiunge Kayhan.
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