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MONDO

Accordo sul nucleare

Cosa prevede l'intesa sul nucleare con l'Iran. Gli scenari se gli Usa si chiamano fuori

L'accordo, firmato nel 2015 a Vienna, è arrivato dopo anni di estenuanti trattative. Ora gli Stati Uniti minacciano di abbandonare. E Teheran risponde: "L'uscita degli Usa? Non influente"

Il presidente iraniano Rohani
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L'intesa è stata raggiunta  il 14 luglio 2015 a Vienna ed è stata firmata da Teheran e dai Paesi del cosidetto 5+1, i membri del Consiglio di Sicurezza dell’ONU con potere di veto - Regno Unito, Francia, Stati Uniti, Russia e Cina - più la Germania. Il punto principale dell'intesa è l'eliminazione delle sanzioni economiche e finanziarie internazionali imposte all'Iran a causa del suo discusso programma nucleare. 

Cosa prevede
I Paesi occidentali hanno promesso di eliminare progressivamente le sanzioni economiche imposte all’Iran negli ultimi anni. In cambio l’Iran ha accettato di limitare il suo programma nucleare e di permettere alcuni controlli periodici da parte dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) alle sue installazioni nucleari, installazioni che l'Iran dichiara di utilizzare a scopi civili e non militari, come invece temono i paesi occidentali. Con il via libera di Teheran, l'Aiea ha ottenuto il permesso di fare ispezioni anche nei siti militari, come quello di Parchin. 

L'Iran ha inoltre accettato una moratoria di 15 anni sull'arricchimento dell'uranio al di sopra del 3,67% e la riduzione del numero di centrifughe dalle quali viene estratto parte dell'uranio naturale, che non deve essere superiore a 5.060. 

L'accordo prevede anche la modifica del reattore ad acqua pesante di Arak, cosìcché non si possa produrre il plutonio necessario alla costruzione della bomba nucleare. Per cinque anni dalla firma dell'accordo di Vienna, resta in vigore l'embargo Onu sulle armi e per 8 anni quello sui missili balistici.

I possibili scenari 
Nel caso in cui il prossimo 12 maggio Donald Trump decretasse l'uscita definitiva degli Stati Uniti dall'accordo, le conseguenze per l'Iran non sarebbero poche. L'impatto sull'economia iraniana potrebbe essere davvero importante perché il Congresso americano sarebbe pronto a dare il via a un nuovo "giro" di sanzioni.  

Non è escluso che si decreti anche un embargo sulle esportazioni iraniane di greggio. Uno scenario che, sul medio e lungo termine, finirebbe per sottrarre ai mercati petroliferi già in crisi oltre 500mila barili di greggio di produzione iraniana.  Tutto questo, aggravato dalle tensioni crescenti in Medio Oriente, si ripercuoterebbe in maniera significativa sulle quotazioni internazionali del greggio, con diversi rialzi. 

Possibile anche una corsa al nucleare in Medio Oriente. Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman e Qatar potrebbero cercare di accelerare il loro programma nucleare. D'altronde il principe reggente saudita, Mohammed Bin Salman, lo scorso marzo aveva avvertito: "Se l’Iran avrà la bomba atomica, la svilupperemo anche noi, il prima possibile". A quel punto ci sarà Donald Trump ad appoggiarlo? 
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