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ECONOMIA

Presentazione del Rapporto annuale

Istat: "Peggior calo demografico da 100 anni, rischi per la crescita"

"Non va ignorato che la crescita della popolazione italiana degli ultimi vent'anni è avvenuta unicamente grazie all'aumento della componente di origine straniera, una componente che al primo gennaio 2019 conta 5 milioni e 234 mila residenti pari all' 8,7% della popolazione"

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I cambiamenti demografici, caratterizzati "dal calo delle nascite, dall'invecchiamento della popolazione e, a partire dal 2015, da una perdita di residenti", "in assenza di significative misure di contrasto, potrebbero determinare ricadute negative sul potenziale di crescita economica, con impatti rilevanti sull'organizzazione dei processi produttivi e sulla struttura e la qualità del capitale umano disponibile". Lo ha detto il presidente dell'Istat, Gian Carlo Blangiardo, durante il suo discorso in occasione della presentazione del rapporto annuale dell'Istituto.

Popolazione cresce solo grazie al numero di stranieri
"Non va ignorato che la crescita della popolazione italiana degli ultimi vent'anni è avvenuta unicamente grazie all'aumento della componente di origine straniera, una componente che al primo gennaio 2019 conta 5 milioni e 234 mila residenti pari all' 8,7% della popolazione. Una numerosità di tutto rilievo superiore al numero degli abitanti di 9 dei 27 paesi dell' Ue", dice il presidente dell'Istat. Negli ultimi 10 anni una quota crescente di cittadini stranieri "ha alimentato il flusso dei nuovi italiani divenuti tali per acquisizione della cittadinanza" o per "il peso relativo delle cosiddette seconde generazioni, molte delle quali formate da ragazzi nati sul territorio italiano".

Italia contende al Giappone il record di invecchiamento
"A livello mondiale l'Italia contende al Giappone il record di invecchiamento: 165 persone di 65 anni e più ogni 100 giovani con meno di 15 anni per l'Italia e 210 per il Giappone, al 1° gennaio. "Gli scenari previsivi – si legge ancora nel rapporto - indicano con un'elevata probabilità (78%) che la popolazione residente al 2050 risulterà inferiore a quella odierna, scendendo da 60,4 milioni al 1° gennaio 2019 a 60,3 milioni nel 2030. Negli anni successivi, il calo sarebbe più accentuato (58,2 milioni la popolazione nel 2050), con una perdita complessiva di 2,2 milioni di residenti rispetto ad oggi. La transizione nell'età anziana delle generazioni del baby boom, oggi nella fase adulta della vita, è la principale determinante del futuro invecchiamento della popolazione. La quota di ultrasessantacinquenni sul totale della popolazione potrebbe essere nel 2050 tra i 9 e i 14 punti percentuali superiore rispetto al valore del 2018 (22,6%)".

Giovani via dal Sud
"Si osserva un sistematico deflusso di giovani italiani dai 20 ai 34 anni con livello di istruzione medio-alto dalle regioni del Mezzogiorno verso il Centro-Nord (circa 250 mila durante il decennio), osserva il presidente dell'Istat.

Occupazione, livello più altro degli ultimi 10 anni
Il ritorno dell'occupazione ai livelli pre-crisi è dovuto esclusivamente al lavoro dipendente che, in dieci anni, è aumentato di 682 mila unità (+4,0%), a fronte di un calo di oltre mezzo milione di lavoratori autonomi, la cui quota sul totale occupati è scesa progressivamente dal 25,5% nel 2008 al 22,9% nel 2018. Il forte aumento del lavoro alle dipendenze nel corso del decennio è dovuto essenzialmente al tempo determinato (+760 mila unità rispetto al 2008) anche se tra il 2014 e il 2017 la componente a tempo indeterminato ha gradualmente recuperato le perdite subite durante la crisi. Dopo un nuovo arretramento nel 2018 (-108 mila, -0,7%), l'occupazione dipendente a carattere permanente ha mostrato segni di recupero nei primi mesi del 2019. Il calo degli indipendenti ha risentito della forte diminuzione dei collaboratori, quasi dimezzati in dieci anni (-220 mila, -48,4%), degli autonomi con dipendenti (-189 mila, -11,8%), e di quelli senza dipendenti (-148 mila, -3,9%). 

Stima Pil +0,3% può reggere nel 2019
"La partita economica è in corso, possiamo anche vincerla. Facciamo in modo di vincerla",ha dichiarato Blangiardo, a margine della presentazione del Rapporto a chi gli chiedeva del peso del debito sul sistema Paese.  Quanto al rischio di un Pil in calo nel secondo trimestre del 2019, il presidente dell'Istat precisa: "questo non vuol dire che sia in discussione la stima fatta su base annua, che riteniamo possa essere ancora confermata". A riguardo, l'Istat a maggio ha previsto una crescita dello 0,3% per il 2019. Numero che potrebbe essere centrato perché, spiega Blangiardo,"riteniamo che nella seconda parte dell'anno ci possa essere una discreta tenuta".

Fico, fuga dei cervelli impoverisce capitale umano Italia
Rispetto al calo demografico emerge l'esigenza di rimuovere gli ostacoli che si frappongono alla realizzazione dei progetti di vita dei giovani. Una specifica considerazione la merita il sistematico deflusso di giovani dai 20 ai 34 anni con livello di istruzione medio-alto dalle regioni del Mezzogiorno verso il Centro-nord e dall'Italia verso l'estero. Si tratta della ben nota 'fuga di cervelli' che impoverisce drammaticamente il capitale umano del nostro Paese". Lo afferma il presidente della Camera Roberto Fico nel suo intervento alla presentazione del rapporto annuale dell'Istat.   

"Dobbiamo creare le condizioni - prosegue - nel mercato del lavoro come nella ricerca e nelle università, per incentivare i nostri talenti a rimanere o a rientrare dopo esperienze qualificanti all'estero. A ciò si aggiunge l'aggravarsi delle disuguaglianze, tra uomini e donne, tra territori, tra persone con diverso livello di istruzione, tra le generazioni.

"Nostri figli vengono prima di vincoli Bruxelles"
"Ringraziamo il presidente Blangiardo perché rende noto a tutti quello che denunciamo da tempo. La prima grande crisi è quella demografica: a Bruxelles lo sappiano. Taglieremo le tasse a lavoratori e famiglie a prescindere dal parere di qualche burocrate. Il futuro dei nostri figli viene prima di ogni vincolo deciso a tavolino". Lo afferma in una nota Matteo Salvini, vicepremier e leader della Lega commentando il rapporto annuale Istat.


 
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