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MONDO

Visti dal Vaticano

Joe Biden, sessanta anni dopo Kennedy un presidente cattolico alla Casa Bianca

A pronunciare la preghiera per la cerimonia di inaugurazione della sua presidenza, Biden ha voluto un gesuita, padre Leo O’Donovan, ex rettore della Georgetown University, amico di vecchia data

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di Vania De Luca Una lunga carriera politica quella di Joe Biden, che ha vinto numerose elezioni come senatore a partire dal 1973, due volte le elezioni nazionali da vicepresidente (nel 2008 e nel 2012 con Obama), e che ora è il secondo Presidente cattolico degli Stati Uniti dopo John Fitzgerald Kennedy, sessant’anni fa. Lui stesso ha fatto riferimento alla fede durante il discorso di investitura alla Convention democratica di Milwaukee, spiegando quanto questa sia stata un importante sostegno per superare i gravi lutti subiti nel corso della vita: la morte –lui ventinovenne- della prima moglie e della figlia in un incidente stradale, quella del figlio maggiore, per un tumore durante la presidenza Obama.

Tra i materiali della recente campagna elettorale c’era anche il video di un breve incontro con papa Francesco a un’udienza generale, e nei suoi discorsi numerose citazioni hanno suggerito una radice cattolica non di facciata: dall’immagine evangelica della casa sulla roccia, alla  preghiera attribuita a san Francesco d’Assisi  (“dove c’è discordia, unione, dove c’è dubbio, la fede; dove c’è oscurità, la luce”), alla memoria del gesuita tedesco Alfred Delp, che prima di essere giustiziato dai nazisti a 37 anni nel 1945, incoraggiava a una stagione di speranza dopo essere stati scossi nel profondo. In chiusura del suo primo discorso da presidente eletto ha scelto una citazione del salmo 90 della Bibbia per evocare la speranza portata “sulle ali dell’aquila”. Per lo storico Massimo Faggioli, se per Kennedy l’identità cattolica poteva essere un problema rispetto alla nazione, oggi il sospetto di una “doppia lealtà” dei cattolici è superato, il Paese non ha nessun problema rispetto alla fede cattolica, ma un problema col cattolicesimo di Biden ce l’ha “una parte non insignificante della Chiesa americana”, fatta di “vescovi, clero, intellettuali, e fedeli”. Se Biden non è il primo cattolico alla presidenza Usa, è dunque il primo presidente che dovrà cercare di superare le profonde divisioni interne alla Chiesa cattolica americana. Quando preparò la visita di Papa Francesco negli Stati Uniti, nel 2015, incontrò non solo i vescovi cattolici, ma tutti i leader religiosi, volendo fare di quell’evento un’occasione di dialogo. Ma come spesso capita quando ci sono posizioni diverse e polarizzate, il dialogo ad extra è più semplice di quello ad intra. I cattolici americani sono divisi più o meno a metà tra democratici e repubblicani, in linea più con il proprio partito politico che con gli insegnamenti della chiesa (basti pensare a temi molto “divisivi”, come l’aborto, le politiche migratorie e la gestione del muro lungo il confine con il Messico). Tra i grandi temi dell’agenda Biden in sintonia con il magistero sociale di papa Francesco, ci sono, oltre alle migrazioni, il multilateralismo, l’Europa, la salute pubblica e le misure di contrasto al Covid, la salvaguardia della natura e dell’ambiente, le politiche contro il cambiamento climatico. Ma il tema che lo vede distante dalle posizioni della chiesa è l’aborto.  Nel 2012, in un dibattito con il repubblicano Paul Ryan dichiarò: “Accetto la posizione della mia chiesa sull’aborto. La accetto nella mia vita personale. Ma mi rifiuto di imporla a cristiani, musulmani ed ebrei altrettanto devoti”. Una posizione poi maturata nella direzione di una maggiore liberalizzazione, coerente con la linea dei democratici, tanto che nel 2019 un parroco, accusandolo di sostenere le istanze abortiste, arrivò a negargli la comunione.  

A pronunciare la preghiera per la cerimonia di inaugurazione della sua presidenza, Biden ha voluto un gesuita, padre Leo O’Donovan, ex rettore della Georgetown University, amico di vecchia data. Porta la firma di Joe Biden l’introduzione al sui libro Blessed Are the Refugees: Beatitudes of Immigrant Children (Beati i rifugiati: Beatitudini per i bambini migranti). Intervenendo lo scorso novembre a una raccolta fondi del Servizio dei gesuiti per i rifugiati, di cui O’Donovan è direttore, Biden ha dichiarato l’intenzione di alzare i numeri sull’accoglienza degli immigrati, dai 15.000 previsti dall’amministrazione Trump a 125.000. Anche John Kennedy, nel 1960, fu accompagnato, nella sua corsa alla Presidenza, da un padre gesuita, John Courtney Murray, di cui proprio in questi giorni esce  in Italia una riedizione della raccolta degli scritti  (We Hold These Truths – Catholic Reflections on the American Proposition)  curata da Stefano Ceccanti. Ai tempi di Kennedy, mentre il presidente cattolico era visto con sospetto in molti ambienti protestanti, Murray era dell’idea, a partire dal diritto costituzionale americano, che la libertà religiosa andasse assunta pienamente come principio da valorizzare e non come male da tollerare. Oggi il clima è cambiato, e Biden assume la guida di un paese diviso, segnato dalla pandemia, non risparmiato dall’umiliazione di un  violento attacco alla sede del Congresso che nessuno avrebbe potuto immaginare. Nel molto che avrà da fare si renderà visibile la risposta alla domanda se è possibile essere allo stesso tempo americani e cattolici.

Intanto il 15 gennaio scorso, a pochi giorni dalla cerimonia di insediamento, l’Ambasciatrice degli Stati Uniti d’America presso la Santa Sede, Callista Gingrich, moglie dell’ex presidente della Camera dei rappresentanti e candidato presidenziale repubblicano del 2012, tra i più accaniti sostenitori di Trump, è stata ricevuta da papa Francesco in Vaticano per la visita di congedo.  Anche il nome del nuovo ambasciatore, che sarà reso noto a breve, dirà qualcosa sul nuovo corso che inizia tra oltretevere e oltreoceano.
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