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MONDO

L'antica passione cinese per il gioco d'azzardo

La passione dei cinesi per il gioco d'azzardo è proverbiale. Ma dal 1949 il partito comunista lo ha proibito in ogni sua forma. Se non si può più giocare per soldi, lo si può comunque fare per divertimento e in qualsiasi città cinese potete vedere giovani e meno giovani giocare per strada o nei parchi a carte e majong. 

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di Marco Madinelli La bolla cinese potrebbe essere spiegata anche con il gioco d'azzardo. Certo giocare in borsa, a molti può sembrare come andare al casinò ma nel caso della Cina le coincidenze sono interessanti: la bolla è iniziata lo scorso anno, poco dopo le restrizioni sui visti di Macao ai cinesi provenienti  dalla Repubblica Popolare e, pur essendo scoppiata a metà giugno, le vendite si sono intensificate all'inizio di luglio, proprio quando le autorità hanno attenuato le restrizioni ai compatrioti del continente.

La passione dei cinesi per il gioco d'azzardo è proverbiale. Ma dal 1949, con la vittoria di Mao, il partito comunista lo ha proibito in ogni sua forma. Restano solo due lotterie nazionali.

Se non si può più giocare per soldi, lo si può comunque fare per divertimento e in qualsiasi città cinese grande o piccola, potete vedere giovani e meno giovani giocare per strada o nei parchi a carte e majong. In primavera ci sono persino i combattimenti dei grilli. Ma al massimo si puntano fiammiferi o ceci.

Dopo il ritorno di Macao alla Cina, nel 1999, però il partito si è lasciato andare e ha permesso all'ex colonia portoghese, non solo di mantenere i suoi casinò, ma di espanderli tanto da far impallidire persino Las Vegas.

Fino all'anno scorso, quando la campagna anti-corruzione del presidente Xi Jinping ha messo in luce che anche molti funzionari del partito si erano lasciati andare, soprattutto quelli corrotti, e con i proventi delle bustarelle avevano fatto la fortuna dei casinò dell'ex colonia portoghese.

Così Pechino ha deciso che dalla madrepatria si poteva entrare a Macao solo una volta ogni due mesi per un massimo di 5 giorni. Inoltre i cinesi in visita potevano portare con sé solo 3 mila euro e ritirare al bancomat al massimo millecinquecento euro. Per i casinò è stato il tracollo. Lo scorso anno, per la prima volta dal 2002, l'industria del gioco ha registrato una regressione del 2,5%.

Nel frattempo gli indici alle borse di Shanghai e Shenzhen prendevano a crescere.
A febbraio di quest'anno, durante il capodanno cinese, mentre la borsa continuava la sua corsa al rialzo, le entrate di Macao sono crollate del 50% rispetto all'anno precedente. Così le società dei casinò e le autorità dell'ex colonia hanno intensificato le pressioni su Pechino per evitare il collasso.

Intanto, il 12 giugno la borsa di Shanghai ha registrato il record e l'ultimo rialzo, poi solo vendite.

All'inizio di luglio per Macao è la svolta: i cinesi possono entrare due volte al mese per sette giorni, di fatto gli scommettitori incalliti potranno passare la metà del loro tempo nei casinò tanto amati. Alla borsa invece si intensificano le vendite e chissà quanti di quelli che sono usciti dal mercato lo hanno fatto per andare a Macao.
Naturalmente sono solo coincidenze, tutto il resto è speculazione...
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