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MONDO

In Prima Persona

La corsa contro il Covid di Expo Dubai

A cinque mesi dal taglio del nastro è ancora difficile dire se la diffusione della pandemia, in autunno, permetterà a questo evento globale di decollare

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di Alessandro Marchetti Non far fallire la prima Expo di un Paese arabo causa pandemia da Coronavirus. Che sia questa la missione del governo degli Emirati, a Dubai si coglie da tanti dettagli. E da qualche numero. Per le strade della capitale dell’emirato, votato al turismo e alla finanza, si vedono più ospedali e centri diagnostici che turisti. I tamponi sono somministrati ai drive-in senza prenotazione. Non solo. E’ il tasso di popolazione vaccinata a piazzare gli Emirati arabi uniti ai primi posti al mondo: sabato 1 maggio erano terzi dopo Seychelles e Israele, secondo il New York Times. Nei sette emirati si contano almeno 205 centri vaccinali, dove si distribuiscono 4 sieri in commercio: Pfizer, Sinopharm, Sputnik e Astrazeneca. Quello che più ha fatto discutere è stato l’uso del vaccino cinese Sinopharm: il governo emiratino lo ha adottato quando era ancora in fase 3 di sperimentazione. A riceverlo sono stati primi fra tutti il personale sanitario e governativo.
























L’aspettativa del Paese per Expo è altissima. A maggio 2020 il governo aveva concordato con l’autorità internazionale delle esposizioni un rinvio inevitabile: l’Expo 2020 sarebbe slittata al 1° ottobre dell’anno successivo, per terminare a marzo 2022. All’epoca il dilagare del contagio nel mondo, e il conseguente blocco delle frontiere, non lasciava altra scelta. E a cinque mesi dal taglio del nastro è ancora difficile dire se la diffusione della pandemia, in autunno, permetterà a questo evento globale di decollare. Lo stesso dilemma che attanaglia il governo giapponese per le olimpiadi di Tokyo. L’obiettivo, fissato dagli Emirati, è raggiungere i 25 milioni di visitatori.



 




























“Expo Dubai sarà la porta di accesso del mondo a una vita tornata alla normalità”, ha dichiarato il 7 aprile il 39enne principe Hamdan bin Mohammed al-Maktoum, futuro emiro di Dubai. E la strategia per non far fallire l’evento passa anche per una precisa politica di accoglienza “vaccinale”. Mirata ai governi dei Paesi partecipanti. “Dubai offrirà i vaccini COVID-19 a rappresentanti ufficiali dei Paesi aderenti a Expo” ha assicurato il principe. La mossa arriva dopo la discussa scelta della famiglia reale emiratina, che mesi fa ha deciso di offrire vaccini Pfizer su invito a persone con relazioni d’alto livello. Secondo il Financial times, diverse personalità del mondo degli affari e della politica sono state invitate negli Emirati per accedere prima al vaccino anti-Covid: il finanziare inglese Ben Goldsmith ma anche il numero uno del più grande fondo pensione canadese, costretto a dimettersi dopo la somministrazione. Critiche in patria sono arrivate anche a due sorelle di re Felipe di Spagna, anch’esse vaccinate sul Golfo.    


 
      
   









L’area dell’Expo è ancora oggi un grande cantiere. Entrando negli oltre 4,3 chilometri quadrati si distinguono pochi padiglioni pronti all’esterno: tra questi Kazakshtan, Israele e Spagna. L’Italia ha da poco terminato il tetto e la facciata. Circolare tra i cantieri è operazione non facile anche per la stampa straniera, che è costantemente sorvegliata dalla sicurezza emiratina. Gli operai lavorano giorno e notte avvolti dal vento del deserto. In cinque mesi dovranno nascere padiglioni ma anche parchi e centri di accoglienza. Verrà anche costruita un’apposita stazione della metro. L’evento sarà all’insegna della sostenibilità: circa il 90 per cento dei materiali usati, ha assicurato il governo, verranno riutilizzati per edifici permanenti. 



Ma Expo Dubai non è solo una questione di credibilità internazionale. Per le monarchie del Golfo c’è anche un’economia da risollevare dalla più grave recessione della loro storia. Per Standard&Poor’s il Pil nel 2020 è crollato del 10,6%, complice anche il basso prezzo del petrolio. Da sempre l’economia degli Emirati è dipendente dalle vendite di greggio. Tuttavia, dei sette emirati Dubai è quello meno legato ai proventi del settore petrolifero e più di tutti da turismo e consumi. Ecco allora che il taglio del nastro del 1° ottobre diventa ancora più strategico. La banca centrale emiratina vede l’economia in crescita, nel 2022, del 3,5 per cento anche grazie a Expo. Per molti osservatori è una stima ottimistica. Equilibrato è il giudizio di Scott Livermore, capo economista del centro studi Oxford Economics. "Anche se l'evento avrà un parziale successo, ha il potenziale per rilanciare l'economia e riportarla ai livelli pre-pandemici”. Di sicuro il successo dipenderà da quanto il Coronavirus ci permetterà, da ottobre, di fare viaggi internazionali.
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