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ITALIA

Venezia

La maestra scrive "Squola" con la q: licenziata

L'aveva messa alla porta, dopo la scoperta dei suoi ripetuti strafalcioni, il Ministero dell'Istruzione. Ora l'ha confermato il giudice del lavoro di Venezia, che ha respinto i ricorsi della donna

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L'ortografia non perdona: 'squola' con la q non si può, resta sempre un errore da matita rossa. Se lo commette un alunno. Se lo fa una maestra  fatale, può costare il licenziamento. E' quanto accaduto ad un'insegnante di un istituto elementare della provincia di Venezia, Santa Maria di Sala, licenziata per "incapacità didattica".

L'aveva messa alla porta, dopo la scoperta dei suoi ripetuti strafalcioni, il Ministero dell'Istruzione. Ora l'ha confermato il giudice del lavoro di Venezia, che ha respinto i ricorsi della donna. I giudici hanno ritenuto inammissibile sia la sua richiesta di essere destinata ad altre mansioni, sia quella di cambiare istituto. L'insegnamento non fa per lei,  in sostanza ciò che i magistrati hanno stabilito, confermando l'orientamento della preside e degli organi ministeriali.

Il fattore Q: anche "sciaquone"
La maestra insegnava (a suo modo) italiano in due classi prime di una scuola nella frazione di Veternigo. Ma con quelle competenze avrebbe avuto difficoltà a superare indenne un esame di terza media. Non c'era solo l'emblematico 'squola' tra le pecche, anche 'sciaquone' veniva scritto senza 'cqu', e allo stesso modo sparivano le doppie nelle parole dove servivano, e comparivano a casaccio nei termini che doppie non hanno.

Il caso  venuto a galla tre anni fa, quando i genitori dei bambini si sono accorti che gli errori ortografici sui quaderni erano generalizzati e ripetuti. Così hanno capito che il problema era la maestra. "Fa troppi errori - avevano scritto alla preside - i nostri figli imparano male, copiando gli errori dalla lavagna". C'era stata anche una protesta, lo sciopero della frequenza: le famiglie avevano tenuto a casa i figli per una settimana, fino a quando la dirigente scolastica aveva segnalato il problema all'ufficio territoriale, ed erano partite le ispezioni.

In questa fase, la direzione scolastica era stata anche coinvolta in un braccio di ferro con le famiglie, per l'ipotesi che si configurasse l'inosservanza dell'obbligo dei genitori ad impartire l'istruzione ai figli. Furono chiamati a scuola i carabinieri, intervenne pure il sindaco. Poi tutto ci placò, perché da li' a poco la maestra ricevette la dispensa dall'insegnamento, per "asserita incapacità". Il tribunale ora ha confermato: bocciata.
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